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Il problema non è cadere innamorati.
Il problema è stare.

Suvvìa è stato un inciampo. Capita a tutti.
Sei caduto di faccia. Naso ammaccato, denti schizzati via.
Uno spettacolo…
Suvvìa ricompòniti. Non vorrai restare in questo stato per sempre. 
Come? Sì…? Stai lì carponi, come le pecore?
Chi gatto lo avrebbe mai detto!?
Questi esseri umani!
Che coraggio.
Vuole restare innamorato lui… Vuole vedere il mondo da una prospettiva diversa…
E certo che non è facile!
Ci vuole follia, passione, audacia, sconsideratezza, genio, in una parola… amore!
Non basta fall in Love, cadere vittima del suo incantesimo. Bisogna insistere, resistere. Non basta inciampare, errare. Bisogna perseverare.
Il problema non è cadere. È stare.
Scomodi. Tremanti.
Squarciare le proprie illusioni, penetrare la realtà e viverla fino in fondo, bella e brutta che sia, buona e cattiva sorte, restando sempre connessi con se stessi e con l’altro.
Ma l’essere umano lo sa.
Solo così si può vivere felici.

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Ma hai più paura di perdermi o di prendermi?

Se mi perdi, perdi tutto.
Se mi prendi, perdi tutto.
Se mi perdi, perdi tutto quello che hai sempre desiderato (o almeno hai desiderato da un po’) e tutto quello che potresti avere, ora.
Se mi prendi, perdi tutto quello che hai ora.
Sei tu pronto a perdere te stesso? Sei pronto a smarrirti in territori sconosciuti? Sei pronto ad allentare la presa su ciò che credi di sapere, di essere, di volere? Sei pronto a scuotere i tappeti delle tue abitudini, pieni di peli e di pulci? Ad aprire le finestre, fare entrare l’aria, il sole, il profumo della primavera e dei miei ferormoni?
No?
Ehh ti capisco.
Sei tu pronto a prendermi e in questo modo a rischiare di perdermi e di perdere tutto quello per cui, ora, tu, stai rischiando tutto!?
No?
Ehh ti capisco.
Stai con la tua paura di perdermi e di prendermi ancora per un po’. Facciamo pure un quarto di eternità.
Non ho impegni urgenti.

Scatto di Marco Ro

La verità non è che ti ama.
Non è che non ti ama.
È che si sta cagando sotto.

Allora figliola, facciamo il punto.
Se ti amasse, ti amerebbe. Ti parlerebbe, ti vedrebbe, ti toccherebbe, ti aspetterebbe e ti verrebbe a prendere. Non ti ama! È un libero pensatore in libera uscita in bella mostra di sé.
Se non ti amasse, non ti amerebbe. È chiaro che ti ama! Ti ama. Ti chiama. O per meglio dire, ti punta silenzioso, dietro alle sue trappole di tarantola. Senti il suo respiro pesante su collo, anche se lui si trova a 200 km di distanza, senti il suo piacere, il suo desiderio, la sua eccitazione, la connessione stabile, le cadute emotive…
Sei tutto per lui.
Lui vorrebbe che tu fossi tutto. Per il momento non sei niente.
Perché gli uomini, in questo senso, sono un po’ come i gatti. Ciò che non è reale non esiste. E finché non esiste non mette paura.
O quasi.

Non capisco perché dobbiamo stare separati e soffrire quando possiamo soffrire stando uniti.

Uniti non si soffre il freddo.
Uniti fa calduccio. Pelliccia contro pelliccia.
Uniti ci si capisce anche se non si parla, solo con il calore del corpo.
Uniti ci si può voler bene.
Uniti si sta bene. Ciccia contro ciccia.
Uniti ci si pestano i calli, ci si scambia i pidocchi, si litiga sul cibo nella medesima ciotola.
Ci si conosce.
Ci si perlustra. Si fa esperienza.
Si entra nella pelle dell’altro. Si superano i confini, i limiti, i blocchi, le incompresioni.
Si rischia. Si capisce se c’è sintonia oppure no, o se ci può essere oppure no.
Si è se stessi. Si è liberi.
Però è vera una cosa. Da vicini la pelle non la salvi.
Metti che lui ha un coltello e un poco di fantasie.
E ne esci scuoiata.

Scatto di Marco Ro

Sei parte di me. Mi sei nel sangue.
Praticamente sei un embolo. Non puoi partire.
O perdo la testa.

Uno con le proprie malattie ci deve fare i conti. Bisogna regolarsi. Certe cose non si possono più fare. Metti ad esemio i pensieri. Non è che ti puoi più permettere di pensare liberamente. Eh no. I pensieri di ansia fanno passare dallo stadio cronico della malattia allo stadio acuto terminale isterico-paranoide.

I pensieri di ansia li riconosci subito. Sono quelli delle partenze intelligenti. Secondo loro, secondo i tuoi pensieri, è sempre una partenza intelligente. Ogni momento è buono per loro. C’è il capo famiglia, Grande Capo Ansia Suprema Augh, il patriarca. Lui, la sua macchian scassata e rumorosissima e i suoi 15 figli e le sue grasse e strabordanti, pettegole, mogli. Credono di venire in vacanza da me. Lo crede perché spesso trova posto e i bambini trovano da sguazzare con i loro squali di gomma attaccati attorno alla vita (ansiosi di annegare sul bagnasciuga).

L’ho messo in fronte, legato coi nastrini alle orecchie, il cartello “vietato l’accesso ai signori pensieri ansiosi”. Ma quelli se ne fregano. È gente molesta. E ignorante. Non sa leggere. Cafoni. Vengono e infestano. La loro e tua fortuna è che sono una famiglia molto unita. Basta avere il coraggio di prenderne uno per le orecchie e dissuaderlo con torture cinesi greche e turche… che tutti si agitano, oppongono strenua resistenza alle fini argomentazioni, ma poi crollano fulminati a uno a uno, da bravi.

Per avere a che fare con malattie serie come l’amore bisogna sapere ridere. L’amore è una cosa serissima, un brutto male. Si sa che l’amore è un sentimento eterno e non gli si può sfuggire. Eterno è una cosa seria. Significa prima del prima e dopo il dopo. Anche. E mentre. Una malattia post-mortem praticamente. 

Per questo è tassativo ridere e farsi buon sangue, pulito da parassiti e virus paranoidi, forte di ferro e di coraggio.
Tanto, qualsiasi cosa accada, la testa l’hai già persa.

Cosa faresti per amore? Tutto.
Solo che non so da dove cominciare.

Mica scherzo.
Se faccio sbaglio. Se non faccio sbaglio.
Se sono spontaneo non ho il controllo della situazione.
Del resto, che controllo potrei avere su situazioni nuove, che non conosco!?
Da quando ho capito che l’amore è una cosa semplice, ho iniziato a sentirmi estremamente stupido.
Io farei di tutto per amore.
Ma che qualcuno mi dica che cosa!

Grazie. Averti incontrato mi ha veramente cambiato l’esistenza.
Ho detto “in meglio”?

Le ossessioni, le fobie, le paranoie, gli isterismi, le schizofrenie, le depressioni nonché i collassi, le euforie intermittenti e le ansie continuative… sono state le esperienze più interessanti e istruttive della mia vita.
Peccato che d’amore non si muore e nemmeno si guarisce. Ci avrei fatto anche un pensierino.
In genere si resta lì appesi.
Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie.
Si sta come nel bozzolo a testa in giù le farfalle.
Col sangue alla testa.


Hai mai provato a chiedere aiuto al tuo gatto per i tuoi mali d’amore?

Io sì. E ti assicuro che mai nessuno è mai stato così illuminante, acuto, preciso … e divertente!
Il suo punto di vista concreto e spregiudicato è stata l’esperienza più liberatoria che abbia mai fatto. 

Il breve estratto che ti ho riportato sopra fa parte del mio ebook “Gatto Zen e l’Amore” 😻. Se leggerlo ti ha incuriosito, lo trovi nel mio shop.


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Author

Silvia Pedri esplora la vita liberamente e la comunica in modi artistici. Frequenta temi spirituali con esperienza e padronanza. Gestisce un blog di crescita personale e una Pagina Facebook con 16.000 fan (2021). Offre consulti, scrive, dipinge, fotografa, autoproduce ebook di romanzi, saggi e poesie, crea mp3 di musica e di meditazioni e video in cui recita se stessa ed eventualmente canta. Se vuoi sapere di più su esperienze e competenze, clicca sull'icona di LinkedIn.

1 Comment

  1. È sempre bello per me leggerti Silvia, specialmente quando parli d’amore, perché c’inserisci tanti di quei paradossi che alla fine non ci si capisce se l’amore è bello o non è bello, se val la pena di viverlo o restarne fuori.
    Certo che un bel po’ di curiosità riesci sempre a crearla e qui sta la tua bravura. Val la pena ad amarti, così come sei.

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