Guarigione? Si, ma definitiva

Guarigione? Si, ma definitiva

Guarigione? Si, ma definitiva 953 527 Silvia Pedri

“Si può guarire.” Scrive Cristina P., dopo più di un mese, nel gruppo WhatsApp del potente seminario a cui ho partecipato. “Da qualsiasi cosa si può guarire.” 

Noi siamo tutti profondamente toccati dalla sua testimonianza, e felici. Guarire si può. Definitivamente.

Lei ci ha messo un po’. Ha più di 50 anni. Ci ha messo pochissimo. È stata stuprata e sfigurata all’età di 12 anni. Sarebbe stato normale non riprendersi più. Impazzire direttamente. O morire e basta. Invece lei ci ha messo solo pochi decenni a guarire completamente dal trauma.

C’è voluto un po’ di tempo affinché il trauma si assestasse dentro di lei, che la condizionasse e che lei assecondasse questi condizionamenti, resistendo o trasformandoli in qualcosa di positivo o almeno costruttivo, o almeno di vivibile, in qualche modo gestibile.
C’è voluto un po’ di tempo affinché lei recuperasse energia, intorno alla voragine e alle storture prodotte dal trauma, affinché lei non solo trovasse un suo personale “equilibrio” ma anche modi di amare e di volersi bene che la nutrissero. Ha fatto anche percorsi spirituali per liberare corpo e mente, ad esempio decenni di Kundalini Yoga. Ha imparato a convivere con i suoi limiti e ha trasformato tutto quello che poteva in qualcosa di buono. È sopravvissuta, ammaccata, financo nel fisico. Ha perseverato. E ha vinto lei. Alla fine ha raggiunto l’Occasione di affrontare, per l’ultima volta, il suo grande trauma, di attraversarlo, di andare oltre.

Il trauma può essere un incidente, può essere una tragedia, può essere anche solo un disagio famigliare. Ogni persona vive le situazioni con la sua propria sensibilità. Le ferite non dipendono dall’entità dei colpi ricevuti, non dipendono dalle situazioni ma dal modo in cui le si vive. E il modo non dipende dalla nostra buona volontà. È destino, o karma che dir si voglia. E il destino può essere più o meno pesante. A ognuno il suo. A ognuno i suoi traumi. 

I traumi forgiano la tua vita, nel bene e nel male. Sviluppano talenti incredibili, spesso doti di coraggio o empatia eccezionali. Sviluppano particolari abilità, come una capacità di attenzione o un fiuto o un intuito speciali. E nello stesso tempo mantengono bloccate, fuori uso, alcune parti della personalità. E questo corto circuito crea un altro vantaggio, la consapevolezza della necessità di una rinascita, della sua importanza e della sua urgenza. Chi ha avuto traumi piccoli può accontentarsi di una vita di piccoli disagi sopportati quietamente, pigramente, ottusamente vigliaccamente. Chi ha vissuto un grande trauma non ha bisogno del cosiddetto “risveglio”, deve solo uscire dal suo incubo: sa che, se sceglie la vita, deve togliersi da lì, dal luogo della sua ferita e delle sue menomazioni. I traumi costringono ad accumulare energia, a crescere, a fare miracoli. Costringono a reagire. Costringono a trasformare. Costringono ad aprire gli occhi e accorgersi di tutto il buono che ci circonda e che noi possiamo sviluppare. Siamo a volte portatori di handicap psichici, persone diversamente abili. Ma la diversità non è solo menomazione, è anche risorsa.
Sei unico e speciale ma devi imparare anche a essere compatibile con gli altri. Non puoi fare a meno di essere te stesso ma devi avere il coraggio di esserlo. Ma devi essere in grado di essere anche molto di più.
Il trauma richiede uno sforzo di vastità. Impone umiltà. E una tenacia a prova di apocalisse. Perché guarire si può. Ci stiamo andando. Ci arriveremo. La nostra apocalisse c’è già stata. Ed era in realtà una via di Rinascita. Una via molto costosa. Ma la più intensa e profonda e rivoluzionaria che potevamo permetterci.

 

«Al termine della terapia è stato osservato un significativo spostamento delle attività elettriche dalle aree cerebrali visive alle regioni cerebrali frontali e temporo-parietali. Questi risultati suggeriscono che l’elaborazione degli eventi traumatici si muove da aree che “sviluppano” le immagini patologiche del trauma a regioni del cervello con un ruolo di tipo cognitivo e associativo, le cui attività permettono di regolare i ricordi dell’evento traumatico e di eliminare e controllare le emozioni negative a esso legate. Il diminuito malessere psicologico e la riduzione dei sintomi post-traumatici sono stati inoltre correlati all’aumento della connettività funzionale tra le regioni limbiche e quelle di integrazione multisensoriale». 
Citazione estratta da: La Stampa 

Che cosa significa questa citazione?
Significa che, dopo la guarigione, il trauma c’è e non fa male. Che non filtra più il mio modo di vedere e interpretare il mondo, il mio comportamento, il mio modo di rapportarmi col mondo. Significa che non è più una ossessione né a livello conscio né a livello inconscio, non è più una ferita aperta, il dente che duole su cui la lingua non può fare a meno di andare a sbattere. Significa che il trauma è presente solo nei ricordi e come ricordo, che ha costituito il tuo bagaglio di esperienze e ora ti rende una persona ricca e libera.
Una persona che conosce, per esperienza, il Cielo e la Terra come nessun altro. Perché è stata negli abissi.

Significa che si può curare. Non è difficile. Ci vuole solo pazienza, coraggio e perseveranza.
Determinazione e motivazione ne abbiamo. Sappiamo benissimo cosa andiamo a guadagnare, uno spazio inesplorato e straordinario in cui muoversi, in cui si può espandere e manifestare la vita vera che non abbiamo mai assaporato. 

Significa che il trauma non comprime più la tua vita ma è servito ad allargarla. Fa sempre parte della tua costituzione ma solo per portarvi doni, non più dolore, non più mortificazione, solo vita.

Esattamente come spiega l’epigenetica. Non è che grazie a tutto ciò che apprendiamo i geni nella stringa del DNA si spostano, scompaiono o mutano forma. La rivoluzionaria scoperta dell’epigenetica è che la forma resta uguale ma cambia la sostanza, la loro modalità di esprimersi, di manifestarsi.

Esattamente come spiega l’astrologia. Non è che gli aspetti problematici del tuo tema natale dopo una certa età ti salutano e se ne vanno, evolvono. No. Loro restano quelli che sono. Se tu, nel corso della tua esistenza, sei evoluto, dopo pochi anni o dopo molti decenni, i medesimi aspetti non ti fanno più male, non sono più una ferita aperta, non sono più una menomazione. Hai imparato dalle esperienze. Non sei più in pugno ai tuoi carnefici. Sei più grande di loro. E loro non ti possono fare più alcun male. Il mondo sarà sempre pieno di carnefici. Ma loro non sono più lì per te, non ne hai più bisogno. Grazie, ma la cosa non ti riguarda più.
Ora puoi aiutare gli altri a liberarsi. Oppure ti puoi dedicare, in tutta libertà e serenità, alle cose bellissime che hai sempre desiderato, che, per la loro bellezza e per la loro bontà, porteranno in tutti i cuori e in tutte le menti ricettive una luce incredibile, la stessa luce che tu, per tutti questi anni, hai coltivato nel tuo cuore. 

 

 

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Conosci la tua bellezza?
Perché se non la vedi non puoi esserla.
Non ti sentirai e non sarai mai alla sua altezza.

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Se non lo conosci, non puoi essere veramente e felicemente quello che sei. Se non lo conosci, non sai come coltivare l’intero tuo potenziale affinché dia i frutti sperati.

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Silvia Pedri

Silvia Pedri

Silvia Pedri è una libera esploratrice e comunicatrice. Frequenta temi spirituali con esperienza e padronanza. Gestisce un blog di crescita personale. Dipinge, fotografa, autoproduce ebook di romanzi e poesie, mp3 di musica e di meditazioni da lei create, e video in cui recita se stessa ed eventualmente canta.

Tutti gli articoli di: Silvia Pedri