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Ciò che ti serve è solo una coperta. Per riposare. Per recuperare. Per tornare a vivere.

Pochi possono definirsi fuori dalla sindrome di Linus. Io no. E forse nemmeno nessuna delle persone che conosco.

Siamo nati soli e imperfetti, da genitori soli e imperfetti, che ci hanno amato nel modo migliore, l’unico in cui hanno potuto. E ci siamo tenuti la nostra solitudine attraversando, maldestramente e coraggiosamente, una società malata di solitudine isterica, sempre più inesperta e incapace di gestire contatti umani autentici.
La cosa che, nel nostro profondo, desideriamo nel modo più ardente e autentico è un cucciolo caldo, abbracciare noi stessi, la nostra mamma, un cane, o un bambino, o una coperta.
Schultz lo sapeva. E, da quando lui l’ha intuito, questo bisogno si è diffuso sempre più in tutto il modo. Un mondo che ama più gli oggetti delle persone, le astrazioni della concretezza. Un mondo sempre più freddo e povero.

La notte sogniamo un cucciolo caldo da abbracciare. Una zattera, un tappeto volante, un orso in pura pelle umana. Sì, da grande voglio un uomo nel letto! Bello ricco e comprensivo. Che mi abbracci, mi inglobi, e porti via da tutto.

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Sogniamo l’oblio.  Sogniamo il principe azzurro. Che ci dia tutto.
Tutto questo non esiste. Non esiste nell’ordine naturale delle cose, della natura e della natura umana. Non esiste nessuno da prendere e usare come sedativo o come nutrimento.

Viviamo in una società individualista che demonizza la dipendenza e incita alla solitudine, all’edonismo, all’egoismo, a prendersi i piaceri, a restare bambini o adolescenti capricciosi.
E siamo dipendenti. Non sappiamo stare da soli. Non sappiamo stare in compagnia. Non sappiamo stare in coppia. Non può una persona riempire il nostro senso di vuoto.

L’ordine naturale delle cose, per come lo percepisco io, è connessione.
Ogni fiore è connesso ad altre piante e ad alcuni animali. Ogni persona è connessa a una rete di affetti, di collaborazioni, di scambi vitali. Questo dà luce e calore, all’essere umano come ad ogni altra creatura. Questo naturale fluire di amore e nutrimento è ciò che manca nella nostra società e ciò che ognuno di noi deve prendersi la responsabilità di creare.

Sapere stare da soli significa essere ricchi d’amore, di curiosità e di attenzione per la vita.
Sapere stare da soli significa coltivare le proprie connessioni. E non virtuali ma reali.

Se sai stare da solo, saprai stare in coppia. Sarai dipendente, come è naturale, ma anche autonomo, come è naturale, forte della tua ricchezza e fragile della tua cristallina sensibilità.

Allora avrai tanto da offrire, perché offrirai te stesso.


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Silvia Pedri
Author

Silvia Pedri esplora la vita liberamente e la comunica in modi artistici. Frequenta temi spirituali con esperienza e padronanza. Gestisce un blog di crescita personale e una Pagina Facebook con 16.000 fan (2021). Offre consulti, scrive, dipinge, fotografa, autoproduce ebook di romanzi, saggi e poesie, crea mp3 di musica e di meditazioni e video in cui recita se stessa ed eventualmente canta. Se vuoi sapere di più su esperienze e competenze, clicca sull'icona di LinkedIn.

1 Comment

  1. Avatar

    Ciao Silvia, mi piace molto questo articolo che mi suggerisce un pensiero….in questo mondo che ci vuole sempre connessi, per disconnetterci da noi stessi. Ciao.

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