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Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono il dolore delle spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali: il freddo e il dolore. Tutto questo durò finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.”
(Arthur Schopenhauer)

Non ti stupirà sapere che Schopenhauer non era un tipo allegrissimo. È uno dei più importanti filosofi del XX secolo, ma la sua filosofia verte intorno al concetto che la Vita è un pendolo che oscilla tra Noia e Dolore. Suvvìa, ragazzo, si può fare meglio. Cerchiamo di cavare fuori dalle nostre riflessioni ed esperienze qualcosa di più costruttivo!

Certamente, devo riconoscere, questa storiella dei porcospini ci mette di fronte a qualcosa di reale e spinoso per tutti gli esseri umani.
Esiste una distanza giusta? Come capirla? Come comunicarla? Come farla accettare?
Quando è che l’elastico della libertà, a forza di essere tirato, fa vibrare il panico dell’abbandono?
Cosa chiedere al partner e cosa pretendere da una relazione affinché si sia uniti ma non l’uno in possesso dell’altro?

Controllo e possesso non credo piacciano a nessuno né portino salute a nessuna coppia. Non credo siano viatici per il Futuro, per l’amore, per la crescita personale a cui tutti noi aspiriamo.
Forse una risposta sui patti che si potrebbero e dovrebbero stilare nel formalizzare una relazione ce l’ho. O forse no. Valuterai tu. Ma il mio pensiero è questo: non si possono stilare patti, non si può formalizzare una relazione, non si può chiedere nulla al partner né pretendere nulla dalla relazione.

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Non c’è possesso e non c’è controllo. Sto con te perché mi piaci. Sto con te perché sei il migliore. Se fossi un ripiego mi staresti antipatico e mi opprimeresti e non ci starei. Prendo atto della situazione. Rendo palese questo fatto. Io ci sono. Ti valorizzo e mi sento valorizzata/o. Si aprano le Danze!
Non posso fare promesse, non posso prevedere il futuro. Posso avere fantasie, ma a chi interessano!? Non interessano nemmeno a me che le produco. Non servono se non a giocare, a fare esperimenti ipotetici. Che cosa invece diventeremo è più grande di noi, non è visibile da dove stiamo ora.
Di fatto, siamo pronti a tutto.
Come siamo sempre stati.
Si costruisce la relazione giorno per giorno a partire da quello che c’è e che ci piace, da quello che siamo.
Si custodisce la relazione in base alle nostre capacità e aspirazioni del momento, grazie al rispetto che portiamo a noi stessi e all’altro, grazie al rispetto che portiamo alla Felicità.
E ogni modo è lecito perché ogni persona è diversa e ogni coppia ha equilibri diversi!

Panico di abbandono? Sicuramente. Ma peggio per te che lo provi. Potresti anche evitare.
Non ne hai alcun diritto. Non sei più un bambino, a meno che tu che leggi non abbia meno di 10 anni.
Non ne hai alcun motivo. Sei il migliore e stai con chi tu consideri il migliore. State bene insieme. Lasciati vivere in pace!

La questione della distanza è, dicevamo, più spinosetta, tanto più in estate che fa caldo e appiccicati si suda pure copiosamente. È spinoso perché divide, in pratica, le persone in due categorie, diciamo, per semplificare: gli invasi e gli abbandonati.

Gli invasi sono coloro che, per imprinting infantile, hanno sofferto traumi da invasione, tutte le varie ed eventuali degli abusi e delle manipolazioni. Gli invasi hanno bisogno della sicurezza che dà loro lo spazio e il controllo. Hanno paura del contatto e hanno inesperienza di una relazione serena ed equilibrata, il più delle volte hanno inesperienza di una relazione qualsivoglia. Tutto fa loro male o mette loro paura. più di tutto hanno paura di essere braccati, di trovarsi in pericolo e di non potere salvarsi.

Gli abbandonati sono coloro che, per imprinting infantile, hanno sofferto traumi da abbandono. Gli abbandonati soffrono sempre il freddo e in genere non si capacitano che esistano persone tanto fredde intorno a loro. Non capiscono perché dell’amore non possono ricevere che le briciole.

Ebbene sì… questo succede.
Succede appunto che, dovendo ciascuna categoria imparare chi è, per sperimentarlo e capirlo normalmente si interfaccia con la categoria opposta e ne viene tormentata in ogni modo possibile.
Gli abbandonati muoiono di freddo e gli invasi danno fuori di testa e scappano. A volte si scappa perfino per la paura stessa dell’abbandono. Ci si mantiene freddi… O ci si infiamma per un nonnulla…
Si aprano i Giochi!


Ovviamente, esistono anche le categorie miste. Che se ne rendano conto o meno, gli “invasi” hanno bisogno di molto calore, proprio per guarire dalle loro ferite. A volte, semplicemente, non se lo possono permettere.  Gli “abbandonati”, a volte, temono le invasioni in quanto anche loro sono stati oggetto di comportamenti manipolatori o pressanti o oppressivi…

Si capisce che la questione della vicinanza e condivisione è del tutto soggettiva.

Irrisolvibile. Non c’è soluzione, nemmeno una soluzione con casistiche declinabili per le diverse esigenze…  Non può essere risolta. Come molte questioni, può essere solo trascesa, oltrepassata.

La soluzione è andare oltre.

Ecco come.

  1. Osservati e prendi coscienza di chi sei e che cosa fai e di che cosa hai bisogno. Hai diritto di avere bisogni e di pretendere che la vita te li colmi. Hai dovere di provvedervi, in prima persona, con costanza, lucidità, amore e determinazione. Tanto più quando questi bisogni sono contraddittori.
  2. Sii te stesso, nel modo più umile, consapevole e libero possibile. Non sei né bello né brutto. Hai molto da imparare, come tutti i viventi. Hai anche molto da essere. Per essere felice domani puoi iniziare con l’essere felice oggi, modestamente, passetto dopo passetto, essendo fedele a te stesso, momento dopo momento. Dandoti e dando calore, dandoti e dando libertà.
  3. Conosci i tuoi limiti.
  4. Dimenticati dei tuoi limiti. Non sei vittima di nessuno, nemmeno del tuo karma. La tua anima ha scelto un percorso di apprendimento intenso e, sì, spinoso, e sì, laborioso. È quello che è. Ringraziala.
  5. Stai aperto. È vero che attrai sempre ciò che ti somiglia o ti mette di fronte alle tue ferite. Ma è vero anche che si evolve ogni giorno e ogni giorno si è diversi. Potrebbero capitarti anche cose un po’ diverse dal solito, ogni tanto. Più divertenti, più entusiasmanti, più dolci… diverse, sì, perfino un po’ meglio. =D Non puoi permetterti di ragionare attraverso i tuoi ricordi. Non sei il tuo passato. Sei un individuo in evoluzione. Sei un presente in continuo mutamento. Questo è quello che io sono e che mi auguro che anche tu sia. Se sei mio lettore, non puoi fare a meno di esserlo. Stiamo andando, insieme, verso il Futuro.


Se creerai in te una armonia tra i tuoi bisogni di distanza e i tuoi bisogni di vicinanza, troverai fuori di te la medesima armonia.
E la questione non si pone più.

Bada bene, non è una armonia statica. La questione non si risolve. Non si risolve con un logaritmo. Non si risolve nel trovare il numero della sezione aurea del tuo modo di amare.
L’armonia contiene opposti. Perciò oscilla, è elastica, fluida.
Contempla sia il tuo bisogno di calore, di ricevere e di dare calore sia il tuo bisogno di spazio e di libertà.
C’è un tempo e un modo per tutto, per stare vicini, intimi, trasparenti, affettuosi, romantici… e per stare liberi di muoversi e di decidere autonomamente.

Può esserci una relazione tra due individui completi e integri?

Deve.

Può.

Può. Se ognuno degli individui è individualista ma anche no. Se ognuno mette se stesso al centro dei propri bisogni, dei propri interessi e della propria consapevolezza. E con la stessa onestà con cui guarda se stesso guarda all’altro. Anche l’altro fa parte di lui. Una parte talmente integrante che da quella parte dipende tanta della sua felicità e realizzazione personale. Perciò ha la massima cura dell’altro e del rapporto, la medesima cura che ha per se stesso. 

Chi è in pace con le varie parti di sé troverà situazioni esterne pacifiche.
Chi riesce a intraprendere la magia dell’alchimia interiore troverà occasioni sempre più sorprendenti per proseguire questo cammino, anche grazie alla sinergia con un’altra persona.


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Silvia Pedri
Author

Silvia Pedri esplora la vita liberamente e la comunica in modi artistici. Frequenta temi spirituali con esperienza e padronanza. Gestisce un blog di crescita personale e una Pagina Facebook con 16.000 fan (2021). Offre consulti, scrive, dipinge, fotografa, autoproduce ebook di romanzi, saggi e poesie, crea mp3 di musica e di meditazioni e video in cui recita se stessa ed eventualmente canta. Se vuoi sapere di più su esperienze e competenze, clicca sull'icona di LinkedIn.

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