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Dal senso di colpa al senso di consapevolezza

Dal senso di colpa al senso di consapevolezza

Dal senso di colpa al senso di consapevolezza 900 520 Silvia Pedri

Animali e angeli non sanno cosa sia. Gli umani lo conoscono tutti e ne soffrono tutti.
Che cos’è il senso di colpa? Questa costruzione umana, questo concetto inesistente eppure tagliente…
E soprattutto, a che cosa serve il senso di colpa? Le risposte possono essere tante ma una è la più urgente e vera: serve a uscirne.

E dire che in alcune lingue la colpa non esiste nemmeno! Non come la intendiamo noi.  Basta andare in uno spazio-tempo appena confinante lo sviluppo della nostra civiltà e già non esiste. Non esiste nel linguaggio, non esiste nelle menti, non esiste nei cuori, non esiste nella vita delle persone.
Nell’antica Grecia, agli albori della nostra civiltà, per intendere qualcosa di simile al concetto di colpa si usava la parola amartìa.
“Amartìa” era la parola che usarono gli evangelisti nel Vangelo. Gesù non parlò mai di peccato perché a suo tempo il peccato non esisteva. E non fu certo lui a introdurlo. Lui rimetteva e guariva i traumi (il senso della corrispondente parola ebraica) e la sua azione risvegliante trasformava gli errori di direzione, le amartìe.
Io sono la Via, la Verità, la Vita. La verità ti rende libero. Libero da cosa? Dall’ ”amartìa”.
“Amartìa” letteralmente significa mancare il bersaglio. Ha la stessa etimologia di prova, testimonianza, direzione, successo. È, in sostanza, un semplice errore. È un momento di ottusità, di inconsapevolezza, un momento off. L’intero Universo è un fluire ininterrotto tra momenti off e momenti on, contrazione ed espansione.

I gatti lo chiamano errore. Volevo buttare giù dal tavolo la tazzina e non ci sono riuscito. Se lo voglio fare, devo dare una zampata più forte e persistente. Ora riprovo. Ecco. Ho raggiunto il mio obiettivo: il mio amico umano si è accorto di me. 

Raggiungere il successo è facile. Basta fare diversi errori in sequenza. Un tentativo dopo l’altro, aggiustando il tiro, si arriva a destinazione. E si compie il proprio destino.

 

Stiamo parlando di colpa? Non stiamo parlando di colpa qui. Io non mi sento in colpa per quello che faccio. Mi sento in colpa per quello che sono.
Gli angeli ci guardano e ridono. In quali modi originali si sviluppano le perversioni e i contorcimenti mentali umani. Eppure tutto è funzionale al disegno divino, all’evoluzione, alla Liberazione.

Ci hanno sempre detto, dall’alba della nostra civiltà e finché abbiamo avuto orecchie per ascoltare (ma non per intendere) che con la colpa nasciamo. È il cosiddetto “peccato originale”, che di fatto è una contraddizione in termini: come posso avere peccato se non ho ancora fatto niente!?
Se siamo in colpa per quello che siamo, la colpa non dipende da quello che facciamo. Non è una azione, non è una infrazione, non è un errore, ma ti resta dentro come sensazione. Si direbbe oggi, è una mancanza di autostima. Un marchio: fai parte di noi, di quelli brutti e cattivi: una cicatrice sulla faccia, altroché battesimo.

E la sensazione, aveva intuito e argomentato Freud, il padre della psicanalisi e della cultura contemporanea centrata sull’IO, precede l’azione: il senso di colpa produce la colpa e non viceversa. Come si dice oggi, è la realtà interiore che produce quella esteriore, è il tuo modo di vedere e di sentire te stesso che crea il tuo mondo, ne determina i confini e le possibilità… E quindi fai errori e quindi hai la conferma della tua colpa.
Meglio che tu non faccia niente. Qualsiasi cosa fai sbagli, imperdonabilmente.

La colpa c’è: non importa se ha ragione di esistere. Esiste per te perché la senti. La senti come inadeguatezza, come non essere mai abbastanza buona o mai abbastanza cattiva (Leggi anche: Sei abbastanza cattiva per andare ovunque?) o mai come vorrebbero gli altri o mai come vorresti tu. Tradisci sempre qualcuno.
E ti consumi lottando contro la realtà invece che fluendo con essa e godendo di essa.

La colpa è qualcosa che sei, non che fai. Paradossalmente se fai giusto e vai nella direzione tua, TI SENTI colpevole. Ancora più colpevole del solito, intendo. Perché SEI. E non sei qualcosa a caso, sei qualcosa che vuoi tu, che piace a te. E in questo sei troppo, sei sbagliato, sei FUORI.
Nonostante lo sfregio invalidante della colpa sul viso, la cicatrice di cui parlavo prima, ti sei fatto vedere!

Non ti sei sentito in colpa a sufficienza, non ti sei vergognato. Sei uscito FUORI.
Sei fuori norma. Fuori aspettative. Fuori controllo.
Sei fuori dalla colpa. Ne sei dentro, in realtà, come tutti, ma la cosa non ti ferma. In realtà, non ti riguarda più.
Hai troppa energia per stare dentro angusti confini. Attraversi tutto, a poco a poco.
Non sei mai libero ma ti liberi a ogni secondo. Non sei mai fuori dai condizionamenti ma vai avanti lo stesso. Non sei immune a questo mondo, non sei oltre e non vai oltre. Sei te stesso e attraversi il mondo. E porti tutto con te, l’amore che hai per gli altri, l’amore che hai per te stesso, le paure, le resistenze e tutto il dolore e la fatica che ti crea andare avanti.

Hai troppa energia per poterti permettere di ubbidire. Non sei più un bambino, sei un individuo, ti sei individualizzato, a dispetto di tutto. Le tue esperienze, che ti sono costate ferite e coraggio, per le quali hai rischiato l’esclusione, ti hanno insegnato che l’unico essere a cui devi e puoi fedeltà sei tu.
Ogni giorno fai errori che ti insegnano a gestire sempre con più lucidità e consapevolezza la bussola della tua Via. Ogni giorno scopri una briciola di Verità in più su di te e il mondo. Ogni giorno lasci andare il passato e disfi o crei i patti che hai con il mondo. Ogni giorno contesti qualcosa che era per portare nuova vita a qualcosa che è.
Ogni giorno attraversi il senso di colpa di provare ad essere te stesso, a dispetto di tutto e di tutti. Ce l’hai e te lo tieni.

La colpa serve per uscirne. Per svegliarsi, cercare e creare se stessi. Per questo rientra nel progetto divino. Chi alimenta il tuo senso di colpa sta cercando di tenerti dentro. Eppure, chiunque sia, ti sta facendo il favore più grande.
È grazie al senso di colpa, ai condizionamenti e alle oppressioni, che hai avuto il tempo e il modo per rinforzare la tua connessione col tuo sentire, la tua motivazione e la tua determinazione. Grazie al senso di colpa hai acquisito consapevolezza di te e della direzione e, in ultima analisi, del tuo destino.
Nonostante errori e colpe, ogni giorno fai un passo lungo la tua destinazione.

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Silvia Pedri

Silvia Pedri

Silvia Pedri è una libera esploratrice e comunicatrice. Frequenta temi spirituali con esperienza e padronanza. Gestisce un blog di crescita personale e una pagina facebook con, nel 2019, più di 15.000 fan. Offre consulti, scrive, dipinge, fotografa, autoproduce ebook di romanzi saggi e poesie, mp3 di musica e di meditazioni, e video in cui recita se stessa ed eventualmente canta.

Tutti gli articoli di: Silvia Pedri