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novembre 2017

Lamentarsi è vanità

Lamentarsi è vanità 716 349 Silvia Pedri

Prima di leggere l’articolo, guarda il video introduttivo:

 

Sii fiero della tua grandezza!

Sperimenta un atteggiamento umile una volta tanto!
Vàntati!
Lamentarti è vanità.

Se non stai facendo del tuo meglio non hai diritto di lamentarti.
Se stai facendo del tuo meglio non hai motivo, non hai tempo e voglia di lamentarti.  Sei impegnato: stai lavorando per te. Stai facendo cosa sacra, buona e giusta.


San Francesco diceva che “lamentarsi è vanità”.
Lo capisco. Chi ti credi di essere per avere il diritto di lamentarti?
Un bambino piccolo che ottiene le cose solo mettendosi a piangere?
Un adulto a cui tutto è dovuto?
Neanche ai bambini tutto è dovuto. Neanche a loro che sono i più piccoli e inermi e possono e devono ricevere tutto da tutti e tutto il buono possibile. Anche loro nascono con il loro karma, anche loro presto se ne accorgeranno e inizieranno a fare tesoro di ogni esperienza.
Un bambino, un adulto, riceve e dà. Se nessuno gli dà, riceve da Madre Terra, da Padre Cielo, dai fratelli, dagli amici, dai conoscenti, impara a fidarsi, impara a chiedere e a prendere, e soprattutto impara a fare. Il creatore della sua vita è lui.

Le persone a volte si lamentano delle proprie difficoltà o delle proprie disgrazie come se si vantassero. Hanno qualcosa di speciale da raccontare. Sono speciali.  Le loro storie meritano attenzione.
Ecco che il loro bambino interiore può essere ascoltato, può essere coccolato. Che tenerezza.
Che egocentrismo.
Che deprimente lassismo e passività.

Lamentarsi è vanità. Assumersi la responsabilità, e agire di conseguenza, è saggezza.

Essere dignitosamente a contatto col proprio disagio esistenziale, con le proprie mancanze, col proprio dolore, è grandezza. Accettarlo come parte del gioco, dei bizzarri piani della propria esistenza, del magico tempismo divino, è grandezza. Vivere al meglio ogni momento, è grandezza. Avere fiducia nella propria maturazione è grandezza. Avere certezza che la propria maturazione dipende dalle scelte quotidiane, dal coraggio di mettersi in gioco, di mettersi a nudo ai propri stessi occhi, di fare il possibile e molto di più, ogni giorno, per trasformarsi, liberarsi dai condizionamenti interni ed esterni, essere più libero, fluido, leggero, semplice e audace, questa è grandezza.

Non hai bisogno di vantarti della tua impotenza, della tua meschinità.
Non hai bisogno di avere paura della tua grandezza. Non riceverai più consensi diminuendoti.
La tua piccolezza non serve a nessuno. E piace solo a persone molto piccole e mediocri, le peggiori compagnie in cui ci si può imbattere.

 

 

Crogiolarti nella tua piccolezza fa male a te, ti avvelena, ti anestetizza, ti spegne, ti convince che sei solo un bambino. Invece sei grande. Puoi muoverti, sperimentare, sentirti al sicuro, e a poco a poco rischiare di più. Essere tanto, essere tanti, essere tutto quello che vuoi.
Puoi, devi, essere generoso con te stesso, darti alla vita con generosità e prendere con gratitudine.   

Non hai bisogno di fingere. Non hai bisogno di amplificare la tua grandezza. Non hai bisogno di illuderti né di illudere.
Solo gli sciocchi si illudono, le persone che preferiscono perdere tempo piuttosto che viverlo il tempo, le peggiori compagnie in cui ci si può imbattere.

Sei grande perché sei vero. Non hai bisogno di vantarti.
Sei quello che sei, quanto e come in questo momento puoi essere. Non puoi prevedere come sarai.
Ma puoi essere fiero, da ora, di vivere onestamente, aderente a te stesso e ai tuoi valori, di essere piccolo solo rispetto alla grande crescita che stai attraversando.

 

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Finalmente mi sono buttata nel fuoco per te (… e per me)

Finalmente mi sono buttata nel fuoco per te (… e per me) 527 234 Silvia Pedri

Prima di leggere l’articolo, guarda il mio video introduttivo:

 

 

Che cosa ho imparato
dal camminare sui carboni ardenti.

 

750 gradi centigradi di braci sono una cosa seria. Sono una cosa vera e reale. Tangibile.
Li ho toccati con le piante dei miei piedi. E le piante dei mie piedi sono rimaste perfettamente incolumi. Non un graffio, non una vescica, tantomeno una bruciatura. 

Io non so se ho avuto esperienze traumatiche col Fuoco in questa vita o in altre vite. Ma so che, grazie a un bagaglio di traumi sufficientemente nutrito, sono una persona che ha paura di tutto. Il Fuoco è incluso.
Diciamo anche che buttarmi nel fuoco, col corpo fisico, e attraversarlo incolume, non lo avevo mai fatto in nessuna delle mie esistenze.

Avevo la certezza assoluta che si potesse fare. C’è gente che lo fa, e tanta gente. Lo posso fare anch’io.
Ma trovarsi di fronte all’Impresa da compiere è qualcosa di scioccante, sempre e per tutti. Moltissimo per me, che per la mia ipersensibilità e il mio rapporto ravvicinato con la morte, ho dovuto davvero prendere in mano la mia vita e decidere che cosa farne.

Si dice: Prendi il tuo cuore e gettalo al di là della staccionata. Il resto seguirà.
È esattamente così. Ricordando che attaccato al cuore c’è tutta la tua vita, qui e ora, misera e splendente, tutta da perdere e da rifare ma anche da salvaguardare… Non puoi permetterti di morire ORA. Non puoi perché sai benissimo che porteresti via con te una vita incompiuta, ancora irrealizzata. Non a caso sei qui ora, a questo seminario, per trovare la forza o le capacità per realizzarla!

Ma io mica lo sapevo. Io mica ci volevo venire! Io, il mio piccolo “io”, la personalità e tutto ciò che è incarnato oggi, non conta niente. È lui che si fa il mazzo. Ma non è lui che guida. Lui frena semmai.
Se è abbastanza coraggioso e umile, non è lui che guida. Non è lui che sa. L’Anima sa e guida.
Nel profondo di me, SAPEVO che era un buon seminario organizzato molto bene e mi avrebbe fatto solo bene…
In superficie ero pigra e distratta, poco interessata. Mi proteggevo. Ma in ogni caso porcedevo. Una serie di circostanze favorevoli mi spianarono la strada in un invito così gentile e pressante da n on potere essere deluso… E la mia Anima era al suo posto. Io meno, ovviamente. Ero al sicuro, lo sapevo. Eppure le mie gambe non erano pronte a quel passo… era un passo più lungo di loro!

Una volta dissi: Ho fatto il passo più lungo della gamba. E sono diventata più alta.
È esattamente così. È così che succede. Sempre, per me e per tutti.

C’è un momento che procedere per piccoli passi non basta più, non ha più senso. Non sei ancora grande ma non sei più tanto piccolo…
Come fare a capire quando è arrivato quel momento? E chi ha parlato di capire? Io non mi sento in dovere di capire tutto. Non voglio pormi limiti e ostacoli. Ciò che è e sa la mia Anima, il mio istinto più profondo, io non lo posso controllare, com-prendere, contestare, afferrare, carpire. La mente spesso si limita ad osservare situazioni e dinamiche più grandi di lei. Si lascia portare, si deve lasciare portare.

Fare il passo più lungo della gamba ti rende evidente quanto sei più alto di ciò che hai sempre pensato. Quante risorse puoi tirare fuori e manifestare! Se solo ne avessi il coraggio…
Certo finché il coraggio resta corto anche le tue capacità di fare ed essere restano corte, prive della linfa vitale per nutrirsi e fiorire. Non devono cambiare. Sono quello che sono. Tu sei quello che sei, aspirazioni, talenti, e sei perfetto così. Solo, non lo sai ancora, ma puoi andare molto più lontano, molto oltre i luoghi che hai sempre frequentato. 

Il coraggio, come diceva Manzoni, uno non se lo puoi dare.
Salvo casi eccezionali. Salvo casi di vita e di morte.

 

Per chi saresti disposto a morire? Per chi o che cosa, ora, vuoi vivere?
Quale è la meta che ti motiva a passare attraverso il fuoco?

Lo attraverserai a piedi scalzi e nudi, così come sei, povero e ricco esattamente così come sei, misero e splendente, con tutte le tue meschinità da bruciare e la tua purezza da preservare, senza trucchi, solo te e te stesso, solo te e la tua Anima, lei immortale tu che metti in gioco la buccia, solo te e il Dio Fuoco, che forse ti divora forse no.
Se non vali niente gli Dei, quelli veri, ti divorano infatti. È sempre stato così, ogni eroe ha dovuto superare le sue prove, dai tempi dei Sumeri ai tempi di Star Wars, per dimostrare a se stesso che ha qualcosa per cui vivere, che si merita di investire su di sé, merita perfino l’alleanza degli Dei.  Merita perché è pronto a sacrificare tutto per mettersi nelle mani della Giustizia Divina.

Prendi il tuo cuore e gettalo al di là del Fuoco. Il resto seguirà.
Ascolta il tuo cuore. Lui sa per quale ragione batte e ti mantiene vivo. Se lo seguirai tutto andrà bene. Il miracolo della Vita si compirà.

 

Il Fuoco è semplice, diretto, evidente.
Se sei come lui puoi essergli amico. Se gli sei amico, lo rispetterai, lo amerai. E lui rispetterà e amerà te.

Il Fuoco è l’elemento del cuore. Il cuore non ha mai dubbi: è semplice, diretto, evidente.
È quello che è. Risplende del suo calore, del suo sentimento. Può essere una luce tenue e timida, sopravvissuta a stento alle tempeste del destino. Può all’opposto divampare disordinata e incendiaria. Secondo la medicina cinese, il legno è l’elemento dell’energia di tipo fegato: lì risiede il potenziale di azione ma anche di rabbia o di impulsività. A un eccesso di legno si devono anche disordini al cuore, disordini alla dirittura emotiva e morale.
Non vogliamo distruzione, vogliamo Bellezza.

Il Fuoco insegna a essere chiari nelle proprie visioni del presente del passato e del futuro.
Insegna a essere onesti con se stessi. Non è che ti suggerisce di esserlo. Te lo impone. È la prima soglia.
Osservati, percepisciti, valutati. Nessuno ti giudica. Tutti ti sostengono, mentre tu, senza maschere e difese, prendi coscienza della tua esistenza. Ti scotti, brucia, fa male, fa orrore e dolore.
E invece è solo il primo passo.

Il Fuoco è verità e essenzialità. Mette tutto in chiaro, riduce tutto all’osso.
Non devi andare da nessuna parte, non devi cambiare, almeno non ora. Ora devi essere. Presente, attento, diretto e determinato come il Fuoco per sua natura è.

Non c’è tempo da perdere. Non c’è alcuna ragione per andare di fretta. Il Fuoco (se non eccitato dal vento) non è veloce, il fuoco è. È definitivo, inesorabile. Massima intensità, massima profondità. Ora. Il tempo è denso. Il sentire è intenso, senza mente, senza pelle.  Non c’è piacere nelle distrazioni. C’è piacere solo nel qui e ora. C’è senso solo nel qui e ora. Nel qui e ora bellissimo e bruttissimo, tutto da prendere, vivere e godere.

Nel rispetto di sé, degli altri e della Vita. Rispetto che richiede se non devozione almeno disciplina. Il Fuoco si espande e allo stesso tempo va verso l’Alto, congiunge la Terra col Cielo, è l’elemento tra tutti più rigoroso e idealistico.
Hai scelto di incontrare il Fuoco. Queste sono le sue condizioni. Non trattabili. È una via di purezza. Il cuore è compassionevole ma anche intransigente. La Via è una. E va rispettata.

Il seminario al quale ho partecipato vicino a Torino ad ottobre (> pirobazia.eu) era strutturato in modo da portare tutti al successo, cioè al Miracolo.
Ma ognuno è responsabile del proprio comportamento e della propria riuscita. Ognuno è libero di comportarsi come vuole, purché non disturbi il gruppo. Ognuno si porterà a casa i frutti del suo comportamento. Belli o brutti.

Sei quello che sei, le tue fobie e le tue arroganze, ma, se vuoi, sei anche in grado di trasformarti.

 

Se sarai come il Fuoco, potrai essergli amico. Se gli sei amico, lo rispetterai, lo amerai. E lui rispetterà e amerà te. Ti grazierà.
Per te, i suoi carboni non saranno ardenti. O meglio… La temperatura è quella che è, 750 gradi centigradi circa. Ma il suo calore non ti farà male, non ti ucciderà né ti darà dolore. La sacralità del Rito ti ha protetto.

La pirobazia (termine tratto dal greco antico traducibile con caminata sul fuoco, fire walking) non è un rito religioso, travalica ogni credo religioso. È un rito spirituale, praticato fin dall’antichità, in molte culture della terra. È un rito sciamnico e va affrontato come tale.

Tu hai dato tutto. Anche il Fuoco ti dà tutto.

Il Fuoco si espande a partire dal suo centro, brilla della massima chiarezza e intensità, va verso l’Alto congiungendo Terra e Cielo. Se sei stato graziato da Lui, sei in sintonia con lui. Sei come lui. Sei la testimonianza vivente che siete amici, affini, complici. Il Fuoco ti mette a disposizione il suo calore per espanderti, coerentemente con la tua Essenza, e coniugare Concretezza e Idealismo, realtà e possibilità. La tua pelle, a contatto coi carboni ardenti, assorbe. Assimila il Potere del Fuoco. Il tuo cuore è più caldo e più vasto: intraprendente, irrefrenabile. La tua mente è rigorosa e responsabile.

Hai più fede nel Cielo e hai più fiducia nella Terra. Sei più ispirato, sicuro e rapido nel connetterti al tuo Destino e sei più libero e fiducioso nell’esprimerti.

Sei la testimonianza vivente che tutto è possibile. Da domani puoi rendere reali i tuoi Sogni. Tutti.

Il tuo cor-aggio, l’ampiezza del tuo cuore, delle tue aspirazioni e del tuo impegno, ha dimostrato di essere grande, più grande di quanto non sia mai stato prima d’ora. La tua motivazione per vivere è grande. L’hai lanciata oltre il Fuoco e per raggiungerla sei stato disposto ad attraversare il Fuoco.

La legna delle tue miserie, delle tue sporcizie energetiche, delle tue ombre, delle tue paure, sfiduce, rancori, dolori di ogni tipo, ha alimentato la tua Luce.
Hai sacrificato le tue pesantezze e hai esaltato il tuo Spirito. Hai preso lucidità e Forza.

E ora, concretamente, sai come si fa.
Sai come si fa, in ogni situazione della vita.

Con tutto quello che ti è costato, che non è poco, hai accolto e assimilato i Doni del Fuoco, il suo Carattere, le sue Stategie.

 

[Per informazioni: pirobazia.eu]

 

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Le 3 cose che rendono insopportabili le persone che hanno molto sofferto

Le 3 cose che rendono insopportabili le persone che hanno molto sofferto 554 245 Silvia Pedri

Prima di iniziare la lettura, guarda il video introduttivo:

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Se hai molto sofferto e ora vuoi essere felice, queste sono le tre trappole sulle quali devi vigilare.

Vuoi essere felice, vero?
Perché non sei obbligata.

A volte è così duro liberarsi dalle corazze, dalle prigioni, dai dolori che ci opprimono e appesantiscono e ci impediscono di respirare normalmente la gioia che esiste… che è difficile scorgere una via d’uscita. Ci vuole davvero un supremo atto di coraggio, una volitiva scelta di fede.

Io ho sempre avuto e sempre ho la certezza che si possa stare meglio e che sia sacro il cammino che ci porta, passo dopo passo, a essere più padroni di noi stessi e dell’infinito potenziale che risiede in noi.
È difficile coltivarsi, ma è un atto sacro, doveroso, per la nostra Anima ferita che esige riscatto, per la nostra Anima evoluta e ambiziosa che ha scelto di attraversare prove difficili per imparare il più possibile.
Il tempo e la fatica sono investimenti che ci verranno restituiti con ampi interessi.

Niente viene perduto sulla strada della Crescita Personale.
Questo, ben inteso, se la fatica è ben mirata. Se la nostra attenzione è vigile. Se la motivazione ci permette di vedere oltre e di non restare succubi delle trappole dell’ego.

Per esperienza diretta e indiretta, sul mio cammino, ne ho incontrate tre:

 

  1. LA SUPERBIA

Chi ha molto sofferto lo sa. Sa che cosa ha passato. Sa che è una persona speciale.
È in grado di guardarsi attorno. Capisce che quando racconta le sue esperienze gli altri fanno fatica a seguirlo o a capirlo, o addirittura si spaventano.
Chi, per sopravvivere, è stato costretto a confrontarsi con i propri dolori, complicati, abissali, e ne ha sta sviscerando i meccanismi, è in grado di capire quasi tutti i dolori del mondo. E raramente ne trova di importanti quanto i suoi.


È un sopravvissuto, è un eroe. Ha “visto cose che voi umani”… non potete neanche immaginare. Lui le ha viste e sperimentate. Dei suoi buchi neri, dalle sue malformazioni e mutilazioni, creerà centrali nucleari. Ma ha pur sempre buchi neri come raramente se ne vedono. Sì, diciamolo, è uno sfigato. Sì, diciamolo, è un privilegiato. È sopravvissuto, morto e rinato, è il miracolo di se stesso, ha più forza di chiunque altro, e, se vuole, la può impiegare, dove vuole.

Ho visto persone che hanno molto sofferto nascondere dietro la loro gentilezza e disponibilità arroganza e presunzione. Le ho viste muoversi nel mondo con l’aria di sufficienza di chi sa, le ho viste dispensare consigli a destra e a manca, piuttosto anche a caso, solo per il gusto di narcotizzarsi con la propria voce e non affrontare realmente la propria realtà. Le ho viste reagire ai complimenti per i loro successi inclinando il capo con maestà dicendo sì, grazie, lo so… :))
Le ho viste mascherare la fottuta paura di vivere, comune ad ogni essere umano, con la superiorità di chi gentilmente declina il gioco…

Che cosa è successo? Non è proprio la sofferenza a fare crescere, ad allargare il cuore!? Un destino speciale dovrebbe essere l’ideale, la garanzia…  Ma ogni cosa acquisisce senso solo per come la si vive.
Se il dolore unisce, è utile, allarga il cuore e lo infiamma di ideali, di amore, di servizio, o anche di semplice apertura all’amicizia e alla bellezza della condivisione con ogni essere del creato.
Se il dolore divide, rende chiusi, rancorosi, superbi. Essere unici e speciali non è sempre un vantaggio. Ci si sente soli. Ci si sente contro tutti. Ci si sente in diritto di isolarsi. 

E allora no: si è persa l’occasione: non si capisce nulla degli altri né li si ama, né li si rispetta, si dà solo fastidio, e non si cresce di tanto così. Si è solo bravi a lottare, per sopravvivere, per vincere. Ma per l’evoluzione della propria Anima, per la sua sete di bellezza, gioia e amore, questo non basta!

Bisogna essere più grandi del proprio dolore. Bisogna lasciare andare questo folle attaccamento.

Tanto, non si è il più grande eroe dell’Universo, ci sono tantissime persone che hanno sofferto meno e altrettante che hanno sofferto di più!
Tanto, ognuno ha il suo destino. Non esistono destini standard a cui fare riferimento. Ognuno ha i suoi tempi e le sue sfide, ognuno è penalizzato e graziato in qualcosa, ognuno ha i suoi compiti evolutivi, scelti in base alle proprie necessità e aspirazioni, scelti in base alla storia e alle caratteristiche della propria Anima.
Tanto, difficilmente puoi sapere quanto veramente gli altri intorno a te stanno soffrendo. Presunzione è presumere qualcosa, non saperlo. Presumi davvero di essere il migliore, sei così stupido? 

L’Anima può evolvere solo se è libera e leggera. La tua ha ancora tante zavorre. Sta attraversando momenti impegnativi e importanti. Sta attraversando le situazioni giuste, al momento giusto per fare le cose giuste per te, costi quel che costi. Va bene così. Presto sarà più libera.
Non lasciarti sopraffare, ora, dalla consapevolezza delle tue fatiche esistenziali.

 

        2. VITTIMISMO

Non alimentare le sabbie mobili delle tue ombre.
Non gravarti, non ossessionarti, non intossicarti.


Tu non sei il tuo passato. Non sei neanche le cicatrici che il tuo passato ti ha lasciato.
Sei un’Anima coraggiosa e instancabile, che è arrivata fin qui e sta andando oltre. Ogni giorno coglie occasioni per imparare e trasformarsi.
Me lo auguro per te, che tu sia così. Me lo auguro per me e per tutti. Abbiamo bisogno di te, ora, al tuo meglio. Abbiamo bisogno dello straordinario potenziale che tu hai, persona speciale che indubbiamente sei. 

Sii fiera del tuo passato e predisponiti al futuro con apertura se non speranza, mentre affronti con fiducia il tuo Presente

 

        3. RANCORE

Molla l’osso. Le vittime hanno sempre ragione. Sono intoccabili. Sono addirittura tabù sociali. E tu vuoi fare valere la necessità infantile, che purtroppo mai fu soddisfatta, di fare valere le tue ragioni: farti ascoltare, farti capire.
Ma la ragione, così come la punizione, sono fantasie delle mente: non esistono. La vita procede esclusivamente, semplicemente, per esperienze.
Nessuno è vittima. Nessuno è carnefice. Tu non hai ragione e non c’è alcun motivo per cui devi averne e non c’è alcun vantaggio nel tuo averne.

Molla l’osso. Esci da lì. Alzati e cammina!


Chi ti ha fatto del male non si sentirà più in colpa nel vederti soffrire.
Tu non ti sentirai più libera nell’essere costretta a stare sempre male nel tentativo di farlo sentire in colpa. Molla l’osso. Sono fatti suoi. L’unico fatto tuo è essere felice, ora e sempre di più.

Il tuo dolore morale e il tuo disfacimento fisico non dimostrerà a chi ami quanto lo ami, non lo farà tornare. Chi tornerebbe da un rudere che sacrifica se stesso e gli altri pur di manipolare le persone!??
Vi rincontrerete nella gioia o non vi rincontrerete più, in questa vita, perché tu, in questa vita, vai verso la gioia.

“Vittimismo” e “Rancore” sono parti della tua “Superbia”. Ti senti unica. Nessuno può permetterseli tanto quanto te. Nessuno li sente tanto quanto te e li può utilizzare tanto quanto te.
Nessuno ne è schiavo tanto quanto te. Si tratta solo di capricci infantili. Ma quanto ti tengono imprigionata!

Soffrire non ti dà alcun potere, né su di te né sugli altri.
Ti annulla, ti appanna, ti sfinisce.

Vuoi rinunciare a tutto il percorso fatto finora?
Vuoi davvero rinunciare a te stessa?
Vuoi sul serio buttare via tutte i tuoi sforzi e le tue straordinarie risorse?

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