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“When I’m good, I’m very good,
but when I’m bad, I’m better.”
(Mae West, dal film I’m no angel.)

(…) Mi ripetevo che l’esperienza sarebbe dovuta servire a qualcosa, dovevo cogliere l’insegnamento. Dovevo almeno imparare ad astenermi dal giudicare. Io stessa avevo fatto cose incredibili. E non in senso buono. Tutto può essere. Tutto può accadere. Tutto può nascondere una misteriosa, stupefacente, inaspettata verità, un meraviglioso e arricchente percorso di sfide e autoindividuazione. Tutto può essere provvidenziale. Tutto può portare alla crescita, al risveglio o alla resurrezione. Va tutto bene.

E invece non riuscivo ad astenermi dal giudicare e quindi dal condannare, dal ferire me stessa. Avevo fatto cose incredibili e intollerabili ai miei occhi. Anche il mio grande amore del passato, che io tenevo nel cuore come un santino, che idealizzavo per la sua capacità di comprensione e il suo amore incondizionato, mi aveva a suo tempo condannata. Mi aveva detto in un’occasione che non potevo sostenere che facevo l’amore a pagamento ma non ero una puttana, come dire che avevo ucciso un uomo ma non ero un assassino.

Certo che no! Non sono un assassino solo perché ho ucciso un uomo. Non mi metti, non mi mett, un’etichetta sulla vita. Non mi identifico con i miei errori. Ho capacità di scelta e scelgo la vita. Scelgo me stessa. Scelgo di stare bene.

Sono più grande del mio passato. Sono più grande anche del mio presente.

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Un pomeriggio di qualche anno fa invitai un amico milanese in una gelateria di Bergamo molto rinomata. Ero felice dell’occasione di tornare nella mia vecchia città, emozionata come una bambina un giorno di festa. Erano passati ormai più di tre anni da quando me ne ero andata. E non ero più tornata. Gli feci fare il giro di tutta la città, lo portai a visitare la zona dell’università, mangiammo il gelato. La sera prendemmo la macchina e ripartimmo. Avevo il magone a lasciare Bergamo. In macchina, in silenzio, guardavo le luci che scorrevano via e il buio della strada davanti a noi. Milano che avanza. Si avvicina. Stavo rivivendo il momento di passaggio, il terribile momento in cui dovetti lasciare una città per un’altra, un’età per un’altra. Stavo rivivendo anche quello che mi avrebbe aspettato, i viaggi in macchina attraverso il nulla, il buio e le luci della notte, trasportata chissà dove, la sconfinata periferia urbana. Mi venne da piangere, in macchina, a fianco al mio amico.

Cercai di trattenermi ma, dopo un po’, non ne potei più. Scoppiai in un pianto a dirotto, amarissimo, dolorosissimo di compassione e pena per quello che ero stata e che mi era capitato. Avevo pena della ragazza di allora che non sapeva nulla del mondo, che era stata bene a Bergamo e veniva a Milano, senza sapere quello a cui sarebbe andata incontro, quello che le avrebbero fatto e che si sarebbe lasciata fare.

Sangue del Drago – China su carta
Silvia Pedri

Ho rotto un argine. Ho sconfinato nella parte buia della Terra, ho attraversato l’Inferno, ho visitato un oltre, ho sondato la mia ombra. Ho conosciuto me stessa. Ho creato me stessa. Da meno di zero.

Ho oltrepassato la vigliaccheria, l’ottusità, la cecità, il conformismo. Sono stata fuori legge per circa un anno e non me ne sono neanche accorta. E, mentre ero fuori legge, non ho mai fatto del male a nessuno.

Non c’è niente da dovere dimenticare o da dovere emendare. L’episodio stesso svanisce da sé dalla memoria quando, dopo avere portato i suoi insegnamenti, doni al presente e al futuro, diventa passato. Il passato è passato, trascorso.

I doni sono la conoscenza di sé, l’amore per se stessi e, infine, come conseguenza di entrambi, la creazione di sé. E poi la straordinaria forza che si produce nel sopravvivere e lottare per andare oltre ai traumi.

Da un viaggio, da qualsiasi viaggio che possa definirsi tale, non si torna mai come prima. Si torna migliori perché si è fatta esperienza. Si è stati obbligati, per adattarsi alle diverse situazioni, ad acquisire nuova conoscenza, teorica e pratica. Si è stati costretti, per uscirne vincitori, a trasformarsi.

L’unica mancanza che si può avere nei confronti di se stessi e nei confronti altrui, l’unico peccato morale e mortale, per tutti gli uomini, è quello di non imparare dalle proprie esperienze, di non fermarsi mai a riflettere, di non scegliere la vita e di non desiderare la felicità.

Silvia Pedri con Uovo di Drago
fotografata nel 2021 da Raffaello di Lorenzo

Alcune ferite sembrano non rimarginarsi mai. Per anni ho cercato di perdonarmi e di perdonare con diligente buona volontà e scarsissimi risultati. Poi me ne sono dimenticata e non me ne sono più occupata. E ho continuato, imperterrita e tenace, a lavorare per la mia realizzazione, la mia autostima, la mia autonomia, la mia completezza, la mia pienezza. La mia crescita interiore.

Se adesso posso raccontare questo periodo della mia vita è perché ormai è diventato altro da me, non mi disturba più. Si è staccato da quello che sono io.

Da piccola conoscevo una storia in cui si diceva che un giorno, all’alba dei tempi, quando la Terra era ancora giovane, gran parte del male che c’era sulla Terra si staccò. Il bene aveva occupato tutto lo spazio disponibile.

Il male allora, dalla rabbia, si condensò e andò a formare quella che la sera ancora oggi noi possiamo contemplare, la luna. Ecco, questa è la mia luna, il mio più grande satellite. E se la contemplo, nel silenzio della notte, ancora mi dà ispirazione.

Sono passata attraverso questa esperienza per viverla. Ci sono ripassata per comprenderla e liberarmene. Fare luce, sciogliere i lacci che l’anno creata e succhiare tutto il potenziale energetico che ne è sprigionato.

Ho camminato nella Valle Oscura. Adesso non temo più alcun male. Sono nella Luce. Più è buia l’ombra, più è forte la luce del sole che la produce. La fatica è uscire dall’ombra. Il premio è la luce del sole. Più vertiginosa e profonda è l’esperienza, più intensa e potente è la spinta evolutiva.

Ciò che normalmente consideriamo e chiamiamo “male” di fatto non è altro che il riflesso della nostra paura, della nostra incapacità di andare oltre. E’ l’espressione di un tabù sociale: un indicibile e innominabile Oltre. Un confine che vestiamo di condanne e di stereotipi.

Il male, come ogni viaggio che si rispetti, è utile, è formativo. Mostra realtà, interiori ed esteriori.

Obbliga a delle scelte. Il male serve per scegliere il bene. L’esperienza bruciante del male patito e agito serve da perpetuo deterrente, mònito e guida. Solo il Bene è costruttivo.

Vivere la desolazione e la morte dell’anima e perdere tutto serve per aprire un nuovo corso. Perdere tutto è il modo più veloce e sicuro per lasciarsi tutto alle spalle e avere tutto il Mondo davanti a sé. Puoi tutto perché non hai passato. Non hai condizionamenti. Non hai più niente e sei libero.

Anche su questo piano si misura il coraggio. Il coraggio è la forza di riconoscersi e rispettarsi. La forza di essere unici e irripetibili, indispensabili e insostituibili tessere dell’infinito mosaico umano; e la forza di rispondere all’appello di tale unicità e tenere fede al nostro cammino, al nostro destino, al nostro modo di essere.

Se non lo si desidera, non si resta rancorosi per tutta la vita. Si va oltre. Si capisce. Si comprende. Si perdona. Ci si perdona. Tutto viene curato dall’Amore. L’amore crea poi l’humus necessario a coltivare la gioia, l’entusiasmo. La gioia, l’entusiasmo e la gratitudine di essere vivi e di essere se stessi.

Telegram Silvia Pedri

Si è sempre liberi di crescere. Si ha sempre forza a sufficienza per decidere di migliorare la propria condizione. Qualsiasi essa sia. La progressione che ci aspetta è infinita. Il percorso è carico di frutti. Il libero arbitrio è la possibilità di concentrare tutte le forze nella crescita e nella liberazione.

Non si può passare tutta la vita senza amore. La carenza urge, urla di essere colmata. Fino a quando non lo sarà, continuerà a mostrarsi e segnalare in modo sempre più bruciante e insopprimibile il suo carattere di priorità. Se qualcosa ci manca, nessuno è in grado di darcela. Nessuno ha la chiave. Solo noi abbiamo la chiave. Sta a noi scegliere. Se proviamo compassione, affetto, tenerezza per noi stessi e considerazione per i nostri sforzi e il nostro coraggio, se produciamo e scambiamo amore, i grumi di dolore a poco a poco si sciolgono e ci lasciano liberi.

Non si può continuare a fare respiri brevi solo per non incorrere mai nel pericolo di incontrare qualche spina, attorno al cuore, a minacciarci. Non si può permettere a queste spine di spaventarci, di farci da carceriere e guardiano. Si va oltre. Saremo noi a minacciare lei, la nostra spina, i nostri traumi, le nostre paure, i nostri limiti.  A guardarli da fuori. Da oltre.

Dopo un viaggio nei propri Inferi non si acquisisce solo l’immunità a quel tipo di dolore e a quel tipo di pericoli. Si acquisisce la libertà.

Il sangue del drago rende immortali.

Persefone diventa regina dopo essere discesa negli Inferi. Prima era solo una bambina che si dilettava a cogliere fiori, serena in quanto inconsapevole, ma proprio in quanto inconsapevole priva di qualsiasi potere creativo. Priva di conoscenza, di conoscenza di se stessa, e quindi di qualsiasi dominio o padronanza di sé e della vita.

“Ma nella vita si fanno sempre gli stessi errori? Se sei bravo e veloce nell’apprendere ne puoi fare anche di diversi.”
(Valentina, la protagonista del romanzo)

Hai appena letto (o ti converrebbe farlo;) l’epilogo del romanzo “Il Sangue del Drago”, Silvia Pedri, scrittura ed editing 2015. Mai pubblicato.

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Author

Silvia Pedri esplora la vita liberamente e la comunica in modi artistici. Frequenta temi spirituali con esperienza e padronanza. Gestisce un blog di crescita personale e una Pagina Facebook con 16.000 fan (2021). Offre consulti, scrive, dipinge, fotografa, autoproduce ebook di romanzi, saggi e poesie, crea mp3 di musica e di meditazioni e video in cui recita se stessa ed eventualmente canta. Se vuoi sapere di più su esperienze e competenze, clicca sull'icona di LinkedIn.

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