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Reggere il senso di colpa di essere Felice

Reggere il senso di colpa di essere Felice

Reggere il senso di colpa di essere Felice 960 614 Silvia Pedri

Estate tempo di aria aperta e movimento. Primavera no. L’estate invece sembra che riceva il benestare di tutte le autorità più autorevoli e possa fare il bello e il cattivo tempo e noi con lei.

Possiamo allenarci. Possiamo rinforzarci.

Sarebbe bello incontrarsi, nel senso proprio di incontrare se stessi, fare finalmente la propria conoscenza, con calma, apertura e disponibilità, con curiosità, con piacere, con amore, e avere cura del proprio equilibrio, darci ciò che ci manca, rinforzarci laddove siamo deboli.
In questi giorni io sto facendo il sollevamento peso del senso di colpa dell’essere felici. Sembra un gioco di parole ma non lo è affatto.
La Gioia è leggera, beata lei, parente prossima della Beatitudine alata. La Felicità invece, a volte, pesa, è tanta roba, è imbarazzante, ingombrante, è disagevole. Non la si digerisce, non la si regge. È un fatto anche di abitudine. O più precisamente di fedeltà, fedeltà alle proprie abitudini, a se stessi, al proprio clan famigliare o amicale…

Mentre stavo colorando il mandala della Farfalla, mentre le ali stavano nascendo dispiegandosi colore dopo colore e fremevano in giochi di movimenti di volumi tensioni e profondità… io ero tutta un tormento, imbozzolata e contorta nel mio verminoso e vergognoso disagio.
Finalmente. Finalmente ero riuscita a ritagliarmi un tempo solo per ciò che più desideravo fare e avevo preparato e programmato da tanto. Ero lì nell’ambiente giusto, temperatura giusta, luce giusta, silenzio o musica. Colore. Sperimentazione, esplorazione. Creazione. Nascita. Farfalla. Per un sacro ritaglio di tempo, ero finalmente fuori dal devodevo.
Non ero abituata. Non riuscivo a starci.

Reggere il senso di colpa di essere felice - Silvia Pedri

Copyright @poetagoddess

La Farfalla nasceva tenace sotto le mie mani. E anche io, tenace bruco, mesto e inconsapevole, stavo mutando, evolvendo. Perdevo il pelo e mi accorgevo del vizio. Mi dibattevo cieca nella speranza di trovare ali… Questo è crescere, riconoscere i vizi, accorgersi, liberarsi, nascere. All’improvviso, il giorno dopo, ho capito. Non riuscivo ad accettare il costo, non avevo le palle e i muscoli per reggere il peso della mia Libertà, della meritata Felicità. Avevo sempre riempito le mie giornate di un devodevo dopo l’altro, sistemati uno dopo l’altro appositamente in una sequenza tale che mi fosse impossibile eseguirla. Apposta. Così ero sicura che non avrei fatto quello che dovevodovevo e sarei rimasta con il costante, stabile, noto, affanno, il ronzio cacofonico, la vibrazione viscerale, costante, sorda e doloroso, il rumore di fondo del senso di colpa. Ma meglio il senso di colpa abituale, per non avere fatto abbastanza, per non essere abbastanza, che il senso di colpa, quello sì, oltraggioso, ingestibile, nuovo, per essere felice, per vivere semplicemente ogni momento al momento giusto nel posto giusto e godermelo.

Per un giorno sono rimasta nel mio bozzolo e ogni parete del bozzolo mi rimandava un disagio diverso, mi rimbalzava sul muso la mia allergia alla Felicità, e ogni muro mi faceva sentire stretta e sciocca, tra i devodevo e i vogliovoglio, in una danza frenetica in cui non si va mai a tempo e non si apprezza mai l’armonia perché l’armonia non c’è, si è fuori fase, fuori tempo presente.

Il giorno dopo mi accorsi che vedere per la prima volta, sentire su di sé, in modo semplice e crudo, per la prima volta, questa dinamica, aveva creato un distacco, una disidentificazione, una distanza, una nuova possibilità, una nuova libertà. Mi accorsi improvvisamente che ne ero fuori. Ero fuori da questo asfittico stupido bozzolo. Potevo muovermi. Potevo muovermi meglio, in sintonia, in armonia, nel pieno rispetto di me, di tutti i miei devo e di tutti i miei voglio.

E qualche giorno dopo fu un grande giorno. Arrivarono i colori professionali e mi consacrai al Leone e allora fu Festa e fu Forza e fu Amore e fu Sesso… Ma questa è un’altra storia! To be continued.

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Quando un mandala si colora, finalmente si attiva, diventa un corpo vivo.
Questi mandala, da cui prendo ispirazione per questa serie di articoli, sono colorati seguendo l’ispirazione dello Spirito e dei colori che uso.

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Mandala farfalla - Silvia Pedri

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Silvia Pedri

Silvia Pedri

Silvia Pedri è una libera esploratrice e comunicatrice. Frequenta temi spirituali con esperienza e padronanza. Gestisce un blog di crescita personale e una Pagina Facebook con 15.000 fan (2020). Offre consulti, scrive, dipinge, fotografa, autoproduce ebook di romanzi saggi e poesie, mp3 di musica e di meditazioni, e video in cui recita se stessa ed eventualmente canta.

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1 commento
  • Devo ammettere che m’incanto sempre nel leggere gli scritti di Silvia Pedri, non solo per la sua padronanza linguistica che è veramente notevole ma soprattutto perché è imprevedibile, non sai mai che cosa scriverà nella riga successiva.
    L’argomento di questa volta è il senso di colpa, che effettivamente può colpire sia la donna cicala che la quella formica. La prima perché si è presa la libertà di fare ciò che desiderava, magari da tanto tempo, e ha trascurato il dovere e la seconda perché con tutto il lavoro che ogni giorno ha da fare non riesce mai a finirlo tutto.
    Ma qui Silvia ci stupisce nuovamente, perché nella sua agenda ci mette appositamente così tanta roba che è impossibile sistemarla tutta. Provate a pensare ad una donna che vorrebbe fare entrare il suo intero guardaroba in una sola valigia. Impossibile. Ma in questo modo lei ha la possibilità di sistemare ciò che più le aggrada e di lasciare indietro le cose che non le danno gioia. Semplicemente geniale!