Frida e gli altri (e noi)

Frida e gli altri (e noi)

Frida e gli altri (e noi) 1210 617 Silvia Pedri

Non mi interessano le mode. Mi interessa, moltissimo, il perché delle mode, che cosa le mode nascondono di noi, dei moti astrali e dei terremoti emozionali planetari.
Dove e come stiamo andando? Lo si vede anche da ciò che ci piace, da ciò che, al di là di manipolazioni globali, scegliamo istintivamente per affinità, per risonanza.

A Milano ho visitato la mostra di Frida Khalo, forse la più completa mai realizzata. E ho visto al cinema il docufilm dedicato a Egon Shiele e Gustav Klimt, prima di sapere che il suo successo è stato da box office. Sapevo però che sono artisti di più di un secolo fa che fanno parte ora del nostro immaginario comune, sono delle icone contemporanee.
Volevo affacciarmi sul fenomeno e annusarne il significato.

Sono giunta alla conclusione che non erano loro avanti per il loro tempo. Siamo noi che siamo rimasti indietro. Loro erano una esplosione di inquietudine, una rivoluzione di visione e libertà. Noi siamo la malinconia del riverbero della loro esplosione, la dolce e lenta decadenza dopo la ribellione e la disillusione, i brandelli dopo la lacerazione. Siamo come loro, ma senza l’eccitazione data dall’incontrare per la prima volta i propri mostri.

Autoritratto con collana di spine e colibrì – Frida Kahlo

Frida è una eroina fuori dal tempo in un Messico che pullulava di violenza e Bellezza, di oppressione e di Libertà. Non era la sola donna, artista e intellettuale, che si inventava al di là dagli schemi correnti. Non fu la sola a dare scandalo e ad avere successo. Non fu la sola ad avere un destino tragico, ad essere se stessa senza trovare un posto nel mondo, un luogo dove sentirsi amata, rispettata e in pace. Fu la sola a morire sancita come artista a livello mondiale. Ma come donna, come compagna, come imprenditrice… chi fu? Affermò se stessa, il coraggio e la bellezza di essere unica, in un continuo dibattito col mondo. Trovò, a volte, la sua bellezza, non trovò mai la sua armonia. Dal punto di vista emotivo, fisico e anche intellettuale, la sua vita fu una vita da martire. È raccapricciante che sia di tale ispirazione per le donne di oggi.

Ciò che ci piace di Frida, ciò che la rende così icona, sono le sue ossessioni non la sua realizzazione personale: la sua ricerca affannosa di identità, la sua sfrontata creazione di identità (lei era europea, mezza spagnola mezza tedesca, ma sceglie di interpretare con i suoi ideali politici artistici ed estetici e con tutta se stessa il Messico), la sua instancabile ricerca di femminilità (ebbe avventure lesbiche, un corpo massacrato da danni fisici irreparabili, una manciata di aborti e un solo grande amore da cui si sentì senza tregua tradita e umiliata). Eppure sì, era piena di vita. Eppure sì, ancora abbiamo bisogno di lei. Non importa se riuscì nelle sue rivoluzioni, sociali e personali. Non importa se lei stessa è un simbolo di decadenza e dolore. È anche un simbolo di vita, di forza, di resistenza, o di resilienza come si dice oggi. E di narcisismo. La sua più grande ossessione fu se stessa. I suoi quadri migliori sono autoritratti. Quasi tutti i suoi quadri sono autoritratti. Tutti i suoi quadri sono riflessioni sulla propria identità.

Questo fanno le donne più brillanti e fortunate di oggi: si guardano allo specchio. Immaginano come lottare e come crearsi. Frida, giustamente, è il loro, il nostro modello.

Un bel giorno usciremo dallo specchio, come Alice, dal nostro mondo di meravigliosi e spaventosi sogni. E non avremo più bisogno di chiederci dove trovare la forza per lottare. Non avremo più bisogno di chiederci ossessivamente chi siamo e chi possiamo e chi vogliamo essere. Non avremo più bisogno di essere così narcisiste, autoreferenziali e sbilanciate, dipendenti o sulla difensiva, vittime o in rivalsa. Non saremo narcisiste e non incontreremo narcisisti o per lo meno, di certo, non ce ne innamoreremo perché non apparterranno più al nostro mondo. Saremo e basta.

Klimt e Schiele hanno in comune con Khalo un talento artistico e un coraggio fuori dal comune. E hanno in comune con noi e con Frida il narcisismo. A modo loro. A modo nostro.

 

Il Bacio – Gustav Klimt


Gustav Klimt ebbe migliaia di amanti. Era bello e arrivista, di straordinario fascino e successo sociale, edonista sensuale e amaro nichilista, un autentico, modernissimo, narciso. 
Egon Schiele si ritrasse in 170 quadri. Non è poco per un ragazzo malato che morì a 28 anni: è la parte più massiccia della sua produzione. Ritrasse ossessivamente il suo dolore. Lo vomitò e lo sublimò in tratti intensi e raffinati. Vertici artistici, abissi morali. Fondi di disorientamento e inconsapevolezza totali.

Non sappiamo reggere la portata rivoluzionaria, viscerale, dell’arte di Klimt e Schiele, diluiamo la sua devastante intensità in rappresentazioni sempre più stilizzate. Però amiamo che circoli per i social. Non ci rendiamo conto della sua tragicità di fine impero (asburgico), ci culliamo nel suo decorativismo, nella sua decadente staticità, immedesimandoci, inconsciamente, nelle atmosfere disilluse da fine impero (capitalista, globalista, occidentale, americano, quel che sia), la fine della nostra civiltà.

Autoritratto – Egon Schiele

Narcisisti, ci rispecchiamo, troviamo conferme del nostro smarrimento personale e collettivo.
Non troviamo vie di uscita. Stiamo dove siamo. Che ce ne rendiamo conto o no. Prigionieri di un sistema che si sta sfaldando e che diventa per reazione ogni giorno più opprimente e minaccioso. Persi in una libertà che ancora non conosciamo, che non abbiamo mai frequentato. Spaventati da pressioni e pulsioni interiori che non abbiamo codici cognitivi e comportamentali per affrontare. Ecco i corpi nudi e contorti di Schiele, che reclamano attenzione, il versante maschile della concentrazione di Khalo su se stessa. Ecco le figure astratte, distanti, di Klimt, che non si aprono a urlare domande ma restano chiuse, rassegnate e autocompiaciute, come enigmi senza risposta.
Li guardiamo e troviamo pace. La nostra pace. 

E abbiamo ragione. Grazie a loro capiamo una cosa: abbiamo il diritto di farci domande e tutto il diritto di essere senza risposte.

Ogni periodo di fine, ogni periodo di inizio, è caratterizzato da smarrimento e dalla ossessiva, necessaria, fondamentale, necessità di riorientamento.

Abbiamo bisogno del coraggio di Frida, di Egon e di Gustav e della loro concentrazione ossessiva.
Abbiamo bisogno di specchiarci. E di bucare lo specchio.

Silvia Pedri

Silvia Pedri

Silvia Pedri è una libera esploratrice e comunicatrice. Frequenta temi spirituali con esperienza e padronanza. Gestisce un blog di crescita personale. Dipinge, fotografa, autoproduce ebook di romanzi e poesie, mp3 di musica e di meditazioni da lei create, e video in cui recita se stessa ed eventualmente canta.

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