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Qual è il tuo perché?
Perché. Perché lo fai?

La causa giustifica il fine? Il fine giustifica la causa?

No.

Fine e causa sono la stessa cosa.

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Nella lingua russa, l’avverbio interrogativo “perché?” si dice in due modi diversi: “pacemù” (quale è la causa?) e “sacèm” (quale è il fine?)
Forse ci sono altre lingue al mondo che esprimono questa finezza, che differenziano i due significati. Ma è una finezza puramente mentale. A livello spirituale, a livello profondo, a livello della realtà dei fatti, non esiste differenza.

Ogni azione nasce e cresce verso una direzione.

Non sono mosso da una causa esterna.
Non sono schiavo. Vivere non è ubbidire, né reagire. Il motore è in me. Il mio cuore, dentro di me, pompa il mio sangue. Se non lo fa, si ferma.
Non sono mosso. Mi muovo. Ho un fine, un obiettivo, un intento, una meta, una visione… e mi dirigo verso di lei, quella per il momento è la mia fine, il mio fine, il mio scopo, la mia finalità.
È quella la causa per cui mi muovo, il mio centro, il mio allineamento, il mio nutrimento, il mio motore.
La amo, mi piace, l’ho scelta.

Life Coaching Silvia Pedri
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È un valore, un ideale, una “buona causa” 😉 che coinvolga tante persone, un piccolo da proteggere, un pari da amare e con il quale amare il mondo riempiendolo di belle opere….

Il mio fine sono io. Mi corrisponde. È il mio cuore che è attratto da lui e che mi muove verso di lui. È il mio cuore la mia identità, la mia consapevolezza.

Il mio fine non sono io.

È altro da me, è OLTRE me. È oltre gli interessi, le paure, le necessità, le voglie del mio piccolo io.
Se mi muovo meccanicamente sospinto da cause esterne non sono io, non sono un IO, sono un corpo morto, un oggetto inanimato, non faccio le esperienze giuste per l’evoluzione della mia Anima, non sono in sintonia col mio cuore e non ne sonderò mai i segreti.

Se mi muovo meccanicamente per soddisfare i miei bisogni e i miei piaceri, se i miei bisogni e il mio piacere sono i miei fini, non sono nessuno e non farò mai niente. Semplicemente non ho forza a sufficienza, non ho abbastanza energia.

La vita va nutrita, va iniettata di forza. E per iniettarla di forza va consacrata, va dedicata.

È solo la dedizione a qualcosa di più grande di noi stessi che crea il fuoco che illumina, che rivela, che crea. Il fuoco, che la medicina cinese associa al cuore, sobbolle le nostre acque interiori, riscalda, accende e trasforma le nostre emozioni. La parola emozione deriva dal verbo latino “emovère” portare fuori. L’emozione ci rivela chi siamo e ci attiva. Ma è stato il Fuoco prima ad attivare lei.

La dedizione è amore, quell’amore che riesce a smuovere le montagne e che riesce farci alzare dal letto e sperimentare cose incredibili, che riesce a farci essere (incredibili, così come siamo), è il fuoco del cuore, è l’essenza del coraggio (“cor-aggio”, la capacità, l’ampiezza del cuore).

Avere un “perché” è ciò che dà Vita alla vita, è l’unica cosa che garantisce il massimo di intensità, di piacere, di apprendimento, e di successo.

Tutto il resto è relativo. Di fatto, tutto il resto è inutile. 

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Crescita interiore ed esteriore: quando, come e perché


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Author

Silvia Pedri esplora la vita liberamente e ne comunica la potenza in modi artistici. Frequenta temi spirituali con esperienza e padronanza. Gestisce un blog di crescita personale, offre consulti, scrive, dipinge, fotografa, autoproduce ebook di romanzi, saggi e poesie, crea mp3 di musica e di meditazioni e crea video in cui recita e canta. Se vuoi sapere di più sulle sue competenze, clicca sull'icona di LinkedIn.

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