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Monologhi dell’Utero – Parte 3

Monologhi dell’Utero – Parte 3

Monologhi dell’Utero – Parte 3 1200 628 Silvia Pedri

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Monologhi dell’Utero – Fuori dal patriarcato!

Il Dott. Freud, il tizio che ho contestato nell’articolo precedente, che ancora ti studia occhieggiandoti dai post su Facebook, esprimeva lo spirito del suo tempo, una Europa tra le due guerre mondiali in cui l’energia maschile, ormai fuori equilibrio, dominava in modo incontrastato e mostrava evidenti segni di degenerazione. Nei primi anni del secolo XX, fu creato il concetto di inconscio per esprimerne le aberrazioni, le pulsioni predatorie distruttive incontrollate.
Eppure preoccupazione di Freud (ma quanto si preoccupava ‘sta gente) era curare l’isteria (dal greco “isteros“, utero), la malattia dell’utero si direbbe, la pazzia del femminile. Sicuramente l’energia femminile era debole e instabile, non poteva essere altrimenti tanto era ignorata. Ma successe che l’energia femminile debole non riusciva a sostenere il mondo che ricadde su se stesso. Il maschile era debole. Implose, esplose. Fiorirono perversioni e droghe. Discriminazioni, prevaricazioni, nonché genocidi. Tutto prerogativa dei soli maschi, ovviamente, la sola umanità del tempo. Freud stesso, per tenersi su, fumò, per tutta la vita, un pacchetto di sigari al giorno e ne fu così dipendente da farsi mangiare vivo dal tumore che gli causarono. Nella parte centrale della sua vita, fece anche uso di cocaina.

Credo fosse una sua pulsione inconscia 😉 mai riconosciuta, un suo desiderio, l’ “invidia del pene” che postulò come istanza psichica nelle donne. Forse la “soluzione definitiva”, tanto per usare un gergo dell’epoca, a cui aspirava era un mondo totalmente maschile, narcisistico e omosessuale, come quello a cui alcuni aspirano oggi. Si iniziò solo a partire da Jung, l’allievo che ribaltò la dottrina del maestro e che il maestro disconobbe e bandì, a supporre che la soluzione fosse nell’integrazione non nel fanatismo, nell’equilibrio non nello squilibrio, nel rispetto non nella violenza. Ci voleva tanto? Ci volevano vite intere sacrificate in nome di un po’ di buon senso? Sì. Ci voleva una Rivoluzione di sentimento di immaginazione di pensiero e di azione che ancora ci sta rimestando dentro. Ancora oggi, un secolo dopo, parte dell’umanità corre disperatamente lungo il binario della disumanizzazione. Il transumanesimo promulga tra i tanti suoi strumenti di progresso (o di tortura?) l’ectogenesi.

Monologhi dell'Utero - Silvia Pedri Life Artist

La parola suona strana ma anche lei affonda le sue radici etimologiche nel greco antico. Le descrivo così non ci dimenticheremo mai più il significato di questa operazione: “ecto” esterno, “genesi” generazione. Eccola. Si tratta di introdurre nell’umanità l’opportunità di generare attraverso strutture meccaniche esterne all’uomo, “uteri” esterni, spersonalizzati, privi di vita. Se ne parla ad esempio qua, al minuto 12: altre ricerche non ne ho fatte, l’argomento era troppo raccapricciante per essere frequentato. L’ “invidia del pene” era una fantasia personale di Freud. Evidentemente gli uomini invidiano l’utero alle donne. Con suprema arroganza, se ne fanno uno loro, a loro uso e consumo. Vogliono togliere il potere alle donne e il potere alla generazione stessa, alla nascita, vogliono togliere vita alla vita, che se ne rendano conto o meno. Evidentemente, come direbbero alcuni sciamani, siamo ancora in un “universo predatorio”, e senza esclusione di colpi.

Gli uomini hanno sempre avuto paura delle donne. Il potere durante il matriarcato era così forte, così completo e autosufficiente, che fu quasi inevitabile gestirlo in modo squilibrato tendendo a negare agli uomini ogni diritto e dignità. In alcune civiltà di amazzoni i maschi era utilizzati, sì “utilizzati”, solo per la riproduzione, era perfino vietato innamorarsene. Le energie si riequilibrarono passando da un disequilibrio all’altro, come spesso avviene nelle prove karmiche, individuali o collettive. E nacque il patriarcato. Ma le donne non smisero di fare paura.

Prima di tutto sono poco comprensibili. Non sono lineari, non sono controllabili. Non sono gestibili. Poi sono troppo tanta roba. Non sono gestibili anche per questo. Sono misteriose, vaste, imprevedibili, hanno accesso a intuizioni, a soluzioni, che gli uomini non riescono neanche a sognare. Le donne sognano, non solo metaforicamente. L’utero è anche un organo di sogno, letteralmente. È uno spazio che si affaccia sull’infinito. È l’unico organo cavo interno al corpo che è aperto all’esterno. È uno spazio, generativo, di infinite possibilità.

Il patriarcato ha tolto ogni potere temporale, di decisione e azione, alle donne. Non si sa mai che avessero troppo a cuore la Vita. Non si sa mai che fossero competitor ingestibili, troppo motivate, troppo in gamba. Si sa che sono “streghe”. 😉

Non solo, ma ha tolto anche ogni potere spirituale al concetto di vuoto. L’ “horror vacui”, l’orrore del vuoto, è un concetto che la critica d’arte usò a proposito dell’epoca barocca, di esuberante ricchezza e ridondanza, a volte sfacciatamente esibizionistica. Cosa doveva dimostrare? Cosa doveva coprire?? Ma tutta la civiltà occidentale si può considerare una frenetica corsa all’imposizione dell’energia maschile, alla prevaricazione. Riempiendo tutti gli spazi. Rendendo frenetica l’attività, l’avidità, togliendo ogni vuoto, ogni respiro, ogni centratura, ogni sentire, ogni possibilità di consapevolezza. Il vuoto fa orrore perché è potere, è Spirito.

Gli sciamani toltechi, America Centrale, dicono che il “Nagual“, lo Spirito, sta negli spazi vuoti. In ciò che non sei e non sai (ancora). Gli Yogi dell’India dicono che l’ “Atman“, lo Spirito, sta nella pausa tra una posizione e l’altra, nella pausa tra un respiro e l’altro.
Le grandi tradizioni mistiche sono femminili. In origine c’è il Vuoto. L’Universo è vuoto riverberante di energia, la Creazione, in ogni tradizione del pianeta Terra, è lunare, luminosa o buia per eccesso di luce, è acque che fluiscono, trame che si intrecciano, consapevolezza, piacere sensoriale e sessuale, potere creativo, un utero insomma. (Vedi “La Donna e l’Amore al Tempo dei Miti” pag. 155 e seguenti)

Le mistiche venerano la Dea. Le religioni venerano il Dio. E cercano di fare finta che la Dea non esiste. Ma… forse una Maddalena, selvaggia, colta e inquieta, pericolosa, fuggita nei boschi francesi, una tipa sempre stata poco raccomandabile del resto. Ma… forse una Maria che ha potere di generazione sì ma non certo grazie al suo utero, chissà da dove gli è entrato e gli è uscito quel figlio emanazione diretta del padre, che col padre è uno, così, proprio pappa e ciccia, come Alberto e Piero Angela, nati uno da una costola dell’altro. Maria non può niente senza il Padre. Neanche dire di no al Padre, Signore suo.

Monologhi dell'Utero - Silvia Pedri Life Artist

Le mistiche sono il ricordo del primigenio contatto con Dio. Le religioni sono creazioni umane, di epoca recente, patriarcale.
Gli sciamani toltechi esattamente come gli yogi indiani associano il triangolo con la punta all’ingiù alla struttura energetica femminile. Così “vedono” la donna, così lei è, energeticamente, potenzialmente. La donna più si eleva più è vasta e ricettiva nei confronti dello Spirito, all’infinito. E lo può gestare e partorire.
Il potere della donna si è visto poco perché è stato boicottato dalla Storia. Ma quanto hanno creato, con amore e per amore, quei pochi uteri che non sono stati sfigurati da stupri o anche da semplici condizionamenti, repressioni e contaminazioni di vario tipo!
Hildegarda von Bingen trascorse la vita protetta dalle mura di un monastero e in una delle sue numerose biografie si dice che “fu capace di creare un intero mondo”. Fu filosofa, alchimista, musicista e pioniera della medicina olistica interminabile fonte di ispirazione, ancora oggi, dopo quasi mille anni.

La donna, dicevamo, più si eleva più è vasta e ricettiva nei confronti dello Spirito, all’infinito. Nei confronti dello Spirito e nei confronti di qualsiasi cosa. Sta a lei scegliere. Sta a lei scegliere a che cosa rivolgersi e come e con chi. Sta a lei decidere, contro ogni dubbio e ostacolo, di coltivare il proprio potere personale in una civiltà ancora modellata dai maschi, una società con atteggiamenti maschili, modalità maschili, aspirazioni maschili.

Sta a lei scegliere di non continuare come criceti in gabbia a fare girare la ruota del karma collettivo e individuale da una posizione distruttiva all’altra. Sta a lei scegliere di essere se stessa, pienamente se stessa per il bene e la gioia sua e del mondo: salvaguardare e nutrire la vita. Stare ferma nei propri propositi. Ma astenersi da vendette e prevaricazioni. Rispettare e onorare la vita. Creare mondi e contribuire a creare un universo che non sia predatorio, che sia molto oltre che sia molto altro che sia molto meglio, secondo natura.

Sta a lei assumersi in pieno la responsabilità del proprio potere. E prima di ogni cosa della propria guarigione. E prima di tutto del proprio UTERO.

To be continued. Of course… 😉

LEGGI GLI ALTRI ARTICOLI DELLA SERIE:
Articolo 1: Introduzione. La Questione Femminile sta dentro l’Utero. Utero come organo di relazione. Utero come organo di guarigione. Guarigione per Donne e per Uomini.
Articolo 2: Ricognizione. “Invidia del pene” o “Radiosità creativa”?

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Silvia Pedri

Silvia Pedri

Silvia Pedri è una libera esploratrice e comunicatrice. Frequenta temi spirituali con esperienza e padronanza. Gestisce un blog di crescita personale e una Pagina Facebook con 15.000 fan (2020). Offre consulti, scrive, dipinge, fotografa, autoproduce ebook di romanzi saggi e poesie, mp3 di musica e di meditazioni, e video in cui recita se stessa ed eventualmente canta.

Tutti gli articoli di: Silvia Pedri
2 commenti
  • Provo a commentare questo dotto articolo di Silvia, da maschio, quale sono, e dico subito che non desidero avere l’utero. Non voglio in alcun modo rubare questo importantissimo organo alle donne, perché se lo si vuole avere, bisogna avere nel proprio DNA due cromosomi X. Invece noi uomini abbiamo un cromosoma XY, dove il cromosoma Y altro non è che un cromosoma X a cui manca un pezzo, e quindi noi maschi abbiamo un bel mucchietto di geni in meno rispetto alle donne. Insomma, le donne sono più complete di noi uomini ed è probabilmente per questo motivo che abbiamo meno equilibrio interiore, siamo più fragili e vulnerabili (forse è per questo che siamo cattivi con le donne) e il mondo, presto o tardi sarà nuovamente dominato da loro, almeno questo è il mio augurio personale in questo 8 marzo festa delle donne.

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    Antonio Montanelli 12 Marzo 2020 a 14:06

    Lei dipinge le donne come delle sante, senza colpa alcuna, delle vittime. Mentre l’uomo è un mostro. Non è così. Se le donne fossero al potere ci sarebbero dei pro e dei contro al pari del cosiddetto potere maschile (In realtà il vero potere è in mano ad alcuni uomini e qualche donna, mentre tutti gli altri sono a loro sottoposti). Uomini e donne sono più simili in difetti e pregi di quanto si creda. E ciò a prescindere dal pene e dall’utero. Ecco un difetto prevalente nelle donne è quello di dare spesso la colpa agli altri, uomini o altre donne. Quindi finiamola su questa presunta ma inesistente perfezione femminile. Siamo tutti esseri umani.