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Storie d’amore

Godi di un Amore che ti valorizza?

Godi di un Amore che ti valorizza? 1920 1080 Silvia Pedri

Il temp(i)o dell’Amore.
Perché non trovi l’amore?

Una nota parabola tantrica racconta che c’è chi sta fuori e chi sta dentro il tempio. Dentro il tempio stanno gli alti sacerdoti ma anche il popolo, perfino i turisti. I mendicanti stanno fuori dal tempio. Chiedono, desiderano solo i soldi, le bricioline. Subiscono il freddo e la scomodità e patiscono la polvere e l’assenza di Bellezza. Forse non sanno che all’interno il tempio è di una bellezza sconvolgente e travolgente. Forse lo sanno ma preferiscono non approfittarne, non gioirne, non goderne. Forse non se ne sentono degni o pronti. Forse non sanno che possono avere. Possono essere. Possono entrare a contatto con gli Dei e assorbire la loro luce, il loro aroma, il loro nutrimento, e crescere insieme a Loro. Non sanno che hanno. Perciò chiedono.
In questo modo, noi chiediamo l’amore.

Abbiamo fame. Chiediamo l’elemosina. E resteremo affamati.
Vuoi essere mendicante o stare nel tempio?
Vuoi accontentarti o essere contento? Vuoi essere contento o essere felice? Io voglio solo il meglio. 
Quale è il valore che ti dai? Come ti prendi cura di te?
Come può un altro essere umano celebrare la Vita insieme a te se tu non ci sei!? Sei al tempio, anzi fuori dal tempio, a mendicare. Stai a ricevere il minimo per potere continuare a sopravvivere e continuare a ricevere il minimo…
Come può un altro essere umano darti valore se tu non dai valore alla vita e a te stesso (e a lui)!?

Al tempio dell’Amore bisogna accedere, con coraggio, umiltà e determinazione.
Oggi, ora, è tempo dell’Amore.
È sempre tempo per l’Amore! È sempre possibile, è sempre urgente, è sempre necessario. L’amore è tuo diritto di nascita.

Ora è il tuo momento, il momento di prenderti cura di te e del tuo giardino, di coltivare, con amore, la Bellezza, unica, delle tue rose e dei tuoi vari fiori, fare ordine, fare pulizia, fertilizzare, potare, coltivare insomma e predisporre tutto in attesa che arrivino api e farfalle… Non mancheranno. Arriveranno quelle giuste per te, quelle che ti corrispondono e ti completano, arriveranno attirate dal tuo unico e particolare profumo.
E a mano a mano che il tuo profumo si farà più leggero, ricco e sublime, attirerai sempre più farfalle di lussureggiante e stupefacente bellezza.
Ti ho condotto attraverso questo racconto metaforico, poetico e molto molto vero e reale, per farti sentire, con tutta te stessa, l’urgenza di volerti bene e darti valore, di pretendere il massimo della Gioia da questa tua esistenza, di pretendere la tua piena realizzazione, a tutti i livelli in tutti i settori. Non importa dove e quando arrivi. Ma sei sulla strada più sana e più bella, più vibrante di vita e meraviglia e di potenzialità impensabili. Sei davvero con Dio, sei con la tua parte divina. Sei al sicuro.

Ricapitolando, il primo motivo per cui adesso non hai al tuo fianco, dentro e fuori di te, un amore che ti valorizza è che tu non ti dai valore.
Il secondo motivo per cui non incontri un amore che ti valorizza è… che ti dai troppo valore. Se offri e cerchi performance non troverai l’amore. Troverai performance. E le dovrai pagare. Almeno con baratto. E non sarà amore. E, stai sicura, non ti valorizzerà. E non ti aiuterà a crescere e non aumenterà la tua felicità.

Godi di un amore che ti valorizza? - Silvia Pedri Life Artist

Ti garantisco, l’amore è gratis! La sua natura è gratis, la sua energia è ovunque.
È tutto ciò che ci circonda e prima o poi si materializzerà, felicemente, anche nella tua vita.
Il fatto è che non sei ancora entrata nel tempio dell’Amore e nel tempo dell’Amore. Devi uscire da te per entrare nel tempio dell’Amore, devi uscire da te per entrare nel mondo, negli altri, nell’Altro. Devi accettare di correre il rischio di perdere tutto, tutta te stessa così come sei, per confonderti con altro. Devi uscire dalla concentrazione su te stessa per scoprire le meraviglie del mondo. Devi smettere di chiedere. Devi smettere di chiedere sia centesimi di euro sia montagne d’oro se vuoi instaurare rapporti disinteressati, basati sulla condivisione, sull’abbondanza, sulla generosità e non sull’uso reciproco.

Di cosa hai bisogno in fondo? Solo di te stessa nel tuo pieno, presente, vigile potere. Questo l’hai già, ora.
Hai bisogno di cercare trovare te stessa, rispettarti e onorarti finché morte fisica non vi separi. E questo già lo stiamo facendo, ora.
Che cosa desideri dal mondo se non godere pienamente della bellezza della vita, liberarti dalle oppressioni, dalle pressioni e dagli affanni? Fallo ora!
Puoi aprirti al mondo, essere curiosa, essere disponibile sia a ricevere sia a dare, disponibile a giocare alla vita insieme agli altri…

Giocando lo riconoscerai.
Giocando come fanno i bambini, assaggiando e sperimentando la vita, senza chiedere alla vita altro se non di viverla.
Ti accorgerai all’improvviso di essere entrata in contatto con qualcosa di irresistibile. Bello e possibile. E continuerai a giocare. E vedrai come va.

Allora sarai con te stessa e sarai con l’altro. Allora sarete uno e sarete due. Allora sarai forte come uno, molto più forte di quando eri da sola, e sarete fortissimi come unità di due persone. Vi stimolerete, vi sosterrete, vi illuminerete. Abiterete il Tempio.
Allora, senza chiederlo, senza cercarlo, senza volerlo, capiterà che vi darete valore. Non potrà essere altrimenti. Credete in voi stessi e ognuno di voi crede nell’altro. Vi conoscete. Sapete quanto valete. Sapete quanto potete, quanto ancora vi aspetta di grande e forte dalla vita…
Non devi essere ansiosa, non devi essere avida. Molla l’attaccamento a obiettivi futuri e rimpianti passati. Respira con la pancia e inspira il momento presente. Il Futuro ti sorprenderà. In un momento in cui sarai libera, in cui lo lascerai libero di muoversi.
Tu darai valore all’Amore e l’Amore ti darà valore. Tu coltiverai te stessa e la coppia e nel tuo giardino ci sarà armonia, equilibrio e una straordinaria floridezza.

Amore che ti valorizza | Silvia Pedri Life Artist

Resterete aperti all’esterno per fare ognuno la sua strada e interagire col mondo, giocare, esserci, insieme agli altri. Ma sarà da voi che vi verrà valore, potere trasformativo. Lotterete per le vostre aspirazioni sostenuti dall’altro. Lo farete per voi, per il mondo, per le cose e le persone che più amate, e lo farete anche con l’altro e per l’altro. L’amore che insieme producete è lo scheletro e il sistema nervoso, l’ispirazione, la motivazione e l’energia, per ogni bella impresa che darà valore a te e a tutto intorno a te.

Allora smetterete di curarvi e inizierete davvero a guarire, a dimenticare di essere mai stati malati, mutilati e feriti, a cambiare i connotati, a trovarvi terra vasta e nuova e ancora inesplorata.
Allora potrete trasformare qualsiasi cosa di voi stessi e del vostro mondo.

In astrologia l’ottava casa segue la settima. Il settore delle trasformazioni è direttamente dipendente dalla realizzazione del settore della coppia.
L’astrologia è scienza della Natura e dello Spirito. Nelle sue coordinate strutturali descrive la nostra vita. Nella tua vita è proprio così. Se sei da sola ti puoi trasformare. Ma non hai tanto valore e non hai tanto potere. Sei solo un fottutissimo EGO. Che farai mai?
Che fai lì, tutta da sola?
Inizia a giocare!

*****
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Come farsi trovare dall'Amore - Silvia Pedri

Come farsi trovare dall’amore

Come farsi trovare dall’amore 1276 700 Silvia Pedri

– Non è che non ci fosse anche nove mesi fa. Lui viene sempre, a tutti i seminari, mica come me. È che non lo avevo visto.

– Non lo avevi visto…

– Sì che lo avevo visto, gli avevo anche parlato. Fa la formazione, è uno che le cose le sa. Emanava l’energia di uno che sapeva le cose. Mi piaceva fargli le domande. Ricordo anche che risi a una sua battuta. Anche se non l’avevo capita. La avevo capita a modo mio e tanto mi bastava. Era perfetta così, mi piaceva e mi faceva ridere. Un nostro compagno, che aveva dell’interesse per me, si incuriosì. Doveva assolutamente capire. Io no. Eppure non mi sembrò un tipo strano. Solo simpatico. Ma questo è tutto. Dopo di ciò lo persi completamente di vista. Per tutti i cinque giorni dell’intensivo. C’era tanta gente. Una quarantina. E facevamo cose folli. Non era un seminario di Biodanza normale. Non riuscivamo ad interagire con tutti. Alcuni ci sfuggivano, non erano intercettati… È vero sai, ti incontri coi tuoi simili. Sintonici e distonici. Alcuni che ti magnetizzano, altri con i quali senti affetto o attrazione o famigliarità, altri che non sopporti. Ma solo coi tuoi simili ti incontri. Sono tutti (e solo) quelli che ti riguardano, che ti assomigliano.

Fa una pausa, il fluire dei suoi ricordi si blocca, sospeso.

– Non vi assomigliavate.

– Allora no.

Dice, come se dovesse prendere atto di una evidenza, per quanto incomprensibile.

– Non lo avevo visto.

Aggiunge, commossa.

– Lo avessi visto, mi fossi accorta di lui, non lo avrei lasciato andare. Ma no… Non c’ero, non potevo accorgermi, non potevo sentire. Non potevo sentire Lui. Non potevo sentire altro da me, altro oltre la gabbietta in cui mi muovevo, da piccolo animaletto quale ero.

Mi viene un po’ da ridere ma cerco di trattenermi. Sorrido. È spietata la ragazza. La guardo con dolcezza e complicità, la invito a proseguire.

– Massì. Era un altro paesaggio. Un altro rispetto a oggi. Era il mio paesaggio umano… C’era lo stalker, il babau, l’amichetto, il buono, il brutto, il cattivo, il bambino, gli Impossibili (e scusa se lo dico con la maiuscola ma avevano un grande peso nella mia vita, e anche allora, ohhh, riecheggiavano forte, risvegliavano ricordi, sogni, pulsioni, alchimie impazzite… ero risucchiata in bolle, fantasmagoriche bolle..) e anche altre tipologie umane che a poco a poco riconoscevo, come parte di me, e integravo. Fu magnifico in realtà, un disvelarsi continuo. Uno sperimentarsi. Un liberarsi. O per lo meno un aprirsi continuo di spiragli sulle proprie gabbie emotive e visive…

Sospira e sorride sotto i baffi.

– E meno male che gli Impossibili erano veramente impossibili altrimenti sai che danno. È sempre così… bisognerebbe fargli un monumento. Quanti ne ho incontrati nella mia vita. Ma tanti… ‘Noi siamo gli Impossibili, siamo gli amori ideali, perfetti, desideranti e desiderati, ma no… accidenti, ahi che dolore! impossibili siamo. Ma un giorno ci ringrazierai.’ E infatti… È sempre così…

– Alla fine questi amori perfetti, ideali, o per lo meno desiderati, in questo caso, si sono rivelati per quello che erano…

– No, a questo seminario non c’erano. Non c’era nessuno di tutti loro. E quasi nessuno di quelli che avevo conosciuto allora. Era un breve seminario che faceva parte di un ciclo molto particolare, in collaborazione con una scuola di canto, sull’uso della voce. Non frequento quasi mai seminari di Biodanza. Però quando trattano argomenti artistici… non so resistere. C’è molta, forse troppa, azione, di solito. Questo invece era basato in prevalenza sull’ascolto. È stato magico. Molto sottile a livello energetico…

– Quindi, tornando a noi, il tuo Lui ha vinto perché il nemico si è ritirato. È stata una seconda scelta.

La provoco, sorniona.

– Oh no.

Non ci sta neanche a pensare.

– Oh no, affatto. Tutt’altro, all’opposto… Finalmente io ero libera da me, da me stessa, dalla mia vecchia, stupida, ferita, infelice, folle, ossessiva ‘Io’. Ero libera lo spazio sufficiente per potere sentire qualcosa di diverso, diciamocelo, qualcosa di bello, qualcosa che non avevo mai sperimentato prima, qualcosa che non speravo neanche che esistesse per me, qualcosa che non immaginavo potesse esistere in assoluto. Una energia accogliente, tranquillizzante, protettiva, femminile e maschile, dolce e forte. Magnetica. Una energia straordinariamente giusta per me. L’ho percepita subito e l’ho scoperta a poco a poco, nel corso del week end, grata di essere in un ambiente nuovo, senza interferenze, solo me e la mia nuova ‘Io’.

Ride.

Un ‘Io’ un pochino meno ossessivo.

Come farsi trovare dall'Amore - Silvia Pedri Life Artist

Prende un lungo respiro. Continua…

– Non ero mai stata così bene. Nessun amore impossibile mi aveva mai fatto sentire bene così. E l’unico amore possibile che avevo avuto in vita mia, una relazione durata più di tre anni, mi aveva visto stare semplicemente male, dall’inizio alla fine. Avevo bisogno di lui o credevo di averne. Ma in realtà avevo bisogno solo di imparare dalle esperienze orribili che abbiamo attraversato insieme. Insomma che allegria. Poi per forza che mi sono appassionata agli amori impossibili, quelli che agonizzavano e abortivano al nascere. Meglio morti che vivi.

Ride. Le farei una costellazione famigliare, non fosse, ora, così felice, così sana.

– E ho amato tanto. Ma non ho mai sentito quel tipo di energia, quell’avviso, inequivocabile, di benessere, con nessuna persona da cui fui mai attratta. E, in fondo, quell’odore, non trascurabile, di ‘possibile’. Mi avrebbe mandato in panico totale lo avessi sentito, non potevo neanche permettermi di sentirlo. Per la prima volta invece l’ho sentito. E ho resistito. Sono stata ferma lì. Per il tempo di un week end che mi costava? Ho fatto la mia esperienza. E ho sentito. Ma è così che si fa, io credo. Così che succede, voglio dire. Primo, mi sono accorta. Cioè significa che ero pronta, disponibile, avevo in me un granello di senape di possibilità, uno spiraglio di apertura. Nove mesi prima non mi ero accorta per niente! Non potevo. Non è che lui non esistesse. Ci avevo perfino parlato! Conoscevo il suo nome. Ma non esisteva per me, non esisteva nel mio mondo. Ora invece ho sentito. E ho continuato a sentire. Senza spaventarmi. Non ho fatto nulla. Né fuga, né attacco, né attrazione fatale. E ogni volta che mi capitava di sentire stavo bene. Non chiudevo. Lasciavo che fosse. Evidentemente potevo permettermelo. Comunque così è andata. Ho assaggiato una cosa che mi è piaciuta.

Deglutisce. Gli occhi fissi a terra, aperti, sul suo ricordo…

– A quel punto… Non potevo più farne a meno.

Mi guarda. In silenzio. Non c’è più nulla da dire.
I giochi erano chiusi. O per meglio dire aperti. Era stato fatto tutto ciò che poteva essere fatto. Ci si era resi disponibili alla vita. La Vita aveva sentito il “Sì”. Non è mica sorda.

Ma lei continua.

– Pensa che il primo giorno del seminario era il mio compleanno. Gli organizzatori, raccogliendo i dati per l’iscrizione, se ne accorsero e improvvisarono tre candeline su una crostatina confezionata. Improvvisamente, in un angolo della sala, in un ritaglio di pausa, prima di cena, mi trovai tre candeline accese davanti, su cui soffiare. E io soffiai. E senza pensarci scaturì da me il desiderio: ‘l’uomo giusto per me’. E lo soffiai e le candeline si spensero. Ho avuto anche il pensiero ‘adesso non riesco a spegnerle’. Sai la sfiga. Ma insomma tre candeline…

Ride, ironica.

– Capisci, io non so qual è l’uomo giusto per me. Mi rendo conto, non posso saperlo. Qualunque e comunque sia, che sia quello giusto, che sia! Fino al giorno prima in realtà pensavo fosse uno, ne ero assolutamente certa eppure… la mia certezza stava scemando, stava iniziando a barcollare, stava aprendo brecce di dubbio e possibilità perché la cosa non dava segni di vita, di nascita reale… E allora, a quel punto, ho lasciato fare. Ho lasciato che fosse. Io potevo anche non saperne niente. Così era, in effetti. Così è stato. Così è successo. Marco non era affatto “giusto” per me. Non avrei mai pensato che lo fosse. Nessuno lo avrebbe mai detto. Per molte cose appartenevamo a parti, “partiti” opposti, diversi. Ma pensare non serve. Serve qualcos’altro. Serve sentire.

Sorride. Sa di avere scoperto l’acqua calda. Ma è felice, e fiera e grata, di averla scoperta. 

– Le nostre energie erano così compatibili che camminando per strada, quella sera, per andare a cena, quasi ci cadevamo addosso. Alla faccia dell’attrazione. No, non è che cadevamo: collidevamo gentilmente. Ma si sentiva, appunto. Ma vabbè. Non è che uno si fascia la testa. Mi divertivo ad osservare. Però ricordo che il giorno dopo mi attraversò il pensiero che l’uomo giusto non necessariamente doveva essere “quello giusto” poteva anche essere “quello sbagliato”. Cosa c’era di meglio di un uomo sbagliato? Lui era un ottimo uomo sbagliato per me. Del resto, per quanto ne capivo e sapevo io… Mai uno giusto che avesse funzionato. Mai uno sbagliato che avesse funzionato… Poteva essere qualsiasi cosa.

Mi fa ridere la ragazza.

– Però ti dico una cosa, e poi mi fermo che già ti ho annoiato abbastanza, ho avuto anche dei grandissimi amori. E ne onoro ancora il ricordo, certamente. Però, all’inizio, come prima impressione, non uno che non mi stesse sul cazzo! Marco no. Marco no…

Sorride.

Poi mi offre un ultimo ricordo, un’ultima osservazione.

– L’altro giorno, Marco se ne esce chiedendomi quando compio gli anni. Gli rispondo ‘Ma Marco hai la memoria corta? Ti ho mandato totalmente in confusione?? Ho compiuto gli anni di recente… E c’eri anche tu. Ho perfino spento le candeline.’ Insomma lui non c’era. Chissà dov’era nascosto, non lo ricordava neanche lui… ma in quel ritaglio di tempo e di spazio…

Ride, la ragazza. Non riesce più a raccontare.

– Capisci, Silvia, in quel momento, lui non c’era. Non c’era ancora nel mio paesaggio umano. Non è che non ci fosse. È che non lo avevo visto. Io non lo vedevo, e lui non mi vedeva, evidentemente. Erano due mondi. Esisteva. Ma non esisteva nel mio mondo. Avrebbe potuto anche non esistervi mai. In quel momento, stavo ancora desiderandolo. Stavo soffiando sulle candeline.  Non era ancora il personaggio che sarebbe stato all’interno del mio film… del film della mia vita…
Geniale il Regista, no? 

Come farsi trovare dall'Amore - Silvia Pedri Life Artist

In pratica? Come farsi trovare dall’amore??
Devi essere in grado:

    1. di farti intercettare: appartenere allo stesso mondo dell’amore, essere nello stesso spazio-tempo dove si trova lui, essere fatto, infine, della sua stessa materia energetica. essere pronto per il briciolo o la montagna di felicità che ti spetta e che ti aspetta. bastano pochi anni o a volte pochi o a volte molti decenni di trasformazioni. ognuno ha la sua strada, i suoi tempi e i suoi modi di percorrerla. ovunque arrivi, a ogni tappa, è il tuo successo, la tua gioia, la tua fierezza;
    2. di accorgerti: trovarti, anche solo per un momento, libero da convinzioni e ossessioni, fuori da attaccamenti al passato o al futuro, e sentire, e accorgerti di quello che senti;
    3. di accogliere: riuscire a stare con quello che senti, senza scappare, senza accelerare né frenare, rendendoti conto che ora niente più è in tuo potere se non la scelta della gratitudine, abbandonandoti a quello che è e anche a quello che non è, apprezzando quello che è, vivendoci dentro e imparando ad abitarci giorno dopo giorno, e, nel tuo misterioso presente, mantenendoti nella traiettoria degli infiniti futuri positivi possibili);

E, prima ancora, chiedere sempre il meglio e dire sempre “Sì, Grazie.” alla Vita, qualsiasi cosa la Vita riesca a proporti. E ogni volta accogliere quello che è col massimo amore e fare uscire da te il massimo della paura.
E mantenere l’intenzione stabile. Chiederti in ogni momento di dubbio, ansia o inquietudine: “Tra il Sì e il No cosa scegli?” Io scelgo il Sì.

 

*****
In questo articolo discuto di pregi e difetti secondo me del sistema Tantrico. Ne discuto così bene che l’articolo ha meritato la censura, non ho potuto promuoverlo su Facebook. Leggi:
“C’è un virus nel sistema tantrico?”

 

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Ogni fallimento è un Portale

Ogni fallimento è un Portale 1200 656 Silvia Pedri

In una vita precedente si era comportato in modo simile e lo avevo buttato giù da una rupe. Aveva distrutto il mio Sogno! Il mio sogno, il sogno di una vita insieme, mi piaceva tanto… 
Questa volta sono stata più brava.

Come dice Woody Allen, perché fargli del male? Sporcherei di sangue il tappeto. Non ho sporcato il tappeto. Ho risparmiato sia me sia lui. Mi sono mostrata ferita e risentita per questa storia così bella che non voleva non poteva iniziare. Ma sembrava davvero non ci fosse soluzione.
E in questa vita non sono una sanguinaria. Non faccio soffrire neanche col pensiero. Ci ho messo un anno per elaborare il lutto di una storia che non era nemmeno iniziata. Come un bambino in gestazione, si era fatta sentire, nel fremere di tutta la sua gioia, ma non aveva avuto la forza di uscire fuori, di essere, di nascere, e ha deciso di abortire. Ma in questa vita, a differenza della precedente, ero innamorata. Nessuna freddezza nessuna avventatezza. Pura vita, puro sentire. Morire. E rinascere.
Ci ho messo un anno e tanta vita in mezzo e ora provo solo gratitudine. Non gratitudine perché se n’è andato. Gratitudine perché c’è stato. Amore e gratitudine per l’esperienza. Gratitudine per tutto quello che ho vissuto, osservato, compreso, assimilato e imparato nel corso del tempo.

È stato un fallimento. Se fossimo stati capaci saremmo stati capaci: la storia sarebbe nata e si sarebbe sviluppata. Avremmo dato e ricevuto di più dalla vita. Invece siamo state vittime dei nostri tranelli interiori, caduti al primo soffio di felicità, tanto eravamo fragili, inesperti, impreparati alla felicità.
Che cosa ci ha fermato? Che cosa ci ha fatto inciampare? Che cosa ci ha insegnato il fallimento? Che cosa ci ha mostrato di noi? Siamo andati oltre le nostre fragilità ora o dobbiamo ancora prenderci cura di loro?
Che cosa invece ci ha mostrato l’oltraggiosa bellezza dello stare insieme? Quali parti di noi si sono risvegliate, hanno rivendicato vita e potere? Quali parti di noi hanno mostrato la loro forza e fioritura?
Chi eravamo allora? Chi siamo ora? 
Ci ho messo un anno per ricordare questo frammento della mia vita con lacrime di gratitudine e non di tristezza e non di rabbia.

Ogni fallimento è un portale - Silvia Pedri

Non ci metterò la vita per ricordare in questo modo una relazione durata più di tre anni e terminata tanti anni fa.
Era brutta. Non c’è niente da fare. Riconosco che è così.
Però mi rendo conto che dovevo attraversarla per sperimentare parti di me e del mondo che non avrei potuto vedere in altro modo.
Dovevo vederle, attraversarle e uscirne fuori dall’altra parte. Dovevo trovare la forza e prima ancora la consapevolezza. Crearle in me. Creare me. 
Sono felice di avere attraversato questa esperienza.
Sono felice che l’attraversamento sia andato a buon fine.
La conferma del successo è che mai si è più ripresentata nella mia vita una persona simile o una situazione simile.
Significa che ho imparato. Sono andata oltre.
Il fallimento, ogni fallimento, è un Portale, una iniziazione. Bisogna attraversarlo. Lasciare che sia. Lasciare che la vita e i suoi mostri (i nostri mostri) ci facciano a pezzi. 
È quello che dovevamo sperimentare per conoscerlo, per essere più vasti, saggi, e soprattutto per non sperimentarlo mai più, in nessun momento della nostra vita presente né delle vite future, per non dover sfiorare nemmeno, mai più, quei territori.
E’ stata la nostra morte e la nostra rinascita, la nostra iniziazione a una nuova vita. 
Per tutte e per tutti è così o dovrebbe esserlo. E da ora, ora che ci abbiamo portato l’attenzione e la consapevolezza, per tutte e per tutti sarà così.

Ogni fallimento è un Successo, un Portale, una Iniziazione. 
Siamo passati attraverso il Fuoco e ora siamo più trasparenti e luminosi. Materia purificata. 
Ora siamo diversi. Abbiamo una conoscenza e una consapevolezza completamente diverse del mondo e di noi stessi, abbiamo un rapporto completamente diverso con noi stessi e con gli altri. Siamo oltre. Con in più la consapevolezza che ci proviene dalle nostre ferite trasformate in saggezza, in compassione, in tenerezza in amore. 
Possiamo lasciare andare, possiamo lasciare che sia e che sia stato. Possiamo lasciare che le persone attraversino la nostra vita e ci benedicano affondando nella nostra anima solchi di gioie e dolori e possiamo anche lasciare che, quando noi siamo cambiati, loro si allontanino per sempre (o per il resto di questa vita, a noi la scelta. Quando i conti sono chiusi, restano solo scelte libere).
Con loro o senza di loro, con altri o con altri ancora oppure da soli (ma si è mai davvero soli!??) noi siamo persone nuove, rinate e poi ancora rinate e poi maturate… e ci lasciamo attraversare dalle esperienze per essere sempre più libere di essere noi stesse, godendo di una bellezza sempre più autentica e viva.

Attraversa tutti i colori dell’Arcobaleno! Vedili, sentili, vivili.
Tu sei l’Arcobaleno. E sei oltre l’Arcobaleno.

*****
Meditazione di allineamento per Anime Gemelle


L’audiomeditazione di allineamento per Anime Gemelle ti servirà a purificare e potenziare l’aura e fondere le energie a livello sottile tra te e la persona che ti sta a cuore affinché si crei la massima intimità, intensità d’amore e armonia. Tu e la persona in relazione con te, al momento uniti o separati, potrete crescere insieme e sostenervi nella reciproca evoluzione.

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Risveglio Nuova Umanità - Romanzo di Silvia Pedri

È un laboratorio

È un laboratorio 1920 1061 Silvia Pedri

“È un laboratorio, Simone.” gli sussurrò all’orecchio.
Simone fremette, mosso come una foglia al soffio del suo fiato.
“Un laboratorio. Costruiamo la Nuova Umanità qui.”

(Estratto dal Capitolo 1, “Il Risveglio della Nuova Umanità”, Silvia Pedri)

Pantherizia si sistemò meglio. Era come un gattino, raggomitolato dentro.
Con la fronte toccava il collo di Simone. Simone inclinò il capo verso destra e sentì i capelli. Questa volta erano lisci e setosi, e soffici. Avevano quel profumo, quel profumo… di shampoo. Fu il primo odore forte e chiaro che sentì di Pantherizia. Non era granché ma non lo scordò più per tutto il resto della sua vita su BMW k25 e per molte altre vite.
Anche Pantherizia aveva un bel respiro lento. Magari si era addormentata. Poi avrebbe dovuto svegliarla. Come si sveglia una bambina? Era sicuro ci fosse un modo giusto, uno e uno solo, che lui non sapeva. La avrebbe svegliata nel modo sbagliato. E lei si sarebbe arrabbiata.
Invece “Humnn.” fece Pantherizia, ancora con quell’aria di una che ha appena mangiato una fragola. Non tre. A tre hai già perso l’emozione. Una e basta. Grande. Matura. Appagamento totale.
“Hai un buon odore, Simone!”
“Ti sorprende?”
“No, no, affatto. Lo avevo sognato. Lo sapevo già. Ma saperlo non è come sentirlo. In astrale il senso dell’odorato è il più difficile da sviluppare. Sentirlo è più bello.” disse lentamente, con la bocca un po’ impastata, come una che ha ancora il sapore della fragola in bocca.
“Mi piace il tuo odore. Sa di sottobosco di conifere.”
“Il sottobosco di conifere non esiste. Non cresce nulla sotto i pini. Il terreno è troppo acido.”
“Adoro le conifere.” Mormorò lei.
Lo aveva fatto di nuovo. E a lei piaceva. A ben contare, lo faceva quasi ogni volta. Le piaceva il suono della voce di Simone mentre sorrideva. La voce di Simone sorrideva sempre o quasi.
Simone era contento. Aveva un odore che non si era mai visto. Ma a Pantherizia piaceva.
Pantherizia sniffò ancora un pochino.
Sempre con gli occhi chiusi, tra conifere, mirti, eriche e rovi: “Mica sei nato sotto un cavolo o sopra un Drago. Non me la conti giusta tu. Sei nato da una mamma indaco che quando ti ha visto ha detto: ‘Oh che bel cavaliere indaco. Adesso lo curo io! …Guglielmo vieni a vedere.’ Si è voltata e il padre non c’era. Padre assente. Ci deve essere un posto nell’Universo che risucchia tutti questi padri assenti. Magari si gioca a carte. Humnn.” Grugnì meditabonda e ri-affondò il musetto in Simone.

(Estratto dal Capitolo 2)

Il Risveglio della Nuova Umanità - Romanzo di Silvia Pedri

*****

A Simone, al fianco di Pantherizia, parve di volare.
E forse volarono.
Non ricorda di avere fatto più di un passo, o due, e si ritrovò sui gradini dell’entrata dell’Accademia dei Gladiatori di Dio.
“Chi è Trino?” chiese a un tratto Simone, che si sentiva a terra ora che doveva affrontare un ambiente nuovo e sconosciuto, e pieno di insegnanti e alunni così illustri e importanti.
“È il figlio del bidello.”
“È un cavaliere indaco anche lui?” chiese Simone, con trepidazione.
Ma dopo mezzo millisecondo Pantherizia rispose: “No.”
“È un cavaliere cristallo?” Simone trattenne il fiato.
“No.”
“Allora come è mai è qui?”
“È il figlio del bidello.”
“Buongiorno Dino!” squillò Pantherizia, varcata la soglia.
Era di nuovo buio. Simone si teneva alla manina di Pantherizia e si chiese quando avrebbe imparato a sognare come si deve.
“Scusalo Simone, ha dei problemi a cambiare le lampadine.”
Sentirono echeggiare dei passi larghi e pesanti, che facevano oscillare il pavimento, sempre più vicini. Improvvisamente un muso con del fiato odoroso non di conifera scese su di loro, a ispezionarli. Sentirono tirare su col naso.
“Siamo a posto Dino. Lui è con me. È Simone. Lo aspettavamo. Simone Pitone. Non sa di carne, non ne mangia, puoi farci passare.” Disse Pantherizia, torcendo il collo verso l’alto.
“Via libera, Simo!” Saltellò più volte, con tutti i piedi, che quasi cadde.
“Emozionato?”
Emozionata era lei, non stava più nella pelle. Non sapeva più cosa dire. Prese la mano di Simone tra le sue o meglio portò la sua mano sinistra alla destra, che teneva la mano di Simone, e la accarezzò e la tenne al sicuro. Voleva trasmettergli il benvenuto più caloroso. Era contenta e non sapeva da dove incominciare.
Gli saltò addosso e gli abbracciò le spalle e per poco non gli diede una zuccata.
Poi, non sapendo da dove cominciare appunto, pensò bene di continuare…
“Trino Panzoni. È l’ultimo di tre fratelli. Tino Rino e Trino.”
“Morti tutti tranne lui.” Riprese, dopo qualche passo.
Pantherizia aveva un curioso gusto macabro delle situazioni, Simone osservò. Non era nera come suo fratello ma un po’ doveva avere preso anche lei da suo padre. Simone si strozzò con la saliva e tossì: un pensiero gli era andato di traverso. Non aveva preso la stupidità, ma il black dalla famiglia Panther, of course!
“Ehy Simo! Tutto bene?” Si fermarono un momento e Simone divenne rosso dall’imbarazzo oltre che dal soffocamento.
“Vabbé. Dicevo di Trino… Figlio di Dino (ogni padre è un dinosauro), il noto Dino Panzoni bidello della scuola. Onorevole servizio da tempi preistorici. Trino dicevo… Ultimo superstite e ultimo gioiello della sua famiglia e della sua genealogia tutta, da parte di madre e da parte di padre, oltre ad essere un po’ triste ha insistito ad entrare all’Accademia perché sente di avere una missione. Anche se non ci ha mai detto quale.”
Difficile raccontare tutto per filo e per segno… “Stuart Wilde non ha avuto cuore di dirgli di no, che era solo un condizionamento dato così… dalla situazione un po’ pesante alle spalle, per cui sentiva le spalle pesanti ma non perché aveva una missione. Tanto, per stare in corridoio meglio che stia in classe si deve essere detto. È il figlio del bidello…”
“Sono una famiglia di immigrati.” Proseguì Pantherizia. “Non è facile per loro. Sono originari di Sirio C e pensano di essere di Serie C. Eh insomma.”
“Marcolino lo chiama Krishnamurti.” Proseguì dopo qualche passo e un saltello. “Come Krishnamurti l’oroscopo diceva che era un messia, fin da prima che nascesse proprio. Una specie di profezia per la mamma Rosa Margherita Panzoni, una donna così dolce, ma si dice fosse anche ingenua… Non si sa. Morta anche lei. Purtroppo.”
Simone tossicchiò a nascondere una risatina, che al buio non si vedeva ma si sentiva.
“Le dissero allora che le sarebbe nato un bambino cristallo, il giorno 22, del mese 33, dell’anno 11. Un maestro, un iniziatore degli iniziati, un Messia. Un Panzoni ma di quelli grandi.”
“E così fu.” Mormorò tra sé Pantherizia, meditabonda.
“Adesso siamo nell’anno 22 e lui ha 11 anni. Si deve manifestare. Insomma, Simo, ti rendi conto, è il suo momento. Proprio adesso. Ma non sappiamo per cosa.”
“Veramente una storia agghiacciante.”
“Sì Simo. La vita gioca degli scherzi, strani e misteriosi… Certo, nervosetto lo è.”
“Vieni che te lo presento!”
E di corsa e volando Simone si trovò improvvisamente in aula.

(Finisce così il Capitolo 4)

Il Risveglio della Nuova Umanità - Romanzo di Silvia Pedri

*****

“Questo è il maestro Candido Savinio, l’insegnante di fisica energetica.” Gli disse Pantherizia, a bassa voce. “Guardati pure intorno. Lui è molto concentrato su quello che fa. E poi è strabico. E ci vede con un occhio solo, quello storto.”
“Quel bambino dall’altra parte dell’aula perché mi fissa corrucciato?”
“Quello è Trino. Ohh è così. Ce l’ha con i compagni di banco biondi. Faccende karmiche sue.”
“Io non sono biondo.”
“Lo so. Ma lui no. Lui non lo sa.”
“Forse bisognerebbe dirglielo…”
“Non si può. Non ascolterebbe. Lui ti vede così. Sono proiezioni, Simone.”
Pantherizia torse il busto verso il banco dietro. “Shhh. Savinio è cieco, mica sordo!”
Simone capì che ormai erano nel suo sogno per gli inconfondibili tocchi macabri che lo scandivano.
Si voltò anche lui. “Ciao Marcolino!” Disse.
“Ciao Simone. Ti aspettavamo.” Indice e medio uniti scattarono dalla fronte verso l’esterno.
“Capitano… Benvenuto a bordo.” Sorrise da marinaio.
E subito Adelchi riprese, con grande attenzione, a fare quello che stava facendo.
“Smettila di fare rumore con le figurine! Finisce che ti sente.”
“Pantherizia… Tu credi che io stia riempiendo l’album dei calciatori… In realtà è tutta una copertura. Shhh.” Sibilò, sporgendosi in avanti sul banco, le mani a ventaglio, tremanti ai lati della bocca.
“Vallo a capire quello.” Spiegò Pantherizia all’orecchio di Simone, mentre si risistemava sulla sedia.
“E quella al suo fianco?” Chiese Simone, sbirciando all’indietro.
“Lei è viola.”
“Sì, lo vedo.” In questa classe la vista non era data per scontata.
“Viola di nooomee.” Chiarì Pantherizia.
“Si chiama Viola Del Pensiero. È carina, eh?… È un centauro arturiano.” Aggiunse, con una nota di rispetto nella voce.
“E dietro?”
“Oh dietro nessuno.”
“Io vedo un sacco di gente…” disse Simone incerto.

(Estratto dal Capitolo 6 “La Classe”)

… e i capitoli del mio romanzo sono 21! Sei pronto per il grande Risveglio della Nuova Umanità!??

 


Il risveglio della Nuova Umanità

Il Risveglio della Nuova Umanità è molto più di un libro.
È una STORIA D’AMORE  tra “adulti under 11” scritta per lo Spirito, per i Popoli delle Stelle e per tutti coloro che sulla Terra aspirano ad una vita felice!
È un ROMANZO in cui le vicende dei personaggi si intrecciano in diverse dimensioni spazio-temporali dove i sogni lucidi addestrano alla conoscenza e al coraggio.
È una GUIDA per l’Aldiqua e l’Aldilà scritta per rispondere ai nostri interrogativi. Da dove si parte per rinascere a se stessi e creare un Nuovo Mondo? Quali sono le regole, le direzioni e gli strumenti?

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L’amore non finisce

L’amore non finisce 1920 970 Silvia Pedri

 

Una rosa purissima è l’anima
in quel suo pensare
a una perenne primavera.
L’amore è la ragione.
Se tu ami
avrai rose tutti i giorni,
se tu non ami
sarai uno sterpo spoglio.
(Alda Merini)

 

Non è vero che l’amore finisce. Non finisce da una vita all’altra, figuriamoci se finisce in una stessa vita!

Può cambiare la modalità erotica.
Può allentarsi il legame eterico se non è frequentato.
Si può essere troppo pigri o egoisti o incapaci per vivere l’amore e si può scegliere di non fare e non sentire. 
Ma l’amore è una impronta che segna e modella l’IO. 

Chi ama è a disposizione dell’amore, per sempre. 
Lascia che sia e lascia anche che non sia.

Quante persone mi sono passate tra le mani e sul cuore? Tra le mani pochissime. Che hanno calpestato il mio cuore tante, a volte goffamente, a volte con passo leggero, con reverenza. A volte un attimo solo. Ma hanno lasciato il segno. Mi hanno vissuto e modificato. Mi sono creata.
Sarò sempre grata per il loro passaggio e fedele all’affetto che ho per loro.
Sono libera e sono fedele a me stessa.
Onoro tutto quello che c’è.

 

Non tutti i fidanzati vengono perfetti.

 

È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.
(Antoine de Saint-Exupéry)

È una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito.
(Antoine de Saint-Exupéry)

 

***

CONSIGLIATO PER TE:  Regressione guidata per la felicità in amore
Uno strumento che utilizzo ogni giorno con successo nel mio lavoro.

 

Una meditazione di rilassamento profondo con induzioni ipnotiche per la regressione ad altre vite e ad altri spazi-tempo, espressamente riadattata per poterne fare un uso individuale e formulata per la liberazione dei blocchi nella sfera affettiva.La mia voce ti guiderà e ti porterà a prendere il massimo delle risorse di volta in volta disponibili per costruire la tua felicità in amore, trovare l’amore giusto e goderne. È una meditazione di discesa: consiglio di praticarla prima di dormire. Il sonno sarà direzionato dall’intento di ricerca e crescita e sarà un momento importante e allo stesso tempo dolce di guarigione.

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L’uomo che non sapeva fare l’amore

L’uomo che non sapeva fare l’amore 928 566 Silvia Pedri

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Me ne resi conto qualche mese più tardi.
Qualche mese dopo averlo lasciato, capitò che ne parlassi a una amica. In chat dissi semplicemente “Non sapeva fare l’amore”.
Fu la prima volta che lessi e scrissi e pensai una cosa del genere.
Era vero. C’erano notevoli difficoltà pratiche che dissuadevano dallo stare insieme. Ma avrebbero potuto essere superate da pazienza, motivazione, convinzione…
Non era una persona cattiva. Era una persona di grande valore. Era solo completamente inadatto. Inadatto all’amore. E no, non c’era abbastanza tempo, pazienza e motivazione per educarlo.

Sapere fare l’amore rivela tutto.

Sapere fare l’amore apre all’intimità, alla complicità, alla gioia di stare insieme, alla voglia di stare insieme, alla capacità di capirsi e venirsi incontro.

Sapere fare l’amore sintetizza l’intesa di coppia, come sono veramente due persone dentro e come possono comunicare.

.–.–.

Sapere fare l’amore non vuol dire avere forza, resistenza e buona mira. Sorry, stiamo parlando di altro.

Un po’ di lessico fa comodo conoscerlo. Ma solo per verificare quale parola o espressione è più consona al momento, alla coppia, all’energia che caratterizza quella e quella sola coppia.
Meglio avere un po’ di risorse linguistiche per non farsi trovare impreparato. Ma l’amore è un altro tipo di linguaggio. Funziona con una sintassi tutta sua. Sempre nuova.

Amore è comunicazione. Sesso è l’espressione più intensa, penetrante e coinvolgente dell’amore, una comunicazione preziosissima, delicatissima.
La più intensa, la più preziosa. L’energia più elevata, l’energia più trasformativa. L’energia che fa girare il mondo, spostare le montagne e fiore la primavera, l’energia che fa sbocciare l’essere umano, che può rendere l’essere “umano”, pienamente umano e divino, dargli vita. L’energia più profonda, quella che ti scuote dentro, rivela le tue altezze e i tuoi abissi, ti fa crollare e ti rigenera. BENEDICE.

 

Due esseri non possono fare a meno di collidere e di tendere l’uno verso l’altro, di tendere a fondersi. È l’ineluttabilità del destino. Ma non è detto sia un destino fortunato. C’è sicuramente amore. Altrimenti non ci sarebbe stata apertura, scambio, riconoscimento, fiducia. Ma è frequente non sapere vivere questo amore. Non lo si sa contenere. Non lo si sa agire.
Troppa roba buona, troppa roba vera.
Non si sa fare l’amore.

Fare l’amore richiede molta forza: richiede la forza dell’amore.
Nel pieno delle correnti turbinose delle emozioni e dei sentimenti, esserci, stare. Farsele entrare negli occhi.

Non scappare. Sentire. Sentire amplificato per due. Essere in contatto. Avere il coraggio di sapere come sta l’altro, sapere chi è l’altro, sapere che cosa ci sta dando e che cosa gli stiamo dando, sapere come ci si sente a essere con l’altro. Guardarlo negli occhi, sentirlo nella pelle. Accoglierlo.
Comunicare con tutta la propria pelle e il proprio corpo.
Essere in sintonia. Seguirlo. Farsi seguire. Partecipare alle correnti, inaspettate, imprevedibili, delle emozioni e dei sentimenti.

Non ci vuole studio, non ci vuole talento. Non ci vuole necessariamente sudore. Basta esserci. Essere nudi. Inermi. Farsi prendere.

Capisco che per un uomo questo sia la cosa più difficile.
Non può fare affidamento su nessuna esperienza pregressa. Ogni donna è diversa. Certo le esperienze aiutano. Ma aiutano a sentire meglio il presente, a essere nel presente e essere in sintonia col presente, ad avere più risorse per avere una comunicazione più articolata, per potere essere più vicini. Nient’altro. Si è sempre vergini di fronte all’amore e così deve essere.

Una donna capirà quando stai applicando una “cosetta” imparata altrove (che non c’entra niente). E dentro di sé sorriderà (e sopporterà) e aspetterà che passi.  Magari lo stai facendo per farle piacere. Ma a lei del piacere non condiviso importa ben poco. Non è roba vera, non è roba autentica. Non c’è vita.

 

Comunicazione è ascolto. Come in ogni tipo di comunicazione, anche nel fare l’amore è l’ascolto la cosa più importante.
Ogni persona è unica. Ogni momento è unico. Ogni sensibilità è esigente. Richiede attenzione. Nessuno conosce se stesso prima di fare l’amore e nessuno conosce l’altro, è uno scoprirsi, un affidarsi. Con curiosità e con piacere. Il piacere di essere in contatto con l’altro.
Anche nella vita nessuno conosce se stesso e nessuno conosce l’altro.
è un continuo scoprirsi e crearsi, sempre unico e nuovo. Rivelarsi a se stessi e all’altro.
E lo si può fare solo con divertimento, in apertura.

Il piacere non è un baratto: un po’ a me un po’ a te. Questo lo faccio per te. Questo lo farai per me. Non so quale donna provi piacere sentendo che l’uomo lo sta facendo per lei e che in realtà si sta annoiando o sacrificando. È umiliante essere soccorsi a letto e ancora più umiliante sapere di non stare suscitando piacere. E viceversa per la donna non ha senso fare le cose in modo meccanico. Nessuno ama la meccanica, né da ricevere né da fare. Tutto ciò che si fa si fa mosse dal piacere dell’amore.

Ancora più triste è sentire che l’altro sta prendendo il proprio piacere a nostro discapito, sul nostro disagio o sul nostro dolore, nonostante le nostre lacrime. Alla noia si somma la mancanza di rispetto e qui vi assicuro che il ricordo resterà eterno, stampato molto nitido, e non giocherà a vostro favore.
Un uomo chiuso, che non è in grado di sentire il piacere e il dolore della propria compagna, avrà vita breve. Sarà lasciato perché non sa fare l’amore.

Sapere fare l’amore è tutto. Imposta e sviluppa lo scambio energetico che ci può essere a tutti i livelli, costruisce la gioia e la coesione di coppia.
Sapere fare l’amore rivela tutto. Rivela quanto riesci a essere in amore.
Non è una persona cattiva. Prova attrazione, ammirazione. È brillante, è affascinante. È anche gentile. Ma non sa vivere l’amore, non lo sa condividere. Non sa fare l’amore: non sa vivere in amore, non sa comunicare in sintonia, in tutti i momenti e gli ambiti dell’esistenza. Al risveglio, in bagno, in cucina, in metro, a cena, con gli amici… ci sarà sempre un momento in cui è freddo, chiuso e duro e sarà faticoso averci a che fare e sarà doloroso.
La chiusura è una tara genetica e una malattia e come tutte le malattie è lì per essere osservata amata attraversata curata e guarita. Ha solo bisogno di amore e dolcezza. A vagonate. Ma una donna deve essere davvero molto motivata per investire tempo ed energia sull’apertura di un uomo chiuso. Non è un lavoro facile, ed è gramo.

 

Un uomo che sta facendo l’amore è un uomo che propone e risponde e propone e risponde. Si tratta di un discorso che si crea e si crea in due. E’ una meraviglia condivisa. Che si scopre e si crea a poco a poco. È stare bene insieme. Non ci sono regole. Né tabù. Non è di divieti che si sta parlando, non è di bon ton, di convinzioni o convenzioni. Stiamo parlando di altro. Di ben altro.

Ogni persona è diversa e ogni persona sta bene in modo diverso. L’unica educazione, l’unica etichetta richiesta è esserci e essere in due, essere in contatto intimo e autentico con l’altro.
Questo e solo questo assicura, garantisce, il successo, l’amore.

Come nella vita, si va incontro all’altro, senza sapere che cosa ci aspetta, cosa o come fare.
Si è semplicemente in un posto bellissimo. Insieme.

 

 

 

Un uomo che non sa fare l’amore lo si lascia.
Vuoi essere Tu il prossimo?
Sex education today across the world:

 

 

*****
Scopri “C’è Vita sul Pianeta“, il mio ultimo romanzo.

Due idioti geniali
inciampano nell’amore,
spaccano l’incantesimo del destino
e si ritrovano faccia a faccia con se stessi.

 

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Un amore (quasi) normale

Un amore (quasi) normale 905 510 Silvia Pedri

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Se mi chiedessero “dove hai incontrato Dio” risponderei tra le sue braccia.

Non che non abbia visto Dio anche altrove, in uno spettacolo inaspettato che mi ha rapito, in una musica intensa e sublime che mi ha inondato, allargato e ha preso possesso di me. Ma le sue braccia erano un’altra cosa.
La sua pelle.
La prima volta che lo accarezzai, abbracciati, al buio, le mie mani creavano forma. In quel momento non avrei avuto idea di che forma avesse il suo corpo. Per le mie mani era una forma bellissima, la cosa più bella che avessero mai toccato, plasmato, assaporato. Era la bellezza che sentivano e gridavano loro, cieca, totale, la meraviglia assoluta di un viaggio senza limiti e confini.

La prima volta che ci incontrammo, per caso, presso un amico in comune, mi fu completamente indifferente. Scambiai due parole, e per gentilezza lo salutai. L’unica cosa che pensai fu: “Almeno ha un buon odore.”
E il pensiero non mi sconvolse certo.

La seconda volta che ci incontrammo, per mia curiosità, per la scimmia di conoscerlo perché sembrava un tipo normale ma non lo era, l’unica cosa che pensai fu: “Almeno mi ha portato in un posto carino.”
Vabbè, buon per lui che nel complesso non era normale ma non era certo neanche niente di speciale.

Ma poi uscendo dal locale, mentre facevamo quattro passi per raggiungere la macchina, pensai: “Ecco non ce la farò neanche sta volta. Sarà come l’ultima volta. Come tutte le volte. Passeggeremo. Passeggeremo. E non faremo niente.”
L’ “ultima volta”, per la cronaca, erano i miei 14 anni. Ero rimasta ferma lì, a quel piano sequenza che girava in loop.

Ma questa volta lui aveva deciso. Io avevo deciso. E le decisioni combaciavano. Con coraggio sufficiente.

Così qualche incontro dopo scegliemmo di non resisterci.

Anche le sue mani erano bellissime. La pelle delle sue dita aveva un magnetismo talmente denso che attraversarlo per toccarla fu approdare a una nuova riva, a un nuovo continente, fu una coloratissima immersione subacquea dalla quale non riemersi più.

Non potevo sbagliare, non potevo dubitare, c’era una direzione sola, quella. Lì volevo andare. Senza alcuna ragione. Lì si affacciava senza fiato il mio senso di meraviglia.

 

Diverso tempo dopo successe una cosa incredibile. O forse normale. Fare l’amore mi scosse, fece tremare gli strati e strati delle mie emozioni congestionate, incrostate, ossidate, li smosse, li scalzò, li ribaltò. Forse non ero mai stata meglio. Forse proprio per questo dovevo lasciare andare qualcosa del mio dolore. Gli chiesi se potevo piangere. Gli diedi le istruzioni. Era un momento molto delicato, rischioso, e lo sapevo. Doveva stare fermo. Io sarei stata nelle sue braccia.

E piansi.

E poi smisi di piangere.

E solo qualche settimana più tardi mi accorsi della grandezza del momento, della grandezza del mio e del suo gesto, mi accorsi del potere della sua accoglienza e del mio abbandono, del potere della sua forza e del suo amore senza il quale non sarebbe mai potuto avvenire un momento del genere.
Non era un momento da poco considerando che all’inizio lo chiamavo Goebbles e la notte quando avevo gli incubi non si poteva avvicinare perché i miei incubi crescevano. 
E mi accorsi che all’improvviso si era realizzato un desiderio che per anni o forse decenni mi ero ripetuta, come un mantra, ogni sera prima di addormentarmi, fino a qualche anno prima, che volevo un uomo nelle cui braccia riposare, nelle cui braccia piangere.

Anche i più terribili bisogni possono essere assolti solo quando la loro urgenza si smorza.
E ora ero improvvisamente oltre quel bisogno. Oltre la paura.
Ero dentro un abbraccio che mi conteneva.

Ero a fianco a un uomo con il quale stavo bene.
Mi dirai, normale. Normale un cazzo.
Ma se questo per le persone normali è normale. Ci sto. Mi va bene una storia normale, in cui semplicemente si sta bene.

.–.–.

Successe altre volte, in seguito.
Non che piansi. Ma che traboccai. Ma avvenne anche in silenzio. Tra parole dolcissime. Tra gocce di sudore. Ma senza più lacrime.

Sentivo il cuore che ospitava una marea sempre più vasta. Che quasi traboccava. Che ondeggiava all’orlo, spumosa, densa, dolce. Forse sarebbe traboccata in lacrime. Ma aveva spazio. Ormai io avevo spazio.
Grazie a lui, a me, a noi, a poco a poco, ero cresciuta in ampiezza.
Ero cresciuta in fiducia, in piacere, in amore. Potevo permettermi tutto quello spazio.
Ero inondata dall’emozione. Un vaso di cristallo. L’emozione riempiva il cuore, lambiva la gola e le orecchie. Mi dilatava. Eppure non mi faceva male. Ero trasparente. L’emozione stava lì. Come una cosa bella.

Sono emozionata. Dissi.
Anch’io. Disse.

Sentiva ciò che sentivo io. Sicuramente lo aveva sentito. Eravamo stati una cosa sola. La percezione è oltre ogni dubbio. Non si è solo due corpi incastrati. Si è energie mischiate, fuse. I confini sfumano, poi si cancellano.

Nessuno dei due si aspettava ciò che era accaduto.
Nessuno dei due si era mai aspettato di incontrarsi, di fare l’amore, che fare l’amore sarebbe stato così. Nessuno dei due aveva mai neanche sognato, a occhi chiusi o a occhi aperti, l’altro, prima di trovarselo davanti. E dentro.

Quando quella notte mi abbracciò, il suo peso su di me aveva un sapore tutto particolare, come non avevo mai sentito prima, prima con lui e prima in vita mia, un sapore delicato e delizioso, un abbandono fiducioso, intimo, leggero e profondo. Seppi che non mi avrebbe mai lasciato. Se c’erano state delle tensioni e delle incertezze tra noi, quello era un passo che avevamo fatto senza sforzo, senza prevederlo e senza saperlo, naturalmente. Era accaduto. Ed era un passo oltre. Ed era un passo verso. Verso di noi.

 

 

Fu così che scoprii invece che Dio non a tutti è simpatico, che, per tutti, è sempre una presenza scomoda.

Io, personalmente, incontrai Dio, tra le sue braccia, e, ancora una volta, lo lasciai andare, per la sua strada. Dio torna sempre. Ha sempre accesso attraverso i miei sensi e il mio cuore. Che sia l’amore struggente per una città o per una foresta. Le vibrazioni, le note cambiano, io sono sempre pronta. No, non è vero niente che sono pronta, che sono aperta. Io sono lì. Sono davanti e dentro all’orchestra, a questo respiro di Bellezza più grande e più forte di me che mi compenetra. E ho paura. Paura di essere presa e posseduta, straziata. Sono inerme. Tento di chiudermi a volte. Ma non posso fare a meno di sentire, di esserci. L’energia penetra dentro e si amplifica.
Quella volta eravamo in due a essere amplificati, doppiamente amplificati. Non eravamo preparati. E non eravamo pronti. E non eravamo in grado. L’intensità può bruciare i condotti del sistema nervoso, dà la scossa. Non puoi sapere come reagirai quando te la troverai davanti, dentro. Non puoi sapere se la reggerai o quanto a lungo la reggerai. Come sentirai in te la sua ammaliante, avvolgente, paziente dolcezza, la pesantezza della sua leggerezza.

Non puoi realmente sapere se l’amore può crescere nel divertimento così come è nato, ridendo tra un inciampo e l’altro, andando a sbattere contro ogni angolo dell’ignoto, oppure se non è in grado di camminare neanche carponi e resta col culo per terra.

.–.–.

Non puoi saperlo. Ma puoi farlo.

Vogliamo solo essere felici.
Vogliamo solo farci felici.

Incontrarci. E resistere nella Bellezza. Nella Normalità (o quasi).

*****
Scopri “C’è Vita sul Pianeta“, il mio ultimo romanzo.

Due idioti geniali
inciampano nell’amore,
spaccano l’incantesimo del destino
e si ritrovano faccia a faccia con se stessi.

 

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Fatti più in là

Fatti più in là 1200 671 Silvia Pedri

Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono il dolore delle spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali: il freddo e il dolore. Tutto questo durò finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.”
(Arthur Schopenhauer)

 

Non ti stupirà sapere che Schopenhauer non era un tipo allegrissimo. È uno dei più importanti filosofi del XX secolo, ma la sua filosofia verte intorno al concetto che la Vita è un pendolo che oscilla tra Noia e Dolore. Suvvìa, ragazzo, si può fare meglio. Cerchiamo di cavare fuori dalle nostre riflessioni ed esperienze qualcosa di più costruttivo!

Certamente, devo riconoscere, questa storiella dei porcospini ci mette di fronte a qualcosa di reale e spinoso per tutti gli esseri umani.
Esiste una distanza giusta? Come capirla? Come comunicarla? Come farla accettare?
Quando è che l’elastico della libertà, a forza di essere tirato, fa vibrare il panico dell’abbandono?
Cosa chiedere al partner e cosa pretendere da una relazione affinché si sia uniti ma non l’uno in possesso dell’altro?

Controllo e possesso non credo piacciano a nessuno né portino salute a nessuna coppia. Non credo siano viatici per il Futuro, per l’amore, per la crescita personale a cui tutti noi aspiriamo.
Forse una risposta sui patti che si potrebbero e dovrebbero stilare nel formalizzare una relazione ce l’ho. O forse no. Valuterai tu. Ma il mio pensiero è questo: non si possono stilare patti, non si può formalizzare una relazione, non si può chiedere nulla al partner né pretendere nulla dalla relazione.

Non c’è possesso e non c’è controllo. Sto con te perché mi piaci. Sto con te perché sei il migliore. Se fossi un ripiego mi staresti antipatico e mi opprimeresti e non ci starei. Prendo atto della situazione. Rendo palese questo fatto. Io ci sono. Ti valorizzo e mi sento valorizzata/o. Si aprano le Danze!
Non posso fare promesse, non posso prevedere il futuro. Posso avere fantasie, ma a chi interessano!? Non interessano nemmeno a me che le produco. Non servono se non a giocare, a fare esperimenti ipotetici. Che cosa invece diventeremo è più grande di noi, non è visibile da dove stiamo ora.
Di fatto, siamo pronti a tutto.
Come siamo sempre stati.
Si costruisce la relazione giorno per giorno a partire da quello che c’è e che ci piace, da quello che siamo.
Si custodisce la relazione in base alle nostre capacità e aspirazioni del momento, grazie al rispetto che portiamo a noi stessi e all’altro, grazie al rispetto che portiamo alla Felicità.
E ogni modo è lecito perché ogni persona è diversa e ogni coppia ha equilibri diversi!

Panico di abbandono? Sicuramente. Ma peggio per te che lo provi. Potresti anche evitare.
Non ne hai alcun diritto. Non sei più un bambino, a meno che tu che leggi non abbia meno di 10 anni.
Non ne hai alcun motivo. Sei il migliore e stai con chi tu consideri il migliore. State bene insieme. Lasciati vivere in pace!

La questione della distanza è, dicevamo, più spinosetta, tanto più in estate che fa caldo e appiccicati si suda pure copiosamente. È spinoso perché divide, in pratica, le persone in due categorie, diciamo, per semplificare: gli invasi e gli abbandonati.

Gli invasi sono coloro che, per imprinting infantile, hanno sofferto traumi da invasione, tutte le varie ed eventuali degli abusi e delle manipolazioni. Gli invasi hanno bisogno della sicurezza che dà loro lo spazio e il controllo. Hanno paura del contatto e hanno inesperienza di una relazione serena ed equilibrata, il più delle volte hanno inesperienza di una relazione qualsivoglia. Tutto fa loro male o mette loro paura. più di tutto hanno paura di essere braccati, di trovarsi in pericolo e di non potere salvarsi.

Gli abbandonati sono coloro che, per imprinting infantile, hanno sofferto traumi da abbandono. Gli abbandonati soffrono sempre il freddo e in genere non si capacitano che esistano persone tanto fredde intorno a loro. Non capiscono perché dell’amore non possono ricevere che le briciole.

Ebbene sì… questo succede.
Succede appunto che, dovendo ciascuna categoria imparare chi è, per sperimentarlo e capirlo normalmente si interfaccia con la categoria opposta e ne viene tormentata in ogni modo possibile.
Gli abbandonati muoiono di freddo e gli invasi danno fuori di testa e scappano. A volte si scappa perfino per la paura stessa dell’abbandono. Ci si mantiene freddi… O ci si infiamma per un nonnulla…
Si aprano i Giochi!


Ovviamente, esistono anche le categorie miste. Che se ne rendano conto o meno, gli “invasi” hanno bisogno di molto calore, proprio per guarire dalle loro ferite. A volte, semplicemente, non se lo possono permettere.  Gli “abbandonati”, a volte, temono le invasioni in quanto anche loro sono stati oggetto di comportamenti manipolatori o pressanti o oppressivi…

Si capisce che la questione della vicinanza e condivisione è del tutto soggettiva.

Irrisolvibile. Non c’è soluzione, nemmeno una soluzione con casistiche declinabili per le diverse esigenze…  Non può essere risolta. Come molte questioni, può essere solo trascesa, oltrepassata.

La soluzione è andare oltre.

Ecco come.

  1. Osservati e prendi coscienza di chi sei e che cosa fai e di che cosa hai bisogno. Hai diritto di avere bisogni e di pretendere che la vita te li colmi. Hai dovere di provvedervi, in prima persona, con costanza, lucidità, amore e determinazione. Tanto più quando questi bisogni sono contraddittori.
  2. Sii te stesso, nel modo più umile, consapevole e libero possibile. Non sei né bello né brutto. Hai molto da imparare, come tutti i viventi. Hai anche molto da essere. Per essere felice domani puoi iniziare con l’essere felice oggi, modestamente, passetto dopo passetto, essendo fedele a te stesso, momento dopo momento. Dandoti e dando calore, dandoti e dando libertà.
  3. Conosci i tuoi limiti.
  4. Dimenticati dei tuoi limiti. Non sei vittima di nessuno, nemmeno del tuo karma. La tua anima ha scelto un percorso di apprendimento intenso e, sì, spinoso, e sì, laborioso. È quello che è. Ringraziala.
  5. Stai aperto. È vero che attrai sempre ciò che ti somiglia o ti mette di fronte alle tue ferite. Ma è vero anche che si evolve ogni giorno e ogni giorno si è diversi. Potrebbero capitarti anche cose un po’ diverse dal solito, ogni tanto. Più divertenti, più entusiasmanti, più dolci… diverse, sì, perfino un po’ meglio. =D Non puoi permetterti di ragionare attraverso i tuoi ricordi. Non sei il tuo passato. Sei un individuo in evoluzione. Sei un presente in continuo mutamento. Questo è quello che io sono e che mi auguro che anche tu sia. Se sei mio lettore, non puoi fare a meno di esserlo. Stiamo andando, insieme, verso il Futuro.


Se creerai in te una armonia tra i tuoi bisogni di distanza e i tuoi bisogni di vicinanza, troverai fuori di te la medesima armonia.
E la questione non si pone più.

Bada bene, non è una armonia statica. La questione non si risolve. Non si risolve con un logaritmo. Non si risolve nel trovare il numero della sezione aurea del tuo modo di amare.
L’armonia contiene opposti. Perciò oscilla, è elastica, fluida.
Contempla sia il tuo bisogno di calore, di ricevere e di dare calore sia il tuo bisogno di spazio e di libertà.
C’è un tempo e un modo per tutto, per stare vicini, intimi, trasparenti, affettuosi, romantici… e per stare liberi di muoversi e di decidere autonomamente.

 

Può esserci una relazione tra due individui completi e integri?

Deve.

Può.

Può. Se ognuno degli individui è individualista ma anche no. Se ognuno mette se stesso al centro dei propri bisogni, dei propri interessi e della propria consapevolezza. E con la stessa onestà con cui guarda se stesso guarda all’altro. Anche l’altro fa parte di lui. Una parte talmente integrante che da quella parte dipende tanta della sua felicità e realizzazione personale. Perciò ha la massima cura dell’altro e del rapporto, la medesima cura che ha per se stesso. 

Chi è in pace con le varie parti di sé troverà situazioni esterne pacifiche.
Chi riesce a intraprendere la magia dell’alchimia interiore troverà occasioni sempre più sorprendenti per proseguire questo cammino, anche grazie alla sinergia con un’altra persona.

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Un amore primordiale

Un amore primordiale 843 534 Silvia Pedri

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Non puoi sapere come hai fatto. Come si fa. L’hai fatto. E tanto basta.
E così si fa sempre.

È un vortice che mi trascina, tirandomi dal cuore. Il vortice è lui, il suo cuore come un buco nero che viene alla luce, una voragine, una vertigine, un vuoto affamato che si apre e mi assorbe completamente. La mia voglia di darmi a lui precipita dentro di lui, magnetizzata, arroventata. La mia presenza è totale, amplificata e concentrata, e così la sua. Mi prende e mi lascio prendere e fluisco interamente.

Sfiorare leccare mordere stringere la sua pelle, aderirvi, è come stare sul limitare di un abisso e caderci dentro.

Celebri il fuori solo perché sei già dentro. Quel dentro lo ami, quel dentro sei tu. Ed è l’infinito mistero, l’infinito lontano, l’infinito tutto. Non c’è parte di me che non fosse nell’infinito, in lui.

Mi prende in tanti modi, in modi che mi fanno urlare e anche in alcuni che non mi fanno sentire niente. E questi ultimi mi piacciono ancora di più. Mi tiene a sé, si nutre di me. Io sono lì per lui. E quell’atto eucaristico, della mia carne per la sua, per il suo piacere, per lui, mi sembra la cosa più giusta e dolce, il mio abbraccio d’amore. Qualcuno potrebbe dire che fossi usata eppure per me era un momento di godimento, non sensuale ma sentimentale, a me arrivavano onde di dolcezza, la dolcezza del mio amore e la dolcezza del suo piacere, del suo piacere per amore, per intimità, per sesso, la dolcezza di essere lì, di creare amore e piacere, per lui.
 

 

Viene diverse volte, lentamente, mugolando a lungo, dicendo amore mio. Tutti gli uomini amano nel momento dell’orgasmo e poco prima. Sono gli ormoni. Ossitocina e quella roba lì, il senso di appartenenza, di possesso, di unità con la loro preda. Poi ti prendono e gli passa.
Lui invece si intreccia a me, si fa abbracciare, accarezzare i capelli e continua a mugolare come se il piacere fosse inarrestabile, mutasse forma e natura ma non avesse alcuna ragione per calare, si inoltrasse ovunque, sotto la pelle, dentro e fuori di noi e fluisse e rifluisse insieme al nostro respiro. Il nostro respiro è il nostro odore, la consistenza della nostra pelle, le nostre mani calme e presenti, il nostro tocco, delicato e denso. Sussulta, sospira, si abbandona e gode come se non fosse mai stato abbracciato. Rare volte l’Universo si è sentito più al posto giusto, ha esultato di più, nella sua infinita Bellezza.

Mugola rumorosamente, insieme a me, mentre mi accarezza, in tutto il corpo, per farmi venire. Forse gli dà piacere il mio piacere, forse lui stesso è preso da questa meraviglia, dalla magia di una dolcezza diffusa, da questa confusione, da questa fusione.

E quando a mia volta entro dentro di lui, dentro al suo torace, e nascondo la testa nel suo petto, continua ad avvolgermi e geme e sospira, rinnova il suo piacere sentendomi dentro, sua, forse delicata, forse piccola, forse semplicemente dolce, presente, amante, donna, nell’unico posto possibile al mondo, tra le sue braccia. Questa unicità è piacere, il suo piacere, il mio piacere.
E in quell’abbraccio avvolgente e rumoroso io respiro per la prima volta. Mi sento per la prima volta vista, compresa, contenuta, amata, benvenuta, gradita. Così forse ti abbracciano le mamme, durante il travaglio in modo rumoroso, e, dopo, in modo accogliente e con la gratitudine in petto. Ti tengono con la certezza di essere lì, insieme, e di condividere una beatitudine nuova, una pace, una gioia, una nascita nuova. Io come ho fatto a nascere? Come ho fatto a nascere orfana? orfana da prima del concepimento… Ma in quel momento non me lo chiedo. In quel momento, sono. Sono un’altra, sono nuova. Sono come non ero mai stata. Sono io. Sono con lui. Sono nata, da me stessa, da noi, da lui.

Avrei ricordato quei momenti, per tutti i mesi a venire, fino a quando lo rividi.
La sofficità dei suoi capelli arabi nel palmo della mia mano destra sarebbe stata un’ancora di immediato benessere, ristoro e sazietà. Altroché pnl e giochini linguistico-immaginativi. Io avevo il mio tesoro registrato nelle cellule. E quell’abbraccio, quella sovrana accoglienza, mi avrebbe protetto da qualsiasi dolore stress o pericolo. Era lì. Era in me. Era esistito. Esisteva. Esistevo io.
In questa terra primordiale, in questa città così lontana, al lato opposto del mondo, così femminile, curiosa, generosa, empatica, nel cuore e nel corpo di un uomo così virile e così pieno d’amore da diventare femminile, io avevo trovato il mio diritto all’esistenza.

 

*****
Questo blog post è tratto da “C’è Vita sul Pianeta“, il mio ultimo romanzo.

Due idioti geniali inciampano nell’amore,
spaccano l’incantesimo del destino
e si ritrovano faccia a faccia con se stessi.

 

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Coltiva la Forza e avrai l’Amore

Coltiva la Forza e avrai l’Amore 2550 1159 Silvia Pedri

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A me è capitato spesso. Alcune storie d’amore non sono storie. Solo amore.
Non sono mai iniziate. Amore trasudava da tutti i pori, da entrambe le parti. Eppure niente. Amore era incapace di muoverci.

Dove c’è amore non c’è paura, si dice. Ma posso testimoniare che Paura esiste. Ha eserciti forti. Ha infiltrati, traditori, calunniatori, spie paranoiche e schizofreniche. Ha roccaforti indistruttibili. E nella lotta tra Bene e Male, non sempre il Bene vince.
Sulle lunghe distanze vince sempre, ma una vita terrena è una distanza tanto breve a volte!

Amore arroventa il territorio. E Paura lo mantiene arido. Amore fa cadere la pioggia. E Paura la trasforma in lacrime. Amore non capisce che motivo c’è di soffrire.
Amore ha tutta la Luce il Calore il Potere del mondo e la felicità in mano. La guarigione totale, basta dire sì. A poco a poco ma sì. Ma certo che sì. Come potrebbe essere altrimenti! Basta dire “Beh senti Amore chiama non è che punto i piedi, vado… mi attira…””
Seguo ciò che non è possibile ignorare, che non è possibile non desiderare. Come è naturale. Come farebbe un bambino. Amore è un gioco irresistibile.
Ma niente. È una discussione tra imbecilli. Vince il più stupido, il più ottuso e ostinato. Vince chi non ce la fa, e resta lì. 

Non basta sentire, non basta nemmeno essere consapevoli. Non basta soffrire. Non basta volere smettere di soffrire.

Serve Coraggio.
Non basta empatia, sintonia, non basta nemmeno la certezza dell’amore che c’è, di quello che è, che solo il cuore può avere. Serve Coraggio, una ampiezza di cuore (cor-aggio) che ci permette di muoverci, che ci dà la spinta e la direzione per andare al di là di noi. Serve quella precisa funzione del cuore, che ci consente di espanderci. E coraggio non c’è.
E allora non si può.

Del resto, come si potrebbe… Ma dove vuoi andare!? Saresti poi in grado di vivere qualcosa di nuovo, di bello, intenso, totale, vero, rivoluzionario!? Di vivere? Di vivere “Qualcosa”? O di rischiare che sia solo qualcosa? Assolutamente no. Non sei in grado. E allora davvero, meglio che stai lì. Per te è naturale così. Il flusso naturale delle energie è necessario che rimanga bloccato.

Il Destino ti ha svegliato, e ci voleva. Ma sveglio non puoi stare. Devi tornare a dormire, recuperare le forze, ritrovare le forze, trovare Forza.

Non che il tuo partner, potenziale partner, quello che si lamenta per intenderci, sia in una situazione tanto diversa. Non sarebbe rimasto incastrato con te. Non ti avrebbe nemmeno intercettato. Quanti tesori esistono al mondo che non vediamo, semplicemente perché al momento non ci appartengono, non ci corrispondono! E se vi amate così follemente e disperatamente e stupidamente è perché vi riconoscete l’uno nell’altro. E l’uno grazie all’altro vi conoscete e imparate che cos’è l’amore. E come si fa.
Imparate fino a un certo punto. Fino a che si può.

E allora che fare!? Non abbiamo coraggio. Abbiamo solo forme pensiero, convinzioni limitanti, ferite, paranoie. Siamo nei nostri loop. E ci stiamo. Chiusi lì dentro. Il nostro mondo è il nostro crogiolo, le prove all’interno delle quali maturiamo, a fuoco lento…

A poco a poco ne usciremo. Con cose piccole, con le cose che ci possiamo permettere. Se abbiamo paura o siamo fragili e insicuri o pieni di spaventosi ricordi, prima di fare qualsiasi cosa abbiamo bisogno di rassicurarci, di trovare protezione, sicurezza, conferme, punti di riposo e punti di ristoro.
Il bisogno è un diritto.

Se non abbiamo forze non possiamo avere coraggio e senza coraggio non possiamo andare da nessuna parte. E allora non resta che coltivare la Forza.
Non resta che esplorare piano piano, fare le cose che ci fanno bene. Osservarci, rispettarci, stimolarci con dolcezza e nutrirci con attenzione e generosità.
E non smettere mai di andare oltre, di cercare e trovare risorse. 

Piano piano significa graduale. Tutto ciò che è solido e vero in natura cresce con gradualità.
A poco a poco richiede pazienza, ma esige speranza.
La crescita avviene a una sola condizione, grazie alla certezza che farci del bene ci porterà del bene e che quella è la Via, per noi per tutti, in ogni tempo e in ogni luogo.
La meta è infinita e le tante tappe del cammino, dal punto di vista de nostro piccolo io pellegrino sono imprevedibili. La via è spesso impervia e molto dolorosa. Eppure, posso testimoniare, alla fine scivola spedita sotto i piedi, sempre più spedita, al di là di ogni aspettativa, in proporzione all’energia, alla Forza e al coraggio che abbiamo a disposizione… 

E tu? Come coltivi la tua Forza!?

Coltiva la tua Forza e il tuo mondo maturerà davanti ai tuoi occhi.

 

Lioness is the way out from loneliness.

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