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Al servizio della Vita

Al servizio della Vita

Al servizio della Vita 931 493 Silvia Pedri

Arrivo anche io. Eccomi. Devo per forza anche io prendere parte alla discussione circa la ragazza che in Olanda si è lasciata morire, in seguito a terribili traumi sessuali infantili, assistita legalmente? Non potevo fare il favore di tacere?? No. Purtroppo no.
Chi sono per parlarne? Semplicemente, mi permetto di esprimere la mia opinione di donna, la mia opinione di persona che conosce molto bene i traumi per esperienza diretta e indiretta, di persona che per tutta la vita ha frequentato ambiti terapeutici ed esoterici per formazione intellettuale ed esperienziale, di persona che si muove dentro alla vita al servizio della Vita, una “Life Artist”, una che dalla vita cerca di cavarci qualcosa, che quando possibile cerca di cavarci il meglio e di condividerlo con gli altri per amplificarne la Bellezza e il potere di Guarigione e Gioia.

Non voglio entrare in merito al tipo di trauma. Un trauma è un trauma. Punto. Non esistono traumi di serie A e di serie B. Se passando in stazione centrale vengo borseggiata e per farlo mi vengono spaccate tutte le ossa, ho vissuto un trauma, a livello fisico, emotivo e spirituale. E’ sterile discutere se me lo sono andato a cercare. Piuttosto riconosco che uno stupro può essere un trauma molto intenso e complesso e difficile da gestire. Ma non vorrei con questo assecondare una discussione che sconfina in territori cattolici o femministi.

Non voglio farne una crociata pro-valore della vita né al contrario una crociata pro-autodeterminazione femminile. Autodeterminarsi vittime e distruggersi non lo ritengo un successo sotto nessun punto di vista.

Purtroppo attraverso i traumi si passa, ci passiamo tutti. Alcuni traumi, come dicevo, sono più atroci di altri e molto difficili da guarire.
Il punto però, secondo me, sta tutto qui: nella parola “guarire”. Qui la discussione è interessante. Qui la discussione riguarda tutti noi, nei nostri corpi e nelle nostre anime. Qui la discussione, appunto, non viene affrontata perché se ne ha troppa paura.

Guarire da un trauma - Silvia Pedri

Nessuno ha il dovere di guarire. Guarire è una possibilità che dipende da diverse variabili.
Prima tra tutte il libero arbitrio, ognuno va dove sceglie di andare.
Poi la forza, l’energia e il coraggio, e l’oggettiva quantità di forza che l’anima in quel momento si ritrova e che la può sostenere o meno nel compiere scelte in consapevolezza.
Poi la conoscenza, che sia conscia o inconscia, di quello che succede. Io non lo so che cosa sapevo da ragazza, non me lo ricordo più. Non ho studiato esoterismo fin dall’adolescenza. Eppure sapevo che se mi fossi ammazzata avrei ricominciato tutto daccapo, non sarebbe stata una liberazione ma una peggiore schiavitù. Me la sentivo di perdere il mio tempo, di ripercorrere tutto il dolore che avevo già provato!? No. La risposta è certamente no. Per quanto ci siano stati periodi in cui desideravo ardentemente di andarmene non ho mai agito in concreto, mi sono sempre trattenuta. Sapevo. E da adulta, nei miei studi e nelle mie pratiche sciamaniche ed esoteriche, ho trovato solo conferme

Quanto sanno i giovani di oggi? Quanto sanno gli adulti? Non si può generalizzare. C’è assolutamente di tutto al mondo. Ognuno ha la forza e la conoscenza che ha.
La conoscenza che bisognerebbe avere, per istinto per esperienza o per studio, e che bisognerebbe diffondere, è che guarire si può. Tutto è in movimento e tutto è possibile.
A volte non si riesce. E anche questo fa parte del gioco. Purtroppo. Non si riesce in una sola vita. Ma non è la morte a chiudere il sipario e dare pace. Non è la morte la fine dei giochi, la morte è solo un momento. Non dà requie.
I giochi restano tali e proseguono. Il trauma va curato. Con qualsiasi mezzo. In qualsiasi momento. Prima o poi. E sarà guarito. Ogni problema che si apre, ogni ciclo che si apre, troverà prima o poi la sua risoluzione.

Guarire è istintivo, fa parte della vita. Anche la morte fa parte della vita, anche lo sconforto, la rinuncia, la distruzione e l’autodistruzione. Ma non mi sembrano questi ultimi valori da coltivare, in nome dell’autorealizzazione e della felicità, né a livello personale né a livello sociale. Il flusso della Vita va in un’altra direzione.

Come persona, come terapeuta, come società, posso non essere in grado di aiutare. Rispetto il tuo dolore, riconosco e rispetto l’enormità del tuo dolore, e riconosco la mia impotenza. E’ possibile.
Ma assisterti nella distruzione è ben altra cosa, è cosa che non è al servizio della vita, della guarigione e della felicità: è allearsi con le forze opposte.

Non sono per la vita a tutti i costi. L’eutanasia si è sempre praticata nel mondo animale e nel mondo umano in tutte le culture quando la vita ormai è volta al termine. L’accanimento terapeutico è ingenuo e arrogante e offensivo e distruttivo tanto quanto un suicidio assistito liberalizzato.

E che la ragazza non sia stata aiutata a morire ma sia stata lasciata morire dopo vani tentativi di cura non cambia la mia visione di una società di cui diffidare, sotto tutti gli aspetti pericolosa.

Io so che dai traumi si può guarire. Perché alimento la tua convinzione contraria? Perché, come persona, come società, non offro piuttosto opportunità di guarigione?
Al giorno d’oggi non è affatto difficile trovare terapie di trauma healing, ormai testate da anni sui peggiori traumi di guerra e sessuali. Personalmente la somatic experiencing formulata da Peter Levine è quella che preferisco. Ma non è di certo l’unica strada di rigenerazione a tutti i livelli. Ma non sono qui per fare pubblicità. Accetto anche che la società non incoraggi modalità troppo rivoluzionarie: è comprensibile che, come ogni organismo, la sua maggiore preoccupazione sia di mantenersi, tutelare le proprie strutture. Ma non accetto che la società stessa sia indulgente e incoraggiante nei confronti dei demoni che mi stanno divorando. Già è abbastanza dura sopravvivere, già è abbastanza dura combatterli. Ci manca solo che qualcuno ne legalizzi l’azione.

Ognuno è libero di volere guarire o meno, ognuno è libero di potere guarire o meno. Fa parte della sua storia. E la sua storia va rispettata. Ma mi guarderei bene dall’incoraggiare nel mio prossimo la sconfitta e non la vittoria, la depressione e non l’amore, la luce, la felicità.
Me ne guarderei bene perché so che cosa vuol dire produrre karma cattivo. So che cosa vuol dire essere inconsapevoli e colpevoli. So che cosa vuol dire sperimentare lo stesso karma cattivo che si è un tempo, in altre vite, prodotto. So che distruggere E’ karma cattivo. E non distruggo.
Stiamo ora, a livello collettivo, istituzionalizzando la distruzione!?
Stiamo ora, a livello personale, ringraziando per la libertà che la società, così aperta e magnanima, ci dà di distruggerci? Stiamo assistendo, muti e fermi, noi tutti, genitori, amici, parenti, conoscenti, alla morte di una ragazza che è momentaneamente caduta lungo il suo percorso di guarigione? Stiamo confermando che dal dolore e dalla devastazione non si può guarire. Noi stessi ci siamo arresi? E la civiltà (notare, l’Olanda, una delle società che consideriamo più evolute al mondo) rinforza in noi questa convinzione, indulge nel nostro vittimismo e sancisce la sconfitta come inevitabile.
Quanto dolore stiamo producendo a noi stessi e al mondo!?

Ora vorrei tornare sul dolore di questa povera anima. E dico “povera anima” non per indulgere io stessa nel vittimismo ma perché si tratta di una anima in difficoltà. Ora, proprio in questo momento, questa anima sta vivendo il trauma dello stupro, il trauma del suicidio, e il trauma di tante persone in tutto il mondo che litigano su di lei. E’ difficile immaginare una situazione peggiore.
Usciamo per un attimo dalle nostre paure, dalle battaglie femministe, umaniste, religiose… Basta battaglie. Basta combattere. Che questa discussione sia l’ennesima occasione per renderci conto che ci serve la pace. Sempre più urgentemente. Tutti dovrebbero, col loro cuore, la loro intelligenza e la loro azione, collaborare alla pace, al risanamento, alla guarigione, individuale e collettiva.
Ad esempio questo esercizio ci farà bene: per un momento usciamo da noi stessi, dalle convinzioni e dalle paure che questa vicenda ci suscita e, spassionatamente, pensiamo a questa anima e alle anime a lei collegate, che hanno attraversato e stanno ancora attraversando l’inferno, che sono ancora e sempre più smarrite e in difficoltà. Percepiamo la loro difficoltà.
Che cosa fare? Pregare. Come una volta, in ogni tradizione spirituale, si pregava per i morti. Portare PACE.

Possiamo portare pace e consapevolezza nei nostri cuori e ringraziare per il dolore che questa storia ha suscitato anche in noi perché il dolore, si sa, è sempre lo stimolo più potente alla crescita, alla riflessione, alla osservazione.
Possiamo portare pace e dentro e fuori di noi. Rinunciamo alle guerre ideologiche, osserviamo quello che, a livello individuale e a livello sociale, ci sta succedendo, e, con sincera compassione, portiamo PACE.

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Per approfondimenti sul potere della Guarigione anche in casi “disperati” ti invito a leggere questo altro mio post: Guarigione? Sì, ma definitiva!

Per approcciare il suicidio da una prospettiva esoterica ti invito a partire da questo libro molto preciso, semplice e avvincente: Il Patto Violato – Vite interrotte 

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Silvia Pedri

Silvia Pedri

Silvia Pedri è una libera esploratrice e comunicatrice. Frequenta temi spirituali con esperienza e padronanza. Gestisce un blog di crescita personale e una pagina facebook con, nel 2019, più di 15.000 fan. Offre consulti, scrive, dipinge, fotografa, autoproduce ebook di romanzi saggi e poesie, mp3 di musica e di meditazioni, e video in cui recita se stessa ed eventualmente canta.

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