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Confondere Fare con Essere: il mio più grave errore – PT1

Confondere Fare con Essere: il mio più grave errore – PT1

Confondere Fare con Essere: il mio più grave errore – PT1 640 427 Silvia Pedri

La nostra società oscilla tra l’angoscia di fare, non fare mai abbastanza, non fare mai abbastanza bene, e l’angoscia di essere, non essere mai abbastanza, non essere all’altezza, non essere sufficientemente conformi, non essere sufficientemente dif-formi, cool, fuori dagli schemi.
In realtà tra fare ed essere c’è una differenza abissale.

E non voglio dire che ESSERE sia meglio di FARE. Non voglio dire che il nostro obiettivo dovrebbe essere ESSERE piuttosto che FARE. Ci vogliono entrambi, fare ed essere! Così come ci vuole il maschile e il femminile, lo yin e lo yang.
Voglio dire che c’è differenza tra fare ed essere. Fare può concretizzarsi in obiettivi e realizzarsi attraverso strategie. Essere no.
Entrambi richiedono motivazione, dedizione e preparazione. 
E nessuno dei due dovrebbe comportare angoscia (ma lo vedremo).

Essere però non è un obiettivo. È un processo. Ma non è un processo con risultato finale. Se lo intendi in questo modo hai creato l’inferno dentro e fuori di te.

Ad esempio, se voglio superare l’esame per essere insegnante di Yoga devo organizzarmi (vedremo come) per oltrepassare questo traguardo.
Se invece voglio praticare Yoga con soddisfazione e piacere, se voglio ESSERE una buona praticante di Yoga, il tempo non esiste. È un processo. Ma è un processo che non può essere cronometrato, parcellizzato, monitorato, valutato, strutturato… Lo sono o non lo sono. Se sono una buona praticante di yoga, se pratico con piacere, lo sarò sempre di più. Se mi faccio venire l’ansia da prestazione lo sarò sempre di meno. Toglierò vitalità e amore a me stessa e alla mia pratica. Detesterò la mia pratica e me stessa. Non devo andare da nessuna parte. Non devo dimostrare niente a nessuno. Devo e posso essere. ORA. E francamente come sarò domani non mi interessa.

Personalmente, purtroppo, sono refrattaria a qualsiasi buona abitudine. Non sono dipendente né dalle cattive né dalle buone abitudini. Vabbè dalle cattive un po’ di più. Ma non ho routine. Mi si può togliere tutto. E non sono una persona strutturata. E il mio corpo non si convince facilmente.
Hai presente l’effetto endorfina? Basta che fai ginnastica per un certo periodo con regolarità poi è il corpo te lo chiede. Ecco. Il mio corpo non me lo chiede. È empiricamente provato. Lui mi chiede di stare sdraiato a rilassarsi e dormire. Sente il beneficio del movimento. Però fosse per lui… 
Eppure della ginnastica, dello yoga, della meditazione, di sauna e doccia fredda… io ho bisogno. Ne ho bisogno per dare forza, energia, fluidità, equilibrio al mio sistema. E non sto parlando di pratiche depurative. Ne ho bisogno e piacere ORA. Non importa se le mie spalle diventeranno più muscolose (non troppo, please). Meglio se avrò più resistenza. Ma non importa. Importo io. E sì, nel mio muovermi vorrei essere più aggraziata e potente, sentirmi bella. Chissà forse, facendo, succederà. Intanto apprezzo, ogni giorno, ogni movimento. La Grazia si è e si coltiva. Si coltiva essendola.
Se voglio essere bella, fisicamente armoniosa e attraente, posso solo esserlo ora. Così come sono. Bella o brutta non so. Imperfetta e unica sicuramente. 
Posso comunque essere consapevole del mio valore, posso essere fiera del poco o tanto che sono, che mi sono creata negli anni. A quel punto posso trasformarmi. A quel punto trasformarmi non è il mio obiettivo. Può accadere. Ma non sono attaccata al futuro. Vivo e fiorisco nel presente. Semplicemente, mi coltivo. Coltivo le rose del mio giardino. Non sono tenuta a cambiarmi. Non devo compiacere nessuno e nemmeno me stessa. Non devo raggiungere standard esterni. Devo solo essere IO. Mi va di ESSERE.
E questo, bada bene, questo medesimo paradigma, vale allo stesso modo per ESSERE in coppia o ESSERE benestante, essere felice in coppia, essere felice potendomi permettere il meglio.
Solo quello che esiste può crescere. Si toglie tutto il superfluo. Ci si scopre, ci si rivela a noi stessi. Ci si prende, ci si ama. E ci si coltiva.
Così è per ogni qualità dell’essere che si voglia acquisire. La si coltiva. In fondo se la desideri è perché già la SEI. Fa parte di te, dei tuoi valori e probabilmente anche dei tuoi talenti anche se non lo sai.

Se vuoi smettere di fumare, inizia col prenderti cura di te, in altri modi, in tutti i modi possibili. Non combatterti. Accogliti. Sei già quello che vuoi diventare. E diventarlo è più facile di quello che pensi. Basta mettersi sulla strada, la tua strada che sei tu. E poi non badare ai chilometri. I chilometri fatti sono esperienze che ti hanno portato ad essere quello che sei, sono parte di te e ti rendono grande o per lo meno adulta. I chilometri da fare… Sono tanti? Sono pochi? Puoi dirlo? No. Puoi solo sapere che, per la gioia del tuo corpo e del tuo spirito, per la tua crescita personale globale, anche oggi, ti tratterai bene.

A questo punto, mi rendo conto, il gioco si fa duro. È sperimentato, da me e da chiunque si sia posto la questione, che la vita funziona in crescere, in addizione non in sottrazione. Non ce la farai ad andare “via da”. Non ce la farai ad andare via da una brutta abitudine. Forse, ce la fai ad “andare verso”, verso una nuova vita. La motivazione viene dall’andare verso una realtà aumentata, dal desiderio o dalla necessità di crescere. Devi sentirti meglio, essere più serena e fiera di te.
Si tratta, ancora una volta, di essere. Ma quando il gioco si fa duro un obiettivo concreto può aiutare. La focalizzazione concentra a laser la motivazione…
Posso pormi un obiettivo che implichi lo smettere di fumare, smettere per sempre o anche solo per un periodo. Può essere un piccolo obiettivo sportivo o un piccolo obiettivo seduttivo. Fumare è forse, a volte, un bel gesto, ma impedisce l’ossigenazione dei tessuti, la pelle non ne esce bene e anche tutto il resto dell’organismo chiede vendetta. 
Ecco che un obiettivo, un piccolo appuntamento con se stessi e col mondo, aiuta.

Non posso ESSERE pranica, nutrirmi esclusivamente di prana, dall’oggi al domani. Tutti i miei corpi si devono abituare a un nuovo paradigma spirituale e materiale. Devono ritenerlo possibile e devono sperimentarlo come possibile. Devono purificarsi, resettarsi. Compiere un ritiro di training seguiti da una guida esperta è un obiettivo, un obiettivo fattibile, difficile ma fattibile. Essere respiriana è un obiettivo impossibile perché non è un obiettivo. Sei quello che sei. Sapere bene l’inglese non è un obiettivo (conseguire il Proficiency o un altro Cambridge Certificate lo è, fare un viaggio in Australia o a Malta lo è). Sai quello che sai, sei quello che sei.
Non puoi stare sempre a controllarti. Devi fluire con le lingue e fluire con la vita. Devi ESSERE ciò che ti piace essere.
Se senti che ti fa bene una alimentazione leggera, adottala. Ma senza costrizioni o restrizioni. Non è una gara, né con gli altri né con se stessi. Se la prendi come una gara la perdi. È un processo infinito per stare sempre meglio e più connessi con Se Stessi, è un percorso di liberazione e libertà, che permette di attraversare e oltrepassare tutti i propri ostacoli emotivi e mentali. A maggior ragione va portato avanti in libertà.
La vita, affinché ti dia gioia, affinché fiorisca e fruttifichi, affinché ti renda sempre più libero e predisposto alla gioia, va vissuta con gioia, devi e puoi solo viverla con gioia, ora. Per coltivarti con amore devi amare te stesso. Ora.
Io dico al mio corpo fisico: “mangia quello che vuoi, quello che senti che vale la gioia di mangiare”. E al mio corpo emotivo: “tutto ciò che ti piace è lì che ti aspetta, nel negozio vicino casa, puoi mangiarlo ora o un altro giorno, non fa molta differenza”. Ma, certo, il gioco si fa duro, va gestito con fermezza e molta delicatezza, nel rispetto di sé oltre che del percorso che si desidera per sé. E anche qui un piccolo obiettivo aiuta. 
Ad esempio, a breve, essere disponibili per uno shooting fotografico. I fotoritocchi non sono la soluzione. Prima di tutto i fotografi sono vanitosi della loro opera ma si curano con meno scrupolosità dei tuoi difetti fisici, potendo non se ne curano affatto. Secondo, conosco Photoshop che è il modello di tutti i programmi di fotoritocco e so che, a meno di impazzire sul serio, i ritocchi fisici non sono così agevoli, compromettono tutta la foto. Quindi meglio essere in forma!
E così via, attraverso piccole sfide e grandi compromessi… si procede lungo il cammino, per ESSERE, sempre più, ciò che si è.

Come si superano gli obiettivi? Scoprilo nell’articolo successivo!
VAI A > Confondere FARE con ESSERE: il mio errore più grave – PT2

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Silvia Pedri

Silvia Pedri

Silvia Pedri è una libera esploratrice e comunicatrice. Frequenta temi spirituali con esperienza e padronanza. Gestisce un blog di crescita personale e una pagina facebook con, nel 2019, più di 15.000 fan. Offre consulti, scrive, dipinge, fotografa, autoproduce ebook di romanzi saggi e poesie, mp3 di musica e di meditazioni, e video in cui recita se stessa ed eventualmente canta.

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