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Un amore primordiale

Un amore primordiale

Un amore primordiale 843 534 Silvia Pedri

Non puoi sapere come hai fatto. Come si fa. L’hai fatto. E tanto basta.
E così si fa sempre.

È un vortice che mi trascina, tirandomi dal cuore. Il vortice è lui, il suo cuore come un buco nero che viene alla luce, una voragine, una vertigine, un vuoto affamato che si apre e mi assorbe completamente. La mia voglia di darmi a lui precipita dentro di lui, magnetizzata, arroventata. La mia presenza è totale, amplificata e concentrata, e così la sua. Mi prende e mi lascio prendere e fluisco interamente.

Sfiorare leccare mordere stringere la sua pelle, aderirvi, è come stare sul limitare di un abisso e caderci dentro.

Celebri il fuori solo perché sei già dentro. Quel dentro lo ami, quel dentro sei tu. Ed è l’infinito mistero, l’infinito lontano, l’infinito tutto. Non c’è parte di me che non fosse nell’infinito, in lui.

Mi prende in tanti modi, in modi che mi fanno urlare e anche in alcuni che non mi fanno sentire niente. E questi ultimi mi piacciono ancora di più. Mi tiene a sé, si nutre di me. Io sono lì per lui. E quell’atto eucaristico, della mia carne per la sua, per il suo piacere, per lui, mi sembra la cosa più giusta e dolce, il mio abbraccio d’amore. Qualcuno potrebbe dire che fossi usata eppure per me era un momento di godimento, non sensuale ma sentimentale, a me arrivavano onde di dolcezza, la dolcezza del mio amore e la dolcezza del suo piacere, del suo piacere per amore, per intimità, per sesso, la dolcezza di essere lì, di creare amore e piacere, per lui.
 

 

Viene diverse volte, lentamente, mugolando a lungo, dicendo amore mio. Tutti gli uomini amano nel momento dell’orgasmo e poco prima. Sono gli ormoni. Ossitocina e quella roba lì, il senso di appartenenza, di possesso, di unità con la loro preda. Poi ti prendono e gli passa.
Lui invece si intreccia a me, si fa abbracciare, accarezzare i capelli e continua a mugolare come se il piacere fosse inarrestabile, mutasse forma e natura ma non avesse alcuna ragione per calare, si inoltrasse ovunque, sotto la pelle, dentro e fuori di noi e fluisse e rifluisse insieme al nostro respiro. Il nostro respiro è il nostro odore, la consistenza della nostra pelle, le nostre mani calme e presenti, il nostro tocco, delicato e denso. Sussulta, sospira, si abbandona e gode come se non fosse mai stato abbracciato. Rare volte l’Universo si è sentito più al posto giusto, ha esultato di più, nella sua infinita Bellezza.

Mugola rumorosamente, insieme a me, mentre mi accarezza, in tutto il corpo, per farmi venire. Forse gli dà piacere il mio piacere, forse lui stesso è preso da questa meraviglia, dalla magia di una dolcezza diffusa, da questa confusione, da questa fusione.

E quando a mia volta entro dentro di lui, dentro al suo torace, e nascondo la testa nel suo petto, continua ad avvolgermi e geme e sospira, rinnova il suo piacere sentendomi dentro, sua, forse delicata, forse piccola, forse semplicemente dolce, presente, amante, donna, nell’unico posto possibile al mondo, tra le sue braccia. Questa unicità è piacere, il suo piacere, il mio piacere.
E in quell’abbraccio avvolgente e rumoroso io respiro per la prima volta. Mi sento per la prima volta vista, compresa, contenuta, amata, benvenuta, gradita. Così forse ti abbracciano le mamme, durante il travaglio in modo rumoroso, e, dopo, in modo accogliente e con la gratitudine in petto. Ti tengono con la certezza di essere lì, insieme, e di condividere una beatitudine nuova, una pace, una gioia, una nascita nuova. Io come ho fatto a nascere? Come ho fatto a nascere orfana? orfana da prima del concepimento… Ma in quel momento non me lo chiedo. In quel momento, sono. Sono un’altra, sono nuova. Sono come non ero mai stata. Sono io. Sono con lui. Sono nata, da me stessa, da noi, da lui.

Avrei ricordato quei momenti, per tutti i mesi a venire, fino a quando lo rividi.
La sofficità dei suoi capelli arabi nel palmo della mia mano destra sarebbe stata un’ancora di immediato benessere, ristoro e sazietà. Altroché pnl e giochini linguistico-immaginativi. Io avevo il mio tesoro registrato nelle cellule. E quell’abbraccio, quella sovrana accoglienza, mi avrebbe protetto da qualsiasi dolore stress o pericolo. Era lì. Era in me. Era esistito. Esisteva. Esistevo io.
In questa terra primordiale, in questa città così lontana, al lato opposto del mondo, così femminile, curiosa, generosa, empatica, nel cuore e nel corpo di un uomo così virile e così pieno d’amore da diventare femminile, io avevo trovato il mio diritto all’esistenza.

 

*****
Questo blog post è tratto da “C’è Vita sul Pianeta“, il mio ultimo romanzo.

Due idioti geniali inciampano nell’amore,
spaccano l’incantesimo del destino
e si ritrovano faccia a faccia con se stessi.

 

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Silvia Pedri

Silvia Pedri

Silvia Pedri è una libera esploratrice e comunicatrice. Frequenta temi spirituali con esperienza e padronanza. Gestisce un blog di crescita personale e una pagina facebook con, nel 2019, più di 15.000 fan. Offre consulti, scrive, dipinge, fotografa, autoproduce ebook di romanzi saggi e poesie, mp3 di musica e di meditazioni, e video in cui recita se stessa ed eventualmente canta.

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1 commento
  • Strepitosa!!! Ma dimmi la verità?? Si che scrivi libri…e scriverai….QUESTO libro??!! Complimenti💪💪