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Arte

Intervista a Joan Mirò

Intervista a Joan Mirò 1500 895 Silvia Pedri

da “Il segreto della felicità“…

Intervista (medianica) a Joan Mirò – pittore e scultore  (Montroig, Barcellona 1893 – Palma di Maiorca 1983)

 

SILVIA: Perché mi sta così vicino, così proteso verso di me?
JOAN MIRÒ: È un peccato stare lontani se si può stare vicini, capisci. Se io sto lontano sono formale, allora ti parlo delle tecniche di miscelazione e stesura del colore, e bla e bla, parlo con la mente. Perché dobbiamo parlare con la mente, chi ci obbliga? È senza dubbio più noioso, meno creativo. Io non lo uso mai. Tu parli con la mente e non va bene. Non si parla con la mente e non si parla col cuore, si parla con l’anima, è questa la visione dell’artista, la globalità percettiva.

S: Va bene anche per gli intellettuali?
JM: Gli intellettuali hanno un difetto: sono intellettuali. Perché gli intellettuali, quelli furbi intendo, non vogliono definirsi tali? Per non essere rinchiusi in uno stereotipo di presuntuosi. E perché quelli furbi sanno che l’intelletto non deve avere supremazia. Vedi, gli artisti hanno fatto una cosa molto importante: hanno tagliato il linguaggio, sì, proprio come tagliare via la lingua. E allora tutto si dischiude, tutto si rivela.

S: Lei rappresenta sempre i genitali…
JM: I genitali sono la vita, bambina, il mistero. La meraviglia della vita. Bisogna abbandonarsi. Tu scrivi, e dici tutto di te, tutto del mondo che conosci e va benissimo. Tutti gli scrittori lo devono fare perchè non c’è nient’altro (che valga la pena di essere scritto) al di fuori di loro stessi. Non è compiacimento se è sincero. Il segreto è la sincerità, io sono così, e se così opero c’è un motivo che trascende il mio piccolo ego, lo sento, sento di farlo. Questi sono autentici tesori. Gli scrittori non fanno altro che dare il buon esempio: guardate un po’ se anche voi ne avete di tesori… Oh, sì che ne avete! Che belli!

Ognuno li ha. E ognuno potrebbe essere artista, inventore di congegni elettronici, scalatore di vette, disegnatore, poeta… Ognuno HA una vetta e dovrebbe percorrerla. Non è il Medio Cielo astrologico, che indica la realizzazione professionale. NON è finalizzato. SEI tu. In Astrologia Arcaica è espresso più chiaramente: che tipo di energia predomina in me? Sono un alpinista o un poeta?

Andare dove nessuno è mai stato vuol dire semplicemente percorrere il proprio sentiero, che è esclusivo, per l’appunto! Bisogna avere la mente vuota per percepire con interezza. Gli artisti visivi sono agevolati in questo.

 

Mirò - Ballerina spagnola

Mirò – Spanish Dancer

S: Ma come fate a non preoccuparvi di nient’altro che della vostra arte?
JM: Tesoro, si lavora, si lavora tanto duro che si finisce col non vedere nient’altro che la propria arte. A quel punto, la tua arte sei tu.

S: Vuol dire che la mia amica Ines potrebbe mettere su una fabbrica di candele se solo volesse?
JM: Certo. Ti ripeto, certo. Solo che non glielo possiamo dire noi come fare. Per il semplice motivo che NOI non lo sappiamo. È la sua mente che produce (perché contiene) il suo futuro, solo lei può. Spetta a lei sapere il ‘come’ e il ‘se’. ‘Se’ non vuole, certo, è un altro discorso. Ma lei lo vorrebbe.

S: Il problema è che crescere fa paura.
JM: Crescere cambia tutta la prospettiva. È come abituarsi all’aria rarefatta di ossigeno a 6000 metri. È un’altra vita. È smettere tutto e ricominciare. Pensa a quando si cresce, si è prima bambini, poi adolescenti, poi adulti. Pensa a chi cambia lavoro. Bisogna cambiarlo, lo sai, sei lì che aspetti… aspetti cosa? …di cambiarlo! Devi perdere tutto.

S: È vero il detto yoga “solo quando si è disposti a perdere tutto, allora si può avere tutto”?
JM: Certamente. Quando sei disposto a perdere tutto, virtualmente HAI perso tutto e puoi solo ricominciare. Non c’è niente e dico niente di più eccitante di perdere tutto. No, non parlo di azzardo, parlo di rischio. È tutta un’altra vita. È così che funziona. Se vuoi una spiegazione intellettuale non chiederla a me. Ma gli intellettuali sono tanto tristi! Non sanno andare oltre la loro mente. Superare i limiti della mente è superare se stessi. I limiti della mente sono le paure, “io non ce la faccio”. Sono il razionalizzare i disegni emotivi, se vuoi una bella definizione. E questo è un limite feroce, credimi. Significa giustificare con tanto di bolla e diploma le indisposizioni emotivo-affettive. Bisogna capirle, non giustificarle. Il detto yoga è così suggestivo perché di per sé è un orizzonte nuovo, ne è il preannunciamento, dice: ” Se fai così, l’orizzonte nuovo è una certezza. Sei disposto?”

La paura della perdita e la paura della conquista sono la stessa cosa. Io non vi riconosco altro se non una sofferenza affettiva. È il ragazzo che cresce, parte da casa per andare a vivere da solo. “Mi vorranno ancora bene?” Come se non ne arrivassero altri ad amarci! Tutti ce l’hanno questa paura. È l’unica cosa che ci frena.

S: La paura di perdere tutto è la paura di morire?
JM: No, non confondiamo le cose. La paura di morire è altro, ne parliamo un’altra volta. La paura di perdere tutto è la paura di morire abbandonati.

Ascolta: il rischio non è incontaminato. Non significa buttarsi nel vuoto e sapere che ci salveranno. No! Siamo sulla Terra per essere avveduti. La fabbrichetta di candele si costruisce e si sviluppa lentamente , tanto più velocemente e solidamente in proporzione al lavoro che ci dedichi. Per tutti è così. Il rischio vuol dire percorrere una strada che nessuno ha mai percorso perché semplicemente era la tua! Il rischio è la direzione giusta. Se è giusta è giusta al passato, quando si manifestano i talenti, al presente, quando si opera per la sua realizzazione, e al futuro. È giusta come germe e come sviluppo. Crescerà sana e rigogliosa.

La solitudine non è un deterrente valido. Li trovi gli amici quando sai fare tante cose! Quando hai COMPIUTO le tue opere, il mondo le VEDE, e poi se ne stupisce! Tu no, per te tutto è dovuto perché è normale, tutto ciò ti appartiene da sempre.

Il Segreto della Felicità è la strada maestra, la tua. Tesoro, quando sei creativo sei così felice che l’amore non ti manca. Sei felice e la Felicità include l’amore, è fatta della stessa sostanza, è solo il punto di vista ad essere diverso, un po’ più settoriale, molto umano. La Felicità è una preoccupazione molto umana. Ma è giusto così, bisogna tendere a qualcosa, porsi i problemi, sapere dove andare. Per sapere dove andare bisogna porsi la domanda: “Qual è la Felicità per me?”

Ci vuole molta libertà per capirlo e anche in seguito per viverlo. Io sono diverso da tutti gli altri e questo si deve vedere. Non è ostentazione, è verità. Io faccio il mio cammino che mi spetta e sono felice.

Allora non mi preoccupo più di niente, allora è beatitudine. Panismo, veramente. La mia appartenenza è la natura umana vs. quella divina. Io creo l’uomo, io mi preoccupo dell’uomo, Dio di Dio (e dell’uomo). Io non penso a Dio, io sto bene tra i miei simili. Perché sto bene con me. Non ho niente da recriminare a nessuno. Se qualcuno mi pestasse un callo che m’importa, mica mi mozza un piede. Ci sono sempre persone cattive, stupide, ma non mi riguardano, non mi riguarda. Io, che sono al di là del bene e del male, sono Buono! La mia è una forza primordiale, nel senso più vero e sacro del termine. Io sono Dio, Io sono già Dio.

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estratto da “Il segreto della felicità”.

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***

CONSIGLIATO PER TE: Regressione guidata per la felicità in amore


Lo strumento che utilizzo ogni giorno con successo nel mio lavoro.

Una meditazione di rilassamento profondo con induzioni ipnotiche per la regressione ad altre vite e ad altri spazi-tempo, espressamente riadattata per poterne fare un uso individuale e formulata per la liberazione dei blocchi nella sfera affettiva.

La mia voce ti guiderà e ti porterà a prendere il massimo delle risorse di volta in volta disponibili per costruire la tua felicità in amore, trovare l’amore giusto e goderne. È una meditazione di discesa: consiglio di praticarla prima di dormire. Il sonno sarà direzionato dall’intento di ricerca e crescita e sarà un momento importante e allo stesso tempo dolce di guarigione.

 

Silvia Pedri - Artista

Fumi e profumi di Venere

Fumi e profumi di Venere 1904 990 Silvia Pedri

M. mi prepara una sigaretta. Chiede se si può fumare. Io dico è casa mia faccio quello che voglio. lo dico come se avessi 14 anni e avessi “okkupato” casa ai miei. E invece ne ho 41. E di fatto, sì, si direbbe casa mia visto che la occupo, legalmente, da quasi vent’anni. Il discorso non fa una grinza.
Mi chiede se ho mai fumato. Gli faccio l’elenco delle cose che ho fumato in vita mia. (E i miei ora si tappino le orecchie e gli occhi). Mi dice no non intendevo questo intendevo se hai mai fumato come abitudine. Noo, come abitudine no. Mi riesce difficile perfino pensarlo. Anche lui mai. Posso dire ho smesso ho ricominciato, dice, in realtà non ho mai smesso e mai iniziato.
Dicono che fa male ma sono le porcherie che mettono dentro per creare dipendenza che fanno male. Sicuro, rispondo io. Sfondi una porta aperta. La finestra invece resta chiusa perché ho freddo e il profumo di tabacco mica mi dà fastidio.
Dicono che fa male ma fa più male la scritta che ci mettono sopra. Sicuro, rispondo io. Ho visto sciamani, in Amazzonia, che fumavano regolarmente, altri che, per amore del tabacco, dello Spirito del Tabacco, fumavano incessantemente. Se lo fai com amore, non fa male. Se lo fai con amore, non crea dipendenza.

Un giorno il mondo sarà così, rifletto e sogno ora che scrivo.
Se mangi con amore, e solo con amore per amore, non fa male, mai, e non crei dipendenza. Ogni volta è una scoperta, un piacere, un incontro, una avventura, una “droga” che sballa con delicatezza.
Se ami con amore non crei dipendenza e non soffri di dipendenza.
Eccetera eccetera eccetera.
E ogni cosa avrà Senso e Meraviglia.

Silvia Pedri - Artista

M. cerca nel suo portafogli. Lo richiude soddisfatto e inizia ad armeggiare.
“Mi fai fumare un biglietto dell’ATM.” dice la raga preoccupata per la siga.
“Naaa. È che non ho filtri.”
“Questo lo avevo capito.” dico ironica, e forse il doppio senso lo capisco solo io ma mi piace.
“E’ solo per tenerla in mano.” Risponde lui. “Altrimenti si spaparananza. Si spappola tra le dita. Si spoltiglia dopo due giri.” Fa due tiri. “Vedi? È cavo. Non ci fumiamo la carta.”

Inizio ad apprezzare il tabacco. È rilassante, sì, espande. Eppure tonifica, centra. Ha carattere. Un doppio carattere. Una veste luminosa, accogliente, femminile, che lascia trasparire un corpo maschile, sobrio, asciutto. Secco. “E’ Marte. Il tabacco è Marte.” Dico. Peccato che non lo sappia argomentare. Sono un po’ fumata.

Parliamo di Venere, questa sconosciuta.

Non esiste più. La vogliamo. Ne abbiamo bisogno.

La Donna è fraintesa. Da tutti. Anche dalle donne.

Il mito della donna erotica piace agli uomini (perché è facile ed eccitante da immaginare: la donna testosteronica come loro) e piace alle donne (le femministe di un tempo e anche di oggi che rivendicano di essere come gli uomini) ma erano state fatte anche delle statistiche/interviste…: per la donna è importante la relazione, la connessione, più di qualsiasi altra cosa.

Poi, chiaro, ognuna intenderà la relazione o la connessione a modo suo, con sue priorità suoi gusti suoi valori… e ognuna sarà erotica a modo suo e più o meno erotica… ma la relazione è la cosa più importante, ciò in cui le donne sono specialiste ciò che curano di più ciò a cui tengono di più. Fa parte della Natura e della loro natura femminile.

La donna che mette il piacere al primo posto non è “normale”, è un mito di donna maschile come piace oggi, non è donna. Donna è Luna e Venere! E’ sentire (Luna) e stare bene in relazione (Venere).

E Venere non sta in Ariete. Ariete e Scorpione sono la casa di Marte. Venere non è Marte. È esattamente l’opposto. Venere non provoca, non preda, non domina. Attrae. La donna di oggi, il modello di bellezza e seduzione imperante, l’unico che c’è, è proprio Venere in Ariete. Tonica, figa. E’ veramente terribile. Belle e brave, anche bravissime, a volte bellissime. E non emanano niente non so come dire… non emanano Bellezza e ormoni. Non sono magnetiche. Che siano cantanti o qualsiasi altra cosa, hanno il fascino delle bambole gonfiabili.

Te l’ho raccontata la mia esperienza con una donna con Venere in Toro? Quella sì… Muoveva gli ormoni altrui stando ferma…

 

 

M. si è appena seduto sul divano.
“Droghe pesanti ne hai?”
Si volta verso di lei e risponde: “Tabacco.”
“Mnnn. Ok. Ci penso io.” Dice la raga con siga. E sparisco in cucina.
“Con questa non dormi tutta la notte.”
“Che cos’è?” Chiede M., gli occhi fissi su un sacchetto enorme, di plastica trasparente, con non meglio identificabili piccoli grumi arancioni all’interno.
“Zenzero candito senza zuccheri aggiunti.” Mi guarda.
“Dovresti provare.” Dico. “Con cioccolato fondente.” Aggiungo.
“Nooo. Cioccolato fondente nooo…”
Sapevo di averla fatta grossa. “Chiedo troppo?” Sussurro al suo fianco…

“Smontiamo tutto. Ti va?”
“Smontiamo casa e scappiamo?”
“Di più. Di più. Molto di più. Tutto. Perché in fondo non abbiamo bisogno di niente. Niente.”
M. annuisce, pensoso, che qualcosa ce lo vorrebbe pure avere ogni tanto ma vabbè le buone notizie vanno bene, sono sempre meglio delle cattive.

“Ne ho scritto nel mio primo romanzo. Bellissimo. Non ha avuto grande successo. È stato letto solo da mia mamma, mio papà, due miei amici e il mio stalker. Tutti entusiasti.”
“Il secondo è andato meglio?”
“Ahh quello sì che era un libro…” La raga con siga arriccia un po’ le labbra. Grandi ricordi. Grande libro incompreso: “Mamma, papà e stalker.”
M. annuisce. Poi uno si chiede il perché delle droghe pesanti.

“Comunque io ne ho scritto.” Riprendo io, la raga con siga. E continuo…
Le persone si chiedono, lungo tutta la vita, come essere felice, come crescere spiritualmente, come crescere materialmente, emotivamente, come utilizzare le energie, come trovare le energie, dove trovare la Vita, come sublimare le energie. La sola risposta è fare l’amore con amore. Forse è l’unica risposta a tutte le domande.
Chi può permetterselo, frequenta corsi di tantra. E va bene. Alcuni sono anche buoni corsi, onesti. Ma cosa insegnano? Smontali e vedrai! Insegnano a SENTIRE, a entrare in relazione, a essere in relazione, a sentire se stessi e sentire l’altro… e quindi via di seguito… a rispettare se stessi e l’altro, a esplorare, a comunicare…

Una volta ho risposto a un tizio che voleva assolutamente portarmi con lui a fare questi corsi argomentando che “tanto siamo tutti Uno che te frega con chi scopi perché non scopi con me!??” gli ho risposto “cosa c’è da imparare”.
E poi parlando non so cosa gli ho detto ma mi ha dato conferma perché ricordo che mi ha detto “Ah ma tu le sai queste cose. Ecco perché non vuoi venire. Le sai e le fai già. Tu SENTI.”
Io devo avere alzato le spalle. Boh. Evidentemente, davvero, le persone non sentono. 
La verità è che non voglio venire perché sento troppo. E non posso scopare con chiunque infatti, tanto meno con un insensibile come te.

“È un problema anche sentire troppo.” Sospira M., seduto al mio fianco.
“Sì.” Respira la raga con siga, e sa di non essere sola.
“Non abbiamo bisogno di niente. Nessuno ha bisogno di niente. Solo di tempo per noi.”
“Abbiamo tutto il tempo.” Dice M. “Di quello ne ho.” Prende una boccata dolce delle sue non come la ragaconsiga che non sa fumare. Sorride per non ridere e ride per non piangere. Ma in realtà è felice.

 

*****

Vai dove ti porta la VITA!

E vivi davvero…

C’è vita sul pianeta – Il mio ultimo romanzo

Due idioti geniali inciampano nell’amore, spaccano l’incantesimo del destino e si ritrovano faccia a faccia con se stessi.

Da Milano a Buenos Aires e ritorno in una settimana, fine novembre 2017. Silvia è in viaggio, un viaggio né di lavoro né di piacere, è in missione per risollevare le sorti della sua vita. Si chiama Rivoluzione Solare Mirata ed è una pratica astrologica che consiste nel trascorrere il compleanno nel luogo del mondo in cui le condizioni astrali sono le più favorevoli possibili per l’anno a venire. Estremi mali…

Siamo stati musica - Direzioni di crescita - Silvia Pedri

Siamo stati Musica

Siamo stati Musica 1200 684 Silvia Pedri

Lei era Virgola, icona swing.
Lui era Svaporello, re del newpop-oldstyle. Ma che dico Re. Di più. Era il Sol.
Era la chiave di tutta l’esistenza, il diapason poetico, era ritmo e melodia. Era il cuore da cui partiva la voce che faceva piroettare il mondo su se stesso.

Ma andiamo con ordine, tutto a tempo debito…

Siamo stati Musica - Silvia Pedri
A Svaporello a volte venivano delle cose… non sapeva nemmeno lui cosa… all’improvviso… e svaporiva tutto. Si sentiva mancare. E il Sol si rabbuiava. Sentiva che gli mancavano delle cose.
Qualche nota nella testa gli mancava sicuro.  Ma bando alle sincopi. Sinapsi più, sinapsi meno… Ogni tanto ne saltava una. Ogni tanto… svaporiva.  Cosa sarà cosa non sarà… Sarà un accento, sarà un apostrofo. Aveva tutto lui, non gli mancava niente ma forse sì, a volte gli mancava tutto o almeno un pop.
Un doppio boh, un doppio boh on the rocks, please, anzi under rocks. Sottoterra. Così si sentiva. Così tanto che avrebbe preferito non ascoltarsi. Ma che fare? Che ne sapeva lui. Sarà un accento sarà un apostrofo. Eh chi lo sa. Lui ci provava, li metteva un po’ in giro questi schizzetti ma non ne aveva grande controllo.

Lui sapeva cantare. Leggere e scrivere meno. Forse non sapeva cantare. Forse gli mancava un Do. Semplicemente un Do. E non si sarebbe mai più sentito così bemolle. Ma no, anche il Do ce l’aveva. E dei Sol poi! … lunghi e duri, ben tenuti come nessun altro. E allora qual’era la chiave? Forse gli mancava un Do. Forse gli mancava un Dio. Un D-Io. Un apostrofo rosa tra le parole D e Io.
Un po’ d’amore tolto il sentimento. Un po’ di jazz tolto il sentimentalismo.
Un po’ di virgole. Di virgole vere.

TO BE CONTINUED
(FORSE)

 

*****

Nel frattempo, se vuoi leggere un intero romanzo di formazione e trasformazione, romanticissimo, poetico, intenso e pure un po’ swing…

C’è vita sul pianeta

Due idioti geniali inciampano nell’amore, spaccano l’incantesimo del destino e si ritrovano faccia a faccia con se stessi.

Da Milano a Buenos Aires e ritorno in una settimana, fine novembre 2017. Silvia è in viaggio, un viaggio né di lavoro né di piacere, è in missione per risollevare le sorti della sua vita. Si chiama Rivoluzione Solare Mirata ed è una pratica astrologica che consiste nel trascorrere il compleanno nel luogo del mondo in cui le condizioni astrali sono le più favorevoli possibili per l’anno a venire. Estremi mali…

L’arte di Sognare Reale

L’arte di Sognare Reale 615 263 Silvia Pedri

Amo i Sogni, tutti, anche i sogni altrui. Soprattutto quando si sviluppano intorno a Bellezza e Amore, Dei a cui personalmente sono molto devota.

Due artiste-non-solo-artiste hanno raccolto la mia sfida. Me lo puoi spiegare?
Come hai fatto a materializzare, per la felicità tua e quella altrui, il tuo splendido sogno? Come hai realizzato il tuo miracolo?

Con la loro innata, squisita dolcezza, mi hanno messo a parte dei loro intimi segreti…

 

Silvia Faini
Sito web: www.silviafaini.com
Facebook: 
https://www.facebook.com/silviafainiartist/

 SP: Riusciresti a definire – la Donna che sei e – il Sogno che stai realizzando?
SF: Sono una donna, da sempre, alla ricerca. Il sogno che sto realizzando è mettere in atto l’idea che esprimere i propri talenti a beneficio di sé e degli altri sia motivo di grande felicità.

SP: Attraverso quali magie hai costruito concretamente il tuo Sogno?
SF: La costruzione è partita fin da piccola, la magia è stata intuire che ci fosse in me un centro integro e sicuro al quale avrei potuto sempre tornare.

SP: Come lui ha costruito te?
SF: La vita ha costruito me e il mio sogno mettendoci davanti molte lezioni da imparare, anche molto dure a volte.

SP: Come è nato?
SF: Il mio sogno è nato con me, la sua realizzazione si sta attuando tramite la possibilità che mi sono data di scegliere un canale, quello della pittura, dell’incisione su vetro, dell’espressione di sé, per renderlo concreto, visibile ai miei occhi e agli occhi degli altri.

SP: Come è evoluto?
SF: Ci sono voluti tanti anni per dare al mio sogno un volto, prima pensavo che la mia realizzazione passasse attraverso il coronamento di un sogno d’amore, legato prima di tutto a mia figlia e poi ad un compagno.
L’amore c’entra eccome, ma ora ho compreso che posso osare di più, che il mio sogno è legato anche ad un’idea di indipendenza, di voglia di direzione mia e solo mia.
Seguire la mia direzione ha, di riflesso, arricchito di più anche chi mi sta vicino.

SP: È sempre stato uguale a se stesso? È sempre stato uguale a te?
SF: No, il sogno prima si è divertito ad assumere mille facce e si nascondeva e scappava. Lo vedevo fuori di me, lo rincorrevo, ma lui girava l’angolo. Quando ho avuto il coraggio di restare sola, senza averne paura, il sogno si è mostrato e mi ha preso per mano ed ora siamo una cosa sola.

SP: Che Senso ha? Che cosa porta a te e a chi ne usufruisce? Quale moto del cuore soddisfa?
SF: Il senso è quello di utilizzare i miei doni per esprimere parti di me da donare agli altri. Questo sta portando felicità ed il mio cuore è colmo di gratitudine.

SP: Quale è l’aspetto al quale non hai mai potuto/voluto rinunciare, sul quale fin dall’inizio non transigevi e che ti ha sempre caratterizzato?
SF: Non vorrei mai rinunciare all’idea che si possa operare in qualsiasi campo con amore e gentilezza.

SP: Quale è, all’opposto, l’aspetto che ti ha sorpreso?
SF: Mi ha sorpreso moltissimo scoprire in me la capacità di indipendenza.

SP: Quale è la dote che ha salvato la vita a te?
SF: La voglia di cercare, non fermarsi.

SP: Quale è la dote che ha salvato la vita al tuo Sogno?
SF: La stessa.

SP: Come si fa a riconoscere quale è il nostro Sogno?
SF: Riconoscere il proprio sogno non è un merito: nel mio caso, ad un certo punto, l’ho riconosciuto ed allora l’ho abbracciato fortissimo.

SP: Come si fa ad amarlo, rispettarlo e onorarlo, finché morte non ci separi da Lui?
SF: Amando, rispettando e onorando la vita.

SP: E soprattutto come si fa ad andarci sempre d’accordo? 
SF: Non si può non andare d’accordo con il proprio Sogno. Una volta che l’hai davanti è molto chiaro.

 

*****

Cinzia Chiesa
Facebook: https://www.facebook.com/paroledirame/ 

SP: Riusciresti a definire – la Donna che sei e – il Sogno che stai realizzando?
CC: Penso di essere una donna concreta, curiosa e amante del bello. Nella mia vita professionale mi occupo di psicoterapia dei bambini, ed è così che ho imparato il valore curativo e trasformativo del gioco. Giocando esploriamo nuove strade, creiamo connessioni tra dentro e fuori. In questo modo ha preso forma il mio sogno, Parole di Rame, un gioco con la materia, il rame, che mi permette continue e nuove esplorazioni. Direi che il mio sogno è creare connessioni.

SP: Attraverso quali magie hai costruito concretamente il tuo Sogno?
CC: Essendo il mio spirito curioso, il mio sogno ha preso forma esplorando, sperimentando con fiducia le possibilità che man mano si presentavano sulla mia strada.

SP: Come lui ha costruito te?
CC: Se penso alla mia attività artistica di creazione di gioielli in rame, mi viene da rispondere che si è generato un vero e proprio dialogo con questa materia, con le sue possibilità, la morbidezza, la malleabilità e insieme con i vincoli che pone

SP: Come è nato?
CC: Parole di Rame è nato poco alla volta, esplorando le diverse possibilità espressive date dalla lavorazione del rame attraverso varie tecniche, la forgiatura a fuoco, lo sbalzo, l’incisione e la smaltatura a fuoco. Un momento certamente significativo è stato quando questo progetto artistico ha trovato casa, presso la Fornace Curti.

SP: Come è evoluto? 
È sempre stato uguale a se stesso? È sempre stato uguale a te?
CC: Credo che questa attività artistica mi corrisponda profondamente, questo significa che segue i miei movimenti interni, il mio stato d’animo, le mie emozioni
Questo sogno mi segue, mi accompagna e con me si trasforma.

SP: Che Senso ha? Che cosa porta a te e a chi ne usufruisce? Quale moto del cuore soddisfa?
CC: Tutti i pezzi che creo sono pezzi unici: penso che ciascuno solleciti un incontro, una sorta di dialogo con chi li vede. Mi riferisco al ritrovare parti di sé in quell’oggetto, al sentirsi rappresentati per qualche aspetto in un modo unico e irripetibile.

SP: Quale è l’aspetto al quale non hai mai potuto/voluto rinunciare, sul quale fin dall’inizio non transigevi e che ti ha sempre caratterizzato?
CC: La determinazione ovvero credere nei propri sogni.

SP: Quale è, all’opposto, l’aspetto che ti ha sorpreso?
CC: Parlare un linguaggio che potesse essere accolto dagli altri e apprezzato: all’inizio il mio creare con il rame è stata una ricerca intima, qualcosa che ho fatto per me.

SP: Quale è la dote che ha salvato la vita a te? 
CC: La creatività.

SP: Quale è la dote che ha salvato la vita al tuo Sogno?
CC: Non fermarsi e continuare a cercare nuove strade da esplorare.

SP: Come si fa a riconoscere quale è il nostro Sogno?
CC: Credo che l’unico modo per riconoscere i nostri sogni sia ascoltarsi, fidarsi delle nostre intuizioni.

SP: Come si fa ad amarlo, rispettarlo e onorarlo, finché morte non ci separi da Lui?
CC: Accogliendo i cambiamenti di cui ha bisogno, assecondando un continuo processo di ricerca.

SP: E soprattutto come si fa ad andarci sempre d’accordo?
CC: Mantenendo un ascolto vivo nel presente.

 

*****
CONSIGLIATO PER TE: C’è vita sul pianeta

Due idioti geniali inciampano nell’amore, spaccano l’incantesimo del destino e si ritrovano faccia a faccia con se stessi.

Da Milano a Buenos Aires e ritorno in una settimana, fine novembre 2017. Silvia è in viaggio, un viaggio né di lavoro né di piacere, è in missione per risollevare le sorti della sua vita. Si chiama Rivoluzione Solare Mirata ed è una pratica astrologica che consiste nel trascorrere il compleanno nel luogo del mondo in cui le condizioni astrali sono le più favorevoli possibili per l’anno a venire. Estremi mali…

Van Gogh - Film Schnabel

Van Gogh e gli altri super-eroi del nostro tempo

Van Gogh e gli altri super-eroi del nostro tempo 986 413 Silvia Pedri

“Sogno di dipingere e poi dipingo il mio sogno.”
(Vincent Van Gogh)

 

Leonardo, Tintoretto, Van Gogh, Degas, Gaugin, Klimt e Schiele insieme… me li sono fatti tutti, al cinema. È stato un vero piacere.

Un piacere estetico a tutto tondo di cui non intendo privarmi.

Il film su Van Gogh, che è stato nelle sale milanesi per mesi molti mesi (mica normale), è una vera opera d’arte in sé. Il protagonista Dafoe è stato premiato. Il regista, Julian Schnabel, è un artista figurativo statunitense di grido e un regista sublime e accattivante.


Gli altri sono semplici documentari. In quanto documentari mi collocano dentro la prospettiva culturale, storica, geografica, dentro a una scena artistica e umana a 360 gradi! Ma sulla semplicità si può discuterne: sono fantastici. Io entro dentro la mano dell’artista per riprodurre insieme a lui il SUO tratto, dentro i suoi occhi per saggiare i SUOI colori, dentro il suo cuore per pesare i suoi turbamenti artistici, umani, intellettuali, emotivi, esistenziali. Questi film sono un tributo alla Bellezza perché sono fatti in modo veramente bello. Catturano tutti i sensi. Ti fanno ricordare e sperimentare quanto è bello, poetico, ricco il mondo.

Questi documentari sono prodotti per il mercato dei DVD o dello streaming… Ma se io ho la possibilità di vederli davanti a un grande schermo non me la perdo. Il cinema ha senso. L’arte ha senso.

Non guardi la gioconda su un francobollo. Non senti nulla, non ti dà nulla. Perché devi sprecarla!? Perché devi sprecarti in questo modo!? Spegni il cellulare e apri gli occhi davanti a uno schermo come si deve!

Non è un caso che queste operare meravigliose e godibilissime, che transitano fugaci sul grande schermo, riscuotono in pochi giorni un successo clamoroso. In due giorni “Gauguin a Tahiti” ha superato a Milano l’incasso di  “Captain Marvel”.

Van Gogh - Film di Schnabel

Sul perché Van Gogh, più di tutti, è tanto amato (un film davvero dietro l’altro in questi ultimi anni, ha occupato le sale cinematografiche ininterrottamente) qualche parola meriterebbe di essere spesa…

Perché Van Gogh è una icona contemporanea?
Van Gogh è un matto. Una figura imbarazzante. Un uomo che se ci molestasse, in tutti i sensi, non esiteremmo a denunciare (come racconta il film di Schnabel), uno spiantato che si dimentica di lavarsi e puzza con il quale una prostituta di rifiuterebbe di andare a letto (come racconta il film di Schnabel), un fobico paranoico che spaventa i bambini (come racconta il film di Schnabel), uno che sente le voci e che fa l’amore col colore del grano come Alda Merini mangiava i petali di rose.
Uno che verrebbe prontamente e pietosamente sottratto alla pubblica vista grazie a un immediato T.S.O. obbligatorio (come di fatto…).
Una persona oscenamente sola, oscenamente erotica. Come Bukowski, come Merini, come Anais Nin, come Frida Khalo. Come tutti i personaggi che vanno tanto di moda oggi.

Un disadattato, un disperato, un infelice, un perdente.

Perché questi personaggi piacciono tanto? Perché assurgono a modelli? Modelli di che?
Perché sono l’Ombra della nostra società, l’ombra segreta di tutti noi! Sono ciò che non riusciamo a essere, sono ciò che ci farebbe tanto bene essere, ciò che ci è proibito essere.
Sono modelli di Rivolta, sono modelli di Salvezza.

Gente che guarda negli occhi la propria realtà e la prende a piene mani e cerca di farne qualcosa di buono ma soprattutto qualcosa di autentico.
Gente che CREDE in se stessa ma soprattutto che crede in qualcosa.
Sotto questo aspetto il film di Schnabel è particolarmente struggente e incisivo proprio perché Schnabel stesso oltre che regista è artista e ha dedicato la propria vita all’arte, alla creazione e alla manifestazione di sé, e ne conosce l’ebbrezza e ne conosce i costi e ne conosce, soprattutto, il Senso, il Valore.
Van Gogh rinuncia a essere compreso e apprezzato. Non è poi così fondamentale.
Van Gogh sa la cosa più importante. Sa che cogliere la Bellezza del giallo del grano vale una vita, che comunicarlo vale una vita di stenti e sforzi. 


Questi personaggi del mondo dell’arte di cui c’è tanta fame oggi, hanno il Colore, il Calore, la Luce, il fuoco della Vita Vera, hanno il coraggio che nessuno di noi riesce ad avere.
Hanno il senso della priorità. Non distratti da condizionamenti famigliari, lavorativi, culturali sociali e mediatici nella misura devastante in cui lo siamo noi oggi, loro sanno scegliere. E non scelgono altro che se stessi e ciò che amano veramente.
Hanno imparato da tutto e tutti osservando avidamente l’ambiente naturale e umano che li circondava e poi hanno abdicato ai modelli correnti. Se ne sono completamente dimenticati. Hanno sentito solo l’urgenza di fare qualcosa di Buono e di Bello. Di Vero.

Essere re di se stessi - Pessoa

 

Fai qualcosa di bello, fai qualcosa di brutto. Esprimi la tua Forza in qualche modo che non sia un modello.


*****

Vuoi liberarti da ciò che non sei!?
Prova il mio consulto astrologico.

Conosci la tua bellezza?
Perché se non la vedi non puoi esserla.
Non ti sentirai e non sarai mai alla sua altezza.

Conosci il tuo grande potere?
Se non lo conosci, non puoi essere veramente e felicemente quello che sei.
Se non lo conosci, non sai come coltivare l’intero tuo potenziale affinché dia i frutti sperati.

Con la lettura della tua carta astrale posso guidarti nell’esplorazione di te stesso e accompagnare alla scoperta e all’armonizzazione di quello che sei. Scopriremo insieme come tradurre lo Spirito in Materia, il conflitto in pace e ricchezza. Scopriremo come puoi essere pienamente tu, unico e vero.

Non leggere questo post: è riservato agli artisti

Non leggere questo post: è riservato agli artisti 728 450 Silvia Pedri

Benvenuto/a!
Sono felice di conoscere un giovane artista.

Sei giovane. Curioso, avventuroso, ribelle.
Sei artista. Fuori dagli schemi, da limiti e confini, ribelle.

Grazie di avere disubbidito e di avere reclamato la tua libertà e di essere entrato in questo articolo e di leggere questo post. L’ho scritto espressamente per Te.

Grazie anche perché ho bisogno di te, come tu hai bisogno di me, per crescere insieme.

Artista”, il vero artista, è qualcuno che fa bene cose belle. L’artista padroneggia una tecnica e vi infonde Vita Nuova.  Porta Armonia, ordine e guarigione attraverso la manifestazione della Bellezza. E in più riempie la Bellezza di Senso. Nutre di Bellezza, di Vita, di Spirito, se stesso e chiunque abbia accesso alla sua opera.

Dai loro frutti li riconoscerete.” Diceva un antico profeta.  Per me un artista è colui che fonde il Bello col Sacro. E credo fermamente che i suoi frutti siano i più necessari e i più rari, oggi più che mai, tra tutti i frutti che il genio umano possa produrre.

Il sostantivo “artista” è una definizione, un premio, che non si può regalare a chiunque.
Però è anche una formula magica che mi piace usare, anche apparentemente a sproposito. La parola “artista” descrive una modalità di essere e di vivere. Una modalità sacra.

Gli artisti fanno un patto con se stessi: riconoscono e accettano il fatto che amano la loro arte più di qualunque altra cosa e che non potranno fare a meno di dedicarsi a lei. “Arte” è ogni giorno della loro vita. Altrimenti stanno male. La vita è arte. Non esiste altra vita. È una scelta esistenziale che può sembrare eroica ma che è semplice sopravvivenza. Abbiamo bisogno di Bellezza, Divertimento, Libertà, per stare bene, per avere energia, per non ammalarci, per non morire, per trascorrere questo nostro tempo terreno senza che sia tempo perso.

Per questo, ti invito a ritagliarti del tempo per te, da solo o in compagnia, come più preferisci, ti invito a giocare col tuo tempo, a crearti degli spazi di improvvisazione, di meraviglia, di poesia.

Con questo spirito, ti esorto a essere artista, con la stessa urgenza con la quale ti esorto a respirare e continuare a respirare, e a perseverare a respirare e ad assorbire, a pieni polmoni, ossigeno e profumi.

Giocare ti può portare a creare cose belle, magari cose belle e utili, magari cose belle e divertenti, magari cose belle e sacre. Chissà. Oppure ti può fare ridere. Puoi anche fare e disfare, senza fare vedere nulla a nessuno. Oppure ti può stuzzicare a un nuovo atteggiamento nei confronti della vita.
Non devi per forza dipingere, cantare o suonare… Non devi per forza farlo bene. Ma poi… chi decide lo standard minimo accettabile? Bohh… Il tuo mondo è tuo. Queste decisioni le puoi e le devi prendere solo tu! 😉  Ma non importa se non hai “né arte né parte”. L’importante, la cosa veramente seria, è che giochi a ESSERE artista nella tua VITA.

L’importante è che sperimenti dentro di te ciò che ESSERE artista comporta. Questo cambierà per sempre la tua esistenza.

E se sei entrato in questo articolo, come dicevo, e ora mi stai leggendo, non sarà così difficile. Hai talento! Hai già conquistato dentro di te, nel corso della tua vita la LIBERTÀ che ogni artista, per potere essere tale, ha dentro di sé, nei confronti di se stesso e delle persone intorno a sé.

Ogni artista, per potere essere tale, conosce, molto bene, le regole, i modi, le consuetudini, le convenienze, del campo in cui si muove. E sceglie lui come e quando applicarle, quando e come starci dentro o quando e come starne fuori. Sa cosa gli conviene fare. E sa anche rischiare e andare oltre ogni convenienza. Sa che la vita è gioco e gioco è esplorazione, è prova ed errore e apprendimento, è sperimentazione.
La libertà dell’artista consiste nello scrivere lui le norme costituzionali e costitutive della sua esistenza. Imparare sempre. Fermarsi mai. L’artista è al di là dei condizionamenti. È ribelle. Ma non lo sa. È troppo impegnato a formulare e seguire le proprie regole, con rigore e disciplina.

Ogni artista si concede il piacere di dedicarsi, almeno un po’, almeno ogni tanto, alla sua arte. È un dovere che accetta e un diritto che reclama. È il piacere di dedicarsi a se stesso e a ciò che ama.

Una volta un mio amico mi disse “Se ti fa felice non è egoismo”. Io gli risposi: “Sì, è egoismo. E mi rende felice.” Mi rende felice perché è pieno di amore. Quindi è egoismo, sì, ma non fa male a nessuno, fa bene a me, e chissà a quanti altri di conseguenza. Se mi rende felice mi è necessario, se mi rende felice mi riempie d’amore e mi rende una cassa di risonanza di amore. Non posso prevedere quanti e quali modi, per sua necessaria fisiologia, il mio amore troverà per diffondersi.

Un artista esercita, in modo regolare, come un santo meditatore, la virtù della Dedizione, della Concentrazione, dell’Attenzione. Così è sempre stato, dall’alba dei tempi.
Grazie a queste virtù, e solo grazie a queste virtù, sono nate opere così piene di Senso, così ammalianti e coinvolgenti, così intense e vibranti.  Che siano affreschi o che siano fumetti, hanno in sé una Armonia e una Potenza che non ti lasciano indifferente. Tutt’altro! Ti spostano. Ti cambiano. Dopo averli visti non sei la stessa persona di prima.
Che sia cinema o musica, se ti lasci prendere, ti travolge con la sua poesia.

Eppure è solo una questione di intensità. Tutti possono imparare a SENTIRE come un artista.
E l’intensità è possibile solo grazie alla presenza totale, nel momento presente.
Sono parolone, molto new age e molto astratte. Ma il concetto è semplice e concreto.

  1. Aprirsi a cogliere la Bellezza e la Poesia nelle piccole cose. Le grandi verranno da sé…
  2. Fermarsi. Onorare questa Bellezza con l’Attenzione che viene naturale dedicarle.

Per l’artista o per chi vive in modo artistico è naturale l’attenzione, la concentrazione, la dedizione, l’amore, l’intensità. È la naturale pratica del vivere.

Tra tutti i guru spirituali l’artista è quello che mi ha insegnato di più.
Ho imparato anche l’impegno e il sacrificio che l’amore e la dedizione comportano. È un impegno che costa tempo ed energia. E’ un sacrificio che non costa nulla, che è ripagato dal fare ciò che si sta facendo.

Questo è il segreto di una vita che ha senso: non chiedersi quale è il senso, non chiedersi quale è il risultato ma fare qualcosa che si ama. Farlo almeno un po’. Se il risultato è brutto o non è apprezzato, poco importa. Di fatto, non importa proprio niente. Questo direbbe un guru spirituale. E questo sperimenta chi fa le cose con passione, con amore.

L’artista, il vero artista, insegna una forma di fedeltà assoluta, l’unica possibile, quella per il momento presente, quella per ciò che ama e che lo conduce e guida attraverso il tempo, quella verso se stesso.
L’artista si ritaglia del tempo per se stesso per nutrire se stesso e nutrire gli altri… e per essere poi in grado, pieno di energia e gioia, di dedicarsi con altrettanta pienezza ed entusiasmo anche agli altri. Non ha sensi di colpa. Forse non sa. Ma i sicuro a volte sperimenta.
Sa per esperienza che questa è l’ARTE SUBLIME DEL VIVERE.

 

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Un viaggio sciamanico molto profondo dove potrai raccogliere i tesori spirituali necessari ora alla piena espressione di te stesso.
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Abbandonati al suo potere e ti darà grandi risultati

 

Smarrite a chi? | Recensione romanzo di Paolo Bianchi

Smarrite a chi? | Recensione romanzo di Paolo Bianchi 720 308 Silvia Pedri

Paolo Bianchi è sempre più lontano. È fuori. Non deve piacere a nessuno. Non solo è politicamente scorretto a ogni pagina. È antipatico. È fuori. Osserva scomodo, a disagio. Eppure con la vita si sporca le mani, si struscia, la corteggia con affannosa avidità. È fuori. Una voce unica. Che serviva.

Intanto, diciamolo, la sua sensibilità umana e artistica gli permettono di scrivere romanzi sempre più notevoli. Per uno scrittore di circa 50 anni è preoccupante. Rischiamo di sapere di lui ancora a lungo.

 

 

Ma anche non fosse il suo libro più compiuto e maturo, “Donne smarrite uomini ribelli” (edito da Cairo e disponibile su Amazon in copertina flessibile) è un libro molto bello. Ha una perfetta coerenza di stile, di senso, di struttura.
E già questo lo rende un oggetto di spicco nel panorama della narrativa italiana contemporanea, dove secondo me nessuno è in grado di mettere sul tavolo un tale tris di assi. La struttura narrativa è solitamente sapiente, lo stile ingenuo, il senso conformista.
Qui no. Qui si padroneggia la realtà e l’arte e le si fa esplodere e le si ricuce in modi nuovi. Questa è la vera ribellione del libro. Si rivolta la realtà come un calzino. O un intestino. E non ci piace. Non piace né allo scrittore né al lettore. Nella mia esperienza, in due punti la nausea della verità era talmente insopportabile da chiudere il libro. In molte altre parti la scrittura afferra per le palle o per la pancia o anche per la figa e scuote, rivela, rivolta.

Rivolta” è il cognome del protagonista. Lui appartiene a quella razza lì. Una razza inquieta. Distruttiva, costruttiva,  rassegnata, vorace, disillusa, alla ricerca della Verità. Mite. Però mite. “Emilio” è il suo nome di battesimo. Il compromesso è fatto. La frattura della sua vita, la distanza tra lui e sé, è dichiarata.

Una rivolta smarrita. Smarrimento dentro se stessi e dentro al mondo.

Paolo Bianchi non salva più niente. La scrittura è asciutta, un gioiello di semplicità, poesia, bellezza, crudezza. Sacra spietatezza. È smaltita la pietas che aveva ingombrato tutti i suoi precedenti romanzi, non ce n’è (quasi) più traccia. Che liberazione! Che almeno la scrittura non abbia compromessi. Resta una aggressività pacata, chirurgica. Resta amarezza, una amarezza da ubriacatura, da stordimento, da smarrimento, ma mai autocompiaciuta. L’autore non assolve nessuno (o quasi). Tanto meno se stesso.
Non si risparmia. Parla di dolore vero e di teatrini dell’assurdo. Ma questo è l’atroce paradosso delle relazioni umane. Almeno oggi. Almeno in Italia, almeno nella Città Grande.

Tutti i suoi personaggi sono molto più che “interdetti all’amore” come l’eroe tragico di Cent’anni di Solitudine di Marquez. Sono interdetti alla verità, alla semplicità, e, molto peggio, alla spontaneità. Non riescono a sentire e, tanto meno, a comunicare emozioni che non siano “convenienti”, conformiste o ruffiane. Sono manipolatori, obliqui e violenti, carcerieri e prigionieri. Mai chiari né con gli altri né con se stessi.
Inconsapevoli degli isterismi collettivi a cui aderiscono. Incapsulati in ruoli sociali tanto normali quanto ridicoli.

Se non fosse così irritante, urticante, il romanzo sarebbe ironico, e anche comico. Invece è solo scomodo. Scorre via veloce, inarrestabile, come la vita, e colpisce preciso, come la vita. Avvincente, attraente. Eppure repellente.

Le donne sono smarrite perché lo è la voce narrante nell’osservarle. Smarrita. Non ci capisce niente. E meno capisce più ne è attratto, avvinto. Eppure sono respingenti.
Sembra che universo maschile e universo femminile siano semplicemente incomunicabili. Forse entrambi troppo egoisti.
Forse l’universo femminile è un po’ più nobile, quando lo è. In tal caso, le donne sono regine senza regno: non esiste niente al mondo che sia adatto a loro. Belle brave intelligenti sole, inutili.
Illuse ma neanche troppo.

E gli uomini sono ribelli. Homme revolté alla Camus, “mi rivolto dunque siamo”. Ma senza nulla da costruire, senza una terra dove andare, una lotta personale o collettiva per cui stare.
Conservatori per sopravvivenza.
C’è solo vitalità, una vitalità confusa. C’è solo Vita. Ma una vita che non si sa gestire. Che fa male. Perché dove non c’è amore, c’è violenza.

Un carnevale di piccole, brutte cose.

Paolo Bianchi non salva più niente. Solo il nulla, la distruzione totale, lo salverà.
L’ultimo capitolo è scritto al futuro, le ultime righe sono cupe, viola e tonanti per un temporale elettrico. E sono pregne di luminosa speranza. L’apocalisse ci salverà. La caduta di tutte le maschere. La dissoluzione dei giochi.
All’essenza della vita arrivarci toccandole, con mano, le ossa, lo scheletro.
Sbarellare tutte le perversioni della mente e del cuore e del sesso, andando molto al di là. Al di là della solitudine, al di là della vita, al di là della morte.
Per rinascere, il solo modo è morire. Per ripartire da zero, il solo modo è essere nudi, coglioni così come si è ma semplici, autentici, essenziali, liberi, teneri, veri. L’ego si spacca. Resta il mistero della vita.
E noi Vita vogliamo.

 

 

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Scopri “C’è Vita sul Pianeta“, il mio ultimo romanzo.

Due idioti geniali
inciampano nell’amore,
spaccano l’incantesimo del destino
e si ritrovano faccia a faccia con se stessi.

 

Frida e gli altri (e noi)

Frida e gli altri (e noi) 1210 617 Silvia Pedri

Non mi interessano le mode. Mi interessa, moltissimo, il perché delle mode, che cosa le mode nascondono di noi, dei moti astrali e dei terremoti emozionali planetari.
Dove e come stiamo andando? Lo si vede anche da ciò che ci piace, da ciò che, al di là di manipolazioni globali, scegliamo istintivamente per affinità, per risonanza.

A Milano ho visitato la mostra di Frida Khalo, forse la più completa mai realizzata. E ho visto al cinema il docufilm dedicato a Egon Shiele e Gustav Klimt, prima di sapere che il suo successo è stato da box office. Sapevo però che sono artisti di più di un secolo fa che fanno parte ora del nostro immaginario comune, sono delle icone contemporanee.
Volevo affacciarmi sul fenomeno e annusarne il significato.

Sono giunta alla conclusione che non erano loro avanti per il loro tempo. Siamo noi che siamo rimasti indietro. Loro erano una esplosione di inquietudine, una rivoluzione di visione e libertà. Noi siamo la malinconia del riverbero della loro esplosione, la dolce e lenta decadenza dopo la ribellione e la disillusione, i brandelli dopo la lacerazione. Siamo come loro, ma senza l’eccitazione data dall’incontrare per la prima volta i propri mostri.

Autoritratto con collana di spine e colibrì – Frida Kahlo

Frida è una eroina fuori dal tempo in un Messico che pullulava di violenza e Bellezza, di oppressione e di Libertà. Non era la sola donna, artista e intellettuale, che si inventava al di là dagli schemi correnti. Non fu la sola a dare scandalo e ad avere successo. Non fu la sola ad avere un destino tragico, ad essere se stessa senza trovare un posto nel mondo, un luogo dove sentirsi amata, rispettata e in pace. Fu la sola a morire sancita come artista a livello mondiale. Ma come donna, come compagna, come imprenditrice… chi fu? Affermò se stessa, il coraggio e la bellezza di essere unica, in un continuo dibattito col mondo. Trovò, a volte, la sua bellezza, non trovò mai la sua armonia. Dal punto di vista emotivo, fisico e anche intellettuale, la sua vita fu una vita da martire. È raccapricciante che sia di tale ispirazione per le donne di oggi.

Ciò che ci piace di Frida, ciò che la rende così icona, sono le sue ossessioni non la sua realizzazione personale: la sua ricerca affannosa di identità, la sua sfrontata creazione di identità (lei era europea, mezza spagnola mezza tedesca, ma sceglie di interpretare con i suoi ideali politici artistici ed estetici e con tutta se stessa il Messico), la sua instancabile ricerca di femminilità (ebbe avventure lesbiche, un corpo massacrato da danni fisici irreparabili, una manciata di aborti e un solo grande amore da cui si sentì senza tregua tradita e umiliata). Eppure sì, era piena di vita. Eppure sì, ancora abbiamo bisogno di lei. Non importa se riuscì nelle sue rivoluzioni, sociali e personali. Non importa se lei stessa è un simbolo di decadenza e dolore. È anche un simbolo di vita, di forza, di resistenza, o di resilienza come si dice oggi. E di narcisismo. La sua più grande ossessione fu se stessa. I suoi quadri migliori sono autoritratti. Quasi tutti i suoi quadri sono autoritratti. Tutti i suoi quadri sono riflessioni sulla propria identità.

Questo fanno le donne più brillanti e fortunate di oggi: si guardano allo specchio. Immaginano come lottare e come crearsi. Frida, giustamente, è il loro, il nostro modello.

Un bel giorno usciremo dallo specchio, come Alice, dal nostro mondo di meravigliosi e spaventosi sogni. E non avremo più bisogno di chiederci dove trovare la forza per lottare. Non avremo più bisogno di chiederci ossessivamente chi siamo e chi possiamo e chi vogliamo essere. Non avremo più bisogno di essere così narcisiste, autoreferenziali e sbilanciate, dipendenti o sulla difensiva, vittime o in rivalsa. Non saremo narcisiste e non incontreremo narcisisti o per lo meno, di certo, non ce ne innamoreremo perché non apparterranno più al nostro mondo. Saremo e basta.

Klimt e Schiele hanno in comune con Khalo un talento artistico e un coraggio fuori dal comune. E hanno in comune con noi e con Frida il narcisismo. A modo loro. A modo nostro.

 

Il Bacio – Gustav Klimt


Gustav Klimt ebbe migliaia di amanti. Era bello e arrivista, di straordinario fascino e successo sociale, edonista sensuale e amaro nichilista, un autentico, modernissimo, narciso. 
Egon Schiele si ritrasse in 170 quadri. Non è poco per un ragazzo malato che morì a 28 anni: è la parte più massiccia della sua produzione. Ritrasse ossessivamente il suo dolore. Lo vomitò e lo sublimò in tratti intensi e raffinati. Vertici artistici, abissi morali. Fondi di disorientamento e inconsapevolezza totali.

Non sappiamo reggere la portata rivoluzionaria, viscerale, dell’arte di Klimt e Schiele, diluiamo la sua devastante intensità in rappresentazioni sempre più stilizzate. Però amiamo che circoli per i social. Non ci rendiamo conto della sua tragicità di fine impero (asburgico), ci culliamo nel suo decorativismo, nella sua decadente staticità, immedesimandoci, inconsciamente, nelle atmosfere disilluse da fine impero (capitalista, globalista, occidentale, americano, quel che sia), la fine della nostra civiltà.

Autoritratto – Egon Schiele

Narcisisti, ci rispecchiamo, troviamo conferme del nostro smarrimento personale e collettivo.
Non troviamo vie di uscita. Stiamo dove siamo. Che ce ne rendiamo conto o no. Prigionieri di un sistema che si sta sfaldando e che diventa per reazione ogni giorno più opprimente e minaccioso. Persi in una libertà che ancora non conosciamo, che non abbiamo mai frequentato. Spaventati da pressioni e pulsioni interiori che non abbiamo codici cognitivi e comportamentali per affrontare. Ecco i corpi nudi e contorti di Schiele, che reclamano attenzione, il versante maschile della concentrazione di Khalo su se stessa. Ecco le figure astratte, distanti, di Klimt, che non si aprono a urlare domande ma restano chiuse, rassegnate e autocompiaciute, come enigmi senza risposta.
Li guardiamo e troviamo pace. La nostra pace. 

E abbiamo ragione. Grazie a loro capiamo una cosa: abbiamo il diritto di farci domande e tutto il diritto di essere senza risposte.

Ogni periodo di fine, ogni periodo di inizio, è caratterizzato da smarrimento e dalla ossessiva, necessaria, fondamentale, necessità di riorientamento.

Abbiamo bisogno del coraggio di Frida, di Egon e di Gustav e della loro concentrazione ossessiva.
Abbiamo bisogno di specchiarci. E di bucare lo specchio.

#LibriFuoriDaiDenti | Video-rubrica

#LibriFuoriDaiDenti | Video-rubrica 796 348 Silvia Pedri

Save the date: dal 15 ottobre sulla mia Pagina Facebook e sul mio canale YouTube inizia la video-rubrica #LibriFuoriDaiDenti !
Per nove settimane, ogni lunedì racconterò con una breve video-review i libri più veri e potenti incontrati sulla mia strada.
Seguimi su Facebook oppure iscriviti alla mia mailing list (Iscriviti) per non perderne neanche uno.

 

 

Perché ho creato #LibriFuoriDaiDenti?

Perché voglio sentire la pulsazione della verità in quello che leggo, il sudore chi chi vive e scrive, l’autenticità di emozioni e sensazioni, la sincerità dei pensieri. Chiedo a un libro ciò che chiedo a un essere umano. Di essere di valore.
Mi deve divertire grazie alla sua ispirazione, alla sua umiltà, alla sua leggerezza e profondità. Devo abbeverarmi alla naturale meraviglia del suo cuore.
Nessuna fantasia, nessuna fantasticheria. Non ho tempo per non-vita. Che l’immaginazione ci serva solo per cogliere la Realtà!
I libri che leggo, così come i libri che scrivo, devono trasudare Verità.
Voglio coinvolgerti in queste mie esplorazioni!
Questi libri sono fiction e allo stesso tempo spietate indagini. Sono aderenti alla realtà e allo stesso tempo hanno uno stile e una struttura a dir poco avvincenti e magnetici, spesso poetici e spiritosi.
Questi libri sono unici, come ogni essere umano è o dovrebbe essere se segue la sua Natura.
Questi libri mi hanno permesso di conoscere il mondo e me stessa, di spingermi oltre.
Sono punti di vista acuti, illuminanti.
Cose che valgono la pena. E la Gioia.

 

L’Uomo dopo l’Uomo” di Satprem, “Gladiatori di Dio” di Stuart Wilde, “Malefica” di Maura Gancitano sono soltanti alcuni dei libri che ti racconterò. Seguimi su Facebook oppure iscriviti alla mia mailing list (Iscriviti) per non perderne neanche uno!

 

 

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Vuoi anche tu trovare e condividere la tua verità?
Scopri la mia meditazione di auto-formazione Laboratorio di Scrittura.

Ognuno di noi ha un mondo dentro di sé. È giusto che lo esprima. È un impulso naturale.
Si cresce condividendo contenuti. Si cresce creando belle storie, da interpretare con la mente, con il cuore, con la propria vita. L’Immaginazione è una Via Sacra. 

Il problema è il come.
Come esplorare il proprio mondo interiore?
Come farne qualcosa di buono e di bello?

 

 

Caos e Meraviglia: appunti dall’Argentina – Pt #3

Caos e Meraviglia: appunti dall’Argentina – Pt #3 1000 508 Silvia Pedri

Perché sono andata all’altro capo del mondo?
Per guardarti e vederti meglio…

Italian Secret Powers
Sei sicuro di conoscerli?


Parte terza: questioni di creatività, la tua creatività

“A me se dici Argentina viene in mente il calcio. Messi. Dybala. Higuain. Gente che gioca a calcio a modo suo. Con personalità. I giocatori forti sono tutti unici nel loro genere in Argentina. Fatichi a fare associazioni. Sono estrosi. Così come piace a me.” Mi dice un amico italiano.

Non c’è un ordine. Eppure questo disordine funziona.” Rispondo io, con le parole di un amico argentino.

Il disordine è una cosa potentissima.” Risponde lui.

E penso che gli argentini potrebbero dire la stessa cosa del loro e nostro idolo Maradona. Non è forse unico, selvaggio, assolutamente geniale? E penso che non c’è molta diversità tra la genialità napoletana e quella argentina né tra il fanatismo calcistico argentino e quello napoletano.

Il calcio unisce. È il momento orgasmico di creazione di una identità. E quando l’identità làtita se ne ha bisogno.

Nelle sale argentine sta spopolando un film, una commedia, “Non piangere per me Inghilterra” che prende amabilmente in giro sia i conquistatori (Militari? Economici? Culturali? Inglesi. Spagnoli. Francesi) sia la passione calcistica. Un film che non verrà mai esportato, che nelle sue finezze umoristiche non verrebbe mai compreso all’estero mentre verrebbe disprezzato per la sua semplicità di mezzi e di ambizioni. Eppure è delizioso, poetico, e commovente. Tutto è un gioco. Ma è un gioco che ci permette di conoscerci, di infiammarci, di mettere alla prova la nostra moralità, di essere uniti, di essere noi. E così si crea l’Argentina! Anche se è solo il nome, nato chissà come, di una squadra di calcio.


La poesia, l’umorismo, nascono dalla libertà di spaziare, dalla fertilità di connessioni, sociali e neuronali e anche e soprattutto cardiache. È inutile che citi artisti figurativi sconosciuti all’estero e forse anche in patria. Ma posso citare Liniers e Quino, fumettisti che hanno pubblicato anche in Italia, Borges e Julio Cortazar, romanzieri di prim’ordine, apprezzatissimi in Europa. Da dove viene tanta libertà creativa? Dal vuoto, dall’infinito disordine.

L’ordine è semplice, il disordine mette alla prova, stimola l’inventiva, la creatività o stimola la fuga, il sogno.

La connessione con la terra è debole. Quella col Cielo è fortissima. Le aires buenas ci connettono tutti e sono una spaziosissima riserva di energia, arte e bellezza. E la malinconia argentina, di non essere nessuno, crea la straordinaria dolcezza di essere in contatto con tutti.

Da qui l’erotismo, la danza, la musica.

Nel quartiere storico della Città, a San Telmo, recentemente restaurato, una piacevolissima ed elegante mistura di Europa e Latinoamerica in un clima vagamente studentesco, c’è uno dei più rinomati locali di jazz al mondo. Il tango è l’unica danza al mondo in cui i cuori delle persone vorticano uniti, a contatto. Buenos Aires ha circa 300 teatri. Solo New York e Londra ne hanno di più. Ed è la città con il maggior numero di librerie al mondo e con la seconda libreria più grande. Nonché negozi di libri usati, o di saldi editoriali (remainders), di tutti i tipi e per tutte le tasche. La vita è una serie di storie e rappresentazioni in cui immergersi.

Da qui l’empatia dei suoi abitanti e la libertà emotiva che mostrano.
Non si è più felici che in Europa. Non lo si è meno. Però, a volte, in certo modo, si è di più.

Puoi essere quello che vuoi. Normalmente per strada non canti. Ma se ti va di cantare, canti. Normalmente con amici non piangi. Ma se ti va di piangere, piangi. Normalmente non balli, ma se ti va di ballare, balla! Ridi o piangi. È naturale. La vita è tutto questo…

Non devi ridere per forza. Nessuno in Argentina ride per essere allegro o per fare l’allegro. Non devi trattenere il pianto.

Normalmente per strada, in Avenida Corrientes, in piena movida  notturna e diurna, non ti spazzoli. In genere non è consigliato perché tutti temono furti di qualsiasi cosa in qualsiasi luogo. Ma se sei con amici e ti vuoi spazzolare, spazzolati! Normalmente in metro le ragazze non si baciano sulla bocca e si accarezzano con gli occhi. Ma se hai ancora indosso l’euforia e le bandane della manifestazione ‘pro aborto legale sicuro e gratuito’ e sul viso i simboli di venere disegnati col rossetto verde a brillantini, tutto è permesso. Normalmente nel metro non si ride. Ma se sei schiacciato come una sardina che vuoi fare? Da ridere ti scappa. Normalmente in metro non capita d applaudire. Ma se si è esibito un bravo cantante si applaude. Normalmente al cine non si applaude. Tranne quando proprio ci si é divertiti tanto. Che poi non è cosa così rara.

A Buenos Aires finalmente sono libera di attraversare le strade come e dove voglio. In Italia, spiego, non si può. Mi chiedono, incuriositi: “C’è una legge?…” Solo se c’è una legge tra capo e collo l’argentino ci pensa un po’. Altrimenti fa quello che gli pare, quello che sente, che, lo sa bene, è la cosa giusta. Anche quando è sbagliata.


La distanza tra dominate e dominato, tra governo e cittadini è tanta. Ed è una distanza di libertà. Si decide noi, col cuore, vivendo. “No, spiego, non c’è una legge, e in realtà lo faccio anche in Italia di attraversare quando voglio ma mi comporto da matta.” Vengo redarguita, manco fosse un oltraggio alla quiete pubblica, all’isteria cittadina, alle norme di viabilità. Lo sono. In Italia lo sono in Argentina no. In Italia al rosso le macchine si fermano e tu DEVI passare. Per me, il rosso per i pedoni è “fai un po’ di attenzione in più”. E io faccio attenzione. Fluisco, come è naturale, nel rispetto mio e altrui, come si fa qui in Argentina. La mia amica Magda dice che visse in Germania, per un periodo, per amore, e questa rigidità la turbò moltissimo, una rigidità fuori da ogni grazia di Dio.

Non è che non raccogliamo le cacche dei cani. Ah in certe zone della città lo si fa!  È che a volte il cane esce da solo, rientra da solo…” Vabbé ma su queste cose, si sa, ci si passa sopra. Scusate il gioco di parole.

L’argentino non rispetta la legge, rispetta la vita. Anche le code sono confuse ma a ciascuno è chiarissimo quale è il suo posto, e non si sognerebbe mai di barare. È una eventualità che non esiste. Nessuno ha fretta e tutti vogliono stare bene insieme ad altre persone che stanno bene. Per questo il disordine funziona, è un disordine molto umano. Con infrazioni, minime, da valutarsi al momento (come quando in biglietteria mi consigliarono di restare in sala tra un film e l’altro in modo da non perdere il posto). Non si obbedisce alla legge, non si è un numero, non si è un ruolo. Si obbedisce alla vita. Questa è la legge: una sola legge morale. Non troverete un film argentino che non la rappresenti, e in un mese ne ho visti in media uno al giorno.

La vita è un casino, è anche triste e dura, ma ci sono anche tante cose belle per cui vale la pena vivere.

È un casino, sicuramente, piena di complicazioni inutili, inefficienze e inaffidabilità, e merita di lamentarsi pure un po’. Ma c’è sempre la soluzione.

La si trova. Sempre. Ci si aiuta e la si trova. Si inventa qualcosa e la si trova.

E se non la si trova fa niente.

Porta l’ombrello” Scrivo via chat a un amico, qualche ora prima di andare a un concerto, rendendomi conto che il tempo si sta mettendo sempre peggio…

L’ho dimenticato.” (non sarebbe tornato a casa dopo il lavoro e se non se l’era portato dietro ora non l’avrebbe avuto) “Se ne hai portane uno.”

Non ne ho.”

Ci bagneremo.
Non c’è problema.

Il sano occidentale agguerrito fa la cosa giusta, a qualsiasi costo. E nella fattispecie, io, nel giro di circa 20 min. trovai un impermeabile prestato dalla mia padrona di casa per me e un ombrellino comprato da un cinese per lui e arriva puntuale, dopo avere sbagliato due o tre bus, perché le indicazioni non sono MAI quelle giuste e le cose non possono MAI venire bene al primo colpo.

L’argentino arriva in ritardo. Un ritardo indefinito a un appuntamento indefinito. Era un ritardo di tre quarti d’ora? Boh. Insomma… è un pochino di ritardo. Ma che importa!?
Quando inizia il concerto? Secondo il programma su internet avrebbe dovuto già iniziare da almeno un quarto d’ora (ma il programma sul sito non è MAI aggiornato), gli si risponde con un certo disagio.
Eh mi sono confuso con l’indirizzo del locale, credevo fosse di là, nell’altro isolato…

Un’altra volta un altro amico mi rispose candido “Mi sono perso per la città”.

E si tratta di persone coltissime sensibilissime e intelligentissime, che hanno viaggiato… Eppure la loro identità argentina è riconoscibile. Queste meravigliose creature fluttuano per la città, senza radici.
E, come i personaggi di Liniers, si sollevano come foglie in autunno, e si scompigliano.
Il vento, almeno quello, non manca mai.

Buenos Aires ha una qualità poetica evidente, rara, discontinua ma abbagliante. Fu la prima cosa a colpirmi.

La mia padrona di casa dice: “Prima volta in America Latina: l’amore. Seconda volta: la realtà.” Mi è sembrata una frase geniale subito e ancora adesso penso che lo sia.
Eppure, dopo tanta fatica, l’amore si rinnova, quando finalmente hai spazzato via tutte le illusioni, quando inizi a saperti muovere e farti rispettare e comunicare e puoi rilassarti, incominci a guardare, a vedere, e ricominci a sentire, a lasciarti portare dal battito. E la poesia ti si incista sotto pelle, risuona dentro, sottile e insidiosa…
Eppure la poesia, la bellezza, la riconosco ancora, anche nell’accozzaglia stilistica della città, che alla fine è bellissima, mirabolante, ogni metro della città è un mondo diverso, anche nei musi lunghi dei suoi abitanti, che si aprono volentieri al sorriso, anche nella trascuratezza delle strade, che nascondono graffiti illuminanti, anche nelle stazioni dei metro, belle o brutte che siano ma spesso decorate con qualche tipo di espressione artistica, a volte sciocca, banale o sgraziata, a volte intensamente struggente o spiritosa, anche nelle esposizioni temporanee che propongono giovani artisti che trasluccicano anima, o qua e là, disseminata a tradimento  in musei e centri culturali, tantissimi, molti gratuiti e tenuti benissimo.
Non c’è niente di bello. Nessun canone di bellezza è rispettato. Eppure tutto è bello. La città si compone di una serie sempre rinnovata di armoniose audacie architettoniche. E nasconde piccole sorprese, enigmi da riconoscere, oltre il velo dell’opacità, strizzate d’occhio da cogliere nei posti più impensati, teneri bagliori da cui farsi agguantare e sedurre.

È una poeticità argentina, tutta particolare, celeste e folle, una esuberanza creativa unica perfino nell’America Latina. Forse non più che altrove, ma più delicato, più discreto e più profondo, più intimo, più reale e più fantastico, più vero.

Dall’impegno politico alla Mafalda all’altrettanto rivoluzionario onirismo introspettivo di Gabi Rubi, un artista che,traduco dalle informazioni biografiche, “fa disegnini e sieste”.

Quanto possiamo imparare dalla ricchezza interiore argentina e dalla nostra stessa ricchezza interiore?
Quanto possiamo imparare a rinnovarci, a ritrovarci, da un Paese ancora agli albori della sua Primavera?

Quanto disordine abbiamo nel nostro Paese?
Che tipo di disordine?

Quanta selvaggia anarchia ci anima? A me personalmente tantissima.


Siamo sufficientemente selvaggi, per essere noi stessi?
Siamo spontanei nel comunicare?
Siamo folli nel pensare?
Siamo folli nell’amare?

L’argentino non sa mai quello che capiterà domani. È presente ora.
Sinceramente non lo sa. Perché… tu lo sai?

Il disordine è un difetto molto italiano. Vogliamo deciderci a considerarlo una RISORSA!?

Il disordine è l’unico presupposto alla creatività.

A dispetto di tutte le teorie americane, è l’Italia nota e apprezzata nel mondo per il valore della creatività che dimostra.

Il caos è la materia.
Basta un poco di magnanima follia per accoglierla, in tutta la sua potenzialità.
Basta fluire con amore all’interno del suo ordine naturale per scoprire che funziona.

Il disordine funziona. In modo geniale.

Quale è la tua personale poeticità? Quale è per te il senso poetico della vita?  Come percepisci e come traduci dentro di te la Bellezza della Vita? Dove la scorgi? Che emozioni ti dà? Come le esprimi?

In che modo essere creativo ti diverte da matti?

Pensaci!

Quel modo ti porterà felicità, realizzazione e fortuna. Ti farà fare le cose giuste, nel modo migliore per te, ti farà conoscere le persone più giuste per te…

Coltiva te stessa. La tua oasi di gioia. Basta, per iniziare, una piccola decisione ogni giorno verso quella direzione, un piccolissimo atto…

 

 

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